Diventare indipendenti

Sono i genitori a dover responsabilizzare i figli insegnando loro a essere persone indipendenti.

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La famiglia costituisce per un bambino il centro focale del suo mondo e l'ala protettiva sotto la quale cercare al riparo da ogni pericolo e da qualsiasi forma di confronto. Nonostante questo, quasi tutti i bambini sono contemporaneamente attratti dal mondo esterno, da ciò che sta loro intorno, dalle continue sollecitazioni di amici e compagni. Questa duplice natura li porta, da un lato a chiudersi nell'ambito familiare con un atteggiamento quasi di timore nei confronti di tutto quello che sta al di fuori di esso, dall'altro a manifestare una spiccata curiosità per gli altri e per ciò che va oltre la famiglia. Così, può capitare che, nel momento in cui si trovano a dover scegliere tra la mamma e il papà e il mondo (per esempio, nel caso in cui ricevano un invito per trascorrere un paio di giorni fuori casa in compagnia dell'amico/a del cuore, o in occasione di una gita scolastica...), i piccoli siano combattuti e titubanti, soprattutto i bambini più introversi o quelli cresciuti in un ambiente protettivo, i cosiddetti 'mammoni'. Spesso, in questi casi, i bimbi optano, sebbene a malincuore, per la sicurezza della famiglia, rinunciando a qualcosa alla quale, probabilmente, tengono molto.
In parte, responsabili di questo comportamento sono proprio i genitori, che per eccessivo zelo, per paure ingiustificate o, più semplicemente, per evitare sensi di colpa da 'abbandono', non hanno abituato i propri figli ad essere autonomi e a cercare una loro strada da soli, aldilà della famiglia.


Il consiglio degli psicologi è quello di insegnare e aiutare i bambini a trovare una loro strada e un loro ruolo nella società di cui fanno parte autonomamente, sganciandosi dalle pressioni familiari e dalla ricerca della protezione offerta loro da mamma e papà. Senza forzarli e senza mettere in evidenza le loro paure, i genitori dovrebbero insegnare ai piccoli la differenza tra il sostegno, che avranno sempre, da parte della famiglia e la presenza costante di quest'ultima nella loro vita. Inoltre, dovrebbero incoraggiare la ricerca del piccolo della propria autonomia e della propria personalità. Quindi, sì ad un atteggiamento e ad un'edcazione che favoriscono il contatto con gli altri anche quando questo comporta una breve separazione o un momentaneo distacco: far trascorrere qualche giorno fuori casa al bambino significa dargli fiducia e investirlo della responsabilità di badare a se stesso ma, soprattutto, significa favorire la sua autonomia di essere umano.
Se, quindi, il bimbo manifesta il desiderio di passare la notte dal compagno di classe (dopo essersi accertati che la famiglia presso la quale sarà ospite è affidabile), opuure di partire per un viaggio organizzato dalla scuola o da qualsiasi assoccciazione faccia parte, l'atteggiamento corretto da tenere sarebbe quello di fomentare il desiderio mettendo in luce quelli che sono gli aspetti positivi della cosa e facendo, comunque, capire al piccolo che in qualunque momento può tornare a casa o chiamare mamma e papà in soccorso.
Un comportamento iper protettivo, infatti, bloccherebbe lo slancio del bimbo e lo farebbe piombare in una crisi da scelta che si concretizzerebbe in un rifiuto dell'iniziativa.



  • Commento inserito da morgana il 29 giugno 2010 alle ore 14:45

    è facile dare indipendenza ai figli quando si hanno nonni o amici che te li possono staccare un pò mio figlio di 7 anni stà iniziando ora ad andare in gita oppure a casa di qualche amichetto perchè prima era sempre con me e mio marito non potendo fare diverso certo a confronto a dei suoi amici eè meno indipendente ma non stupido.

  • Commento inserito da ROBERTA il 26 febbraio 2010 alle ore 16:12

    IL MIO BIMBO DI 6 ANNI DA QUANDO NE AVEVA 3 VA TUTTE LE ESTATI VA AL MARE CON I NONNI PER 15 GIORNI. STA BENE SI DIVERTE E QUANDO CI VEDIAMO SIAMO TUTTI FELICISSIMI

  • Commento inserito da Paola il 1 ottobre 2009 alle ore 11:19

    La mia bimba di quasi 10 anni ogni tanto va via con gli scout.
    Vi assicuro che per me è dura, MOLTO DURA, però lo nascondo perchè lei si diverte molto e ogni volta la trovo un pò più cresciuta.
    Soffro in silenzio.
    Forza mamme.

  • Commento inserito da elena il 14 giugno 2009 alle ore 16:46

    ciao genitori,la mia esperienza con mio figlio di 9anni partito per 6giorni con il gruppo scout,mi trova daccordo con quanto scritto nell'articolo,il distacco e stato doloroso ma utile per entrambi.Un'esperienza da consigliare per la stima che il bambino acquista inse stesso.

  • Commento inserito da christine il 7 marzo 2009 alle ore 19:09

    mia figlia di otto anni e mezzo è partita ieri mattina con la sua squadra di nuoto,è l'unica bambina gli altri partecipanti hanno un 'età compresa tra i 12 e i 40 anni,per la germania,per un gemellaggio con germania e ungheria,è ospite presso una famiglia con due bambine di 11 e 13 anni,non parla tedesco,ma si sta divertendo tantissimo e vive questa esperienza come una grande possibilità di conoscienza verso il mondo

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