Date ai bambini il loro (My)space

Non conoscono una vita senza internet e cellulare. Il computer è parte integrante del loro mondo. Sono i bambini della Net generation, con i quali occorre imparare a comunicare.

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di Alessia Altavilla

Usano il termine di Net Generation gli esperti americani quando vogliono riferirsi alla generazione nata e cresciuta con internet e cellulare.
Si tratta di bambini e adolescenti che qui da noi hanno visto la luce dopo gli anni Novanta (nei paesi anglosassoni questa data è anticipata agli inizi degli anni Ottanta) e che, in vari modi, da quando sono nati, vivono “connessi”.


Non è fantascienza. Per quanto, infatti, i genitori si sforzino di tenere i loro figli lontani dalla tecnologia (ma è giusto farlo? Ha, davvero, senso?), questi bimbi non considerano gli strumenti tecnologici come “un di più”, ma semplicemente come parte integrante della loro vita. Hanno, nei confronti della tecnologia, un atteggiamento decisamente diverso da quello degli adulti. Per loro è la normalità. L’unica che conoscono.
Per questi bambini, per esempio, le fotografie sono sempre state digitali, la musica può essere ascoltata tramite un lettore mp3 o, per i meno evoluti, attraverso un lettore cd, il cellulare è l’unico strumento per comunicare quando si è fuori di casa (provate a chiedere ai vostri figli se hanno mai visto una cabina telefonica o una carta telefonica, di quelle che si usavano, sembra, secoli fa e che avevano preso il posto dei gettoni e delle 200£) e il computer è un elettrodomestico come tanti, né più né meno di un frigorifero, della lavatrice, del televisore.

Il gap generazionale tra questi ragazzini ipertecnologici e i loro genitori spesso è molto più profondo di quello che finora si sia mai verificato tra una generazione e l’altra. E dal momento che l’evoluzione tecnologica sembra seguire una curva ascendente ripidissima, la distanza tra i giovanissimi e gli adulti sarà sempre più marcata e netta.


Non è un caso, quindi, che paesi quali Stati Uniti o Giappone, dove questa realtà è decisamente molto più incisiva e forte che qui da noi, si interroghino da anni sul modo corretto di rapportarsi e comunicare con la Net Generation, cercando di aiutare in questo senso con consigli e suggerimenti le famiglie, gli insegnanti, gli educatori e tutti coloro che hanno a che fare con questi bambini del futuro.

A questo proposito, sebbene in Italia il libro non sia ancora stato pubblicato (ma è acquistabile on line, per chi conosce l’inglese, dal sito Amazon.com), è recentemente uscito un testo di Larry Rosen, professore di psicologia presso la California State University ed esperto di nuove tecnologie, dal titolo significativo Me, MySpace and I: Parenting the Net Generation, che si pone come una sorta di compendio per i genitori per aiutarli a comunicare con i loro figli internauti fornendo anche qualche indicazione sul modo di utilizzare i social network con i figli.

Secondo il professor Larry Rosen la più profonda differenza tra i bambini e gli adolescenti di oggi e quelli di una volta è il modo in cui i primi si rapportano con il mondo esterno e le incredibili possibilità che sono offerte loro di confrontarsi e scambiarsi idee e opinioni. Abituata, infatti, a utilizzare una comunicazione che non ha confini né ostacoli fisici da superare, la Net Generation vede il mondo come mondo sociale e non necessita di uno spazio (reale) per socializzare (non è un caso, infatti, che i bimbi e i teenagers di oggi trascorrano in casa la maggior parte del loro tempo).
Velocità e immediatezza sono parole chiavi del loro agire (basti pensare alla grandissima diffusione di chat e sms nelle modalità di comunicazione dei ragazzini) e questo li porta a essere meno pazienti e più tesi. In taluni casi, anche più superficiali.
Dal momento, però, che chiunque, ovunque si trovi, può per loro diventare un interlocutore, la Net Generation ha, rispetto alla generazione passata, maggiori possibilità di scambio e confronto, riuscendo ad esprimere pensieri e sensazioni che una volta venivano tenuti segreti. Se, quindi, la famiglia e la scuola svolgono un buon lavoro educativo, incoraggiando e stimolando il bambino e supportandolo nelle sue scelte di tutti i giorni (scelte reali, vita reale), questi troverà in internet (e nei social network) un ulteriore terreno di scambio in cui mettere in gioco la sua personalità.

Secondo Larry Rosen, quindi, il compito dei genitori non dovrebbe essere quello di impedire l’utilizzo e la conoscenza dei mezzi tecnologici, ma quello di aiutare il bambino e il ragazzo a trovare interessi e stimoli al di fuori di essi, nella quotidianità di tutti i giorni, utilizzando, poi, il computer e i social network come mezzi di supporto a una vita già di suo piena e intensa. Insomma, insegnare ai più piccoli a non subire la tecnologia, a non diventarne schiavi.
Larry Rosen consiglia, perciò, alle mamme e ai papà di non avere un atteggiamento negativo a priori, ma di farsi coinvolgere nelle esperienze virtuali dei figli anche attraverso domande dirette, condividendo il medesimo interesse.
Ciò, ovviamente, non significa libertà assoluta. Bambini e ragazzi devono avere dei limiti (per esempio, dice Rosen, sarebbe meglio evitare di mettere il computer nella stanza del bimbo o dell’adolescente e bisognerebbe imporre loro delle regole di utilizzo) e devono conoscere quelli che sono i rischi che la rete e la tecnologia comportano e i limiti che le caratterizzano (incontrare un compagno per una chiacchierata a quattr’occhi è sicuramente meglio che trascorrere il pomeriggio inviandogli sms!).
 

I bambini di oggi sono i primi a essere nati in un mondo tecnologico. Fino a 5/10 anni fa nessuno aveva mai sentito parlare di Ipod, Social Network, Smart Phone
Myspace, Facebook, Linkedin, Flickr…. sono universi sconosciuti per moltissimi adulti. Per i piccoli nati negli ultimi anni, però, sono e saranno una realtà, come 40 anni fa lo è stata la televisione. Per quanto, quindi, vi sforziate di tenerli lontani dai mezzi tecnologici, non riuscirete a fermare il progresso. Questo sfonderà le vostre porte e i vostri figli saranno lì ad aspettarlo. Ciò che davvero conta, è che siano pronti ad accoglierlo nel modo migliore.
Con la televisione sono stati commessi degli errori. E la TV da semplice strumento, tutto sommato utile, a un certo punto è diventata un mostro. Sarebbe auspicabile che non accada lo stesso con internet & co.

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