Allergie respiratorie

Le allergie sono una reazione eccessiva dell’organismo di fronte ad agenti esterni riconosciuti come nemici.

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Sono gli allergeni i veri responsabili dell’insorgenza di malattie allergiche, corpi estranei di diversa natura che vengono a contatto con l’organismo provocando, nei soggetti predisposti, una reazione del sistema immunitario che reagisce producendo anticorpi chiamati immunoglobuline E (IgE). Tra i più comuni i pollini, gli acari della polvere, il pelo degli animali domestici, le muffe…
Le allergie da polline, che si manifestano normalmente con riniti (quando l’organo interessato è il naso), congiuntiviti (se sono coinvolti gli occhi), asma (la forma più grave e meno diffusa che riguarda i bronchi), si chiamano pollinosi e raggiungono il culmine in primavera quando la loro concentrazione aerea è più alta.



La stagionalità delle allergie, però, varia da regione a regione e dipende dalla fioritura della specie erbacea che le provoca (tra le più comuni, le graminacee selvatiche, l’olivo, il faggio, l’ontano...). Ultimamente, sono stati osservati casi di pollini precoci (quelli di betulla) che si manifestano nel periodo compreso tra gennaio e aprile ed episodi estivi legati alla fioritura di piante quali la parietaria o l’ambrosia.
Un mito sfatare… (box)

La credenza popolare vuole che la causa principale delle allergie primaverili sia la presenza nell’aria dei piumini che si staccano dai pioppi. È falso! I veri responsabili, infatti, sono i pollini presenti in questo periodo in elevata quantità.

COME SI DIAGNOSTICANO?
Le allergie possono manifestarsi in qualunque momento della vita, ma colpiscono maggiormente i figli di genitori allergici (la predisposizione all’allergia è, infatti, ereditaria). La diagnosi viene effettuata attraverso test specifici praticati in strutture ospedaliere o laboratori privati che servono per confermare o smentire quella effettuata dal medico in base ai sintomi. Questi esami, infatti, sono in grado di identificare con uno scarto di errore minimo gli allergeni responsabili.
  • Il prick test, indicato a tutte le età, è una prova cutanea che, in una sola seduta, testa tutti gli allergeni scelti dall’allergologo. Dopo aver applicato sulla pelle una goccia dell’agente allergizzante che si vuole testare, vi si fa passare attraverso un ago e si pratica una piccola puntura sulla cute. Nel giro di qualche minuto, se il soggetto è sensibile all’allergene iniettato, si produrrà un rigonfiamento che raggiungerà il massimo dopo circa una quindicina di minuti tendendo a scomparire nell’arco di qualche ora. La dimensione finale della protuberanza stabilisce il grado di sensibilizzazione nei confronti di quel particolare allergene.
  • Il RAST test è un esame del sangue finalizzato a rintracciare gli IgE e viene effettuato nei casi in cui il prick test non sia praticabile (per esempio, se il paziente ha assunto antistaminici che mascherano la reazione allergica).
  • Il test di provocazione viene eseguito in casi molto rari quando vi è discordanza tra i sintomi e i risultati del test. Gli allergeni vengono fatti direttamente inalare al paziente nei test di provocazione nasale o bronchiale; depositati nell’occhio in caso di test congiuntiveli; somministrati per os (ossia per bocca) in caso di sospetta allergia alimentare.

Da sapere: in caso di possibile predisposizione ereditaria all’allergia del bambino (se, quindi, anche mamma o papà ne soffrono), quest’ultimo va sottoposto ai test al momento dello svezzamento, per rintracciare possibili allergie alimentari innanzitutto, e poi altre forme allergiche legate ai bronchi o al naso, agli occhi, alla cute.

PRECAUZIONI E CURE
Ovviamente, essendo diverse le forme allergiche, non esiste una cura univoca per contrastarle né un unico provvedimento da prendere per impedirne l’insorgenza. Scontato dire che il primo passo da compiere dopo aver stabilito qual è l’allergene che provoca la reazione, è tenere lontano, per quanto possibile, il paziente dallo stesso.
Nel caso di allergia ai pollini il discorso si fa più complicato. Esistono, comunque, dei piccoli accorgimenti che possono essere presi per alleviare i sintomi o evitare lo scatenamento della reazione:

  • limitare le escursioni all’aperto e le gite in campagna durante la stagione pollinica e questo soprattutto in caso di giornate secche e ventose o dopo un temporale;
  • limitare l’apertura delle finestre nelle ore serali quando la presenza di pollini nell’aria è maggiore;
  • cambiare spesso i filtri di ventilazione dell’automobile e quelli degli impianti di condizionamento dell’aria che possono diventare ricettacoli attraverso i quali i pollini si propagano negli ambienti chiusi (macchina, casa…);
  • controllare, prima di qualsiasi viaggio o partenza, la mappa stagionale pollinica ricordando che nelle località marine, generalmente, la presenza di pollini è inferiore;
  • eliminare il fumo da sigaretta, soprattutto se l’allergia si manifesta sotto forma asmatica.

Dal punto di vista farmacologico, diverse sono le terapie che possono essere intraprese: anche per i bimbi più piccini la scelta è duplice: possono, infatti, essere affidati alla medicina tradizionale (antistaminici, broncodilatatori, medicinali a base di cortisone…) oppure alle cure omeopatiche.

ALLATTAMENTO AL SENO SE…
Nel caso in cui la mamma soffra di allergia, l’allattamento al seno è particolarmente consigliato. Attraverso il suo latte, infatti, può trasmettere al neonato gli anticorpi in grado di neutralizzare gli allergeni che causano la specifica forma allergica di cui lei soffre. In questo modo il piccolo viene protetto dal rischio di ammalarsi.
 

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