La scuola dei primini

L'importanza del gioco come metodo di apprendimento nella prima classe della scuola primaria. Ce ne parla la dottoressa Maria Rita Esposito.

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di Maria Rita Esposito

La scuola sviluppa in tempo reale continui cambiamenti caratterizzati da riforme ampie e non poco discusse. Ci avviamo con il nuovo anno scolastico all'esperienza di cambiamento che qualifica per i bambini della scuola primaria (e soprattutto delle prime classi) modelli possibili di orario che, nella consapevolezza del diritto di ogni alunno a un percorso formativo organico e completo, possa favorire 'un'ampia articolazione del tempo scuola sulla base della scelta delle famiglie' .
Per esempio, il modello delle 24 ore settimanali introduce la figura dell’insegnante unico di riferimento, diverso dagli ampi spazi modulari che hanno qualificato la compresenza e l’alternarsi di diversi docenti negli anni addietro.


Il modello delle 27 ore settimanali, invece, esclude le attività opzionali facoltative (si tratta di quelle attività che affiancano gli insegnamenti obbligatori del curriculum scolastico), come le attività di drammatizzazione o i laboratori di lettura creativa.

Nel rispetto dei ritmi naturali e personali di apprendimento e di crescita di ogni bambino, il rientro a settembre a scuola per gli alunni di classi prime di scuola primaria va sviluppato in 'continuità' con l’uscente scuola dell’infanzia, per favorire nei piccoli l'acquisizione della consapevolezza di una graduale crescita. 

Ecco perché si specifica in momenti istituzionalizzati (già effettuati in maggio e giugno) di colloqui tra insegnanti dei due ordini di scuola, al fine:

 
  • di presentare in modo puntuale il singolo bambino in relazione alle sue esperienze e competenze,
  • di promuovere confronti di informazioni e di riflessioni aventi lo scopo di orientare il primo approccio alla scuola primaria nel modo più adeguato possibile alle potenzialità e alle caratteristiche del piccolo.

     
    Per promuovere un linguaggio comune sono strutturate prove di verifica per l’ultimo anno di scuola dell'infanzia e per la prima classe primaria (continuità formativa e didattica).
    Sul piano organizzativo delle attività, il primo mese di scuola è importantissimo per i bambini e gli insegnanti di prima classe perché prepara lo spazio di azione per apprendimenti significativi e per la crescita di un gruppo di alunni che divenga ben presto gruppo di lavoro.
    Pertanto, il favorire il gioco come strategia di relazione e di scoperta, si qualifica come il ponte tra la conclusione della scuola dell'infanzia e l'inizio della scuola primaria: l'affiancamento del docente di scuola dell'infanzia nei primi tempi al docente di scuola primaria in classe può essere di grande orientamento alla conoscenza degli alunni e può essere elemento metodologico di scelta del gioco verso i primi sistemi simbolici della scrittura, della lettura e del calcolo.

    Ricordare che il bambino di prima classe ha operato per almeno tre anni con strategie ludiche nei percorso di apprendimento della scuola dell’infanzia è fondamentale dal punto di vista pedagogico: è impensabile in altri termini, per formare un buon gruppo di lavoro di “studiosi” di 6 anni, non tener conto che il giocare è ancora fortemente presente nella loro rappresentazione mentale.
    La ludicità può essere un ottimo promotore di interessi e di motivazione allo sforzo di apprendimenti tipici delle abilità di base della scuola primaria: è oggi una consuetudine dei docenti di prime classi di scuola primaria presupporre come condizione indispensabile il gioco come elemento da cui partire per lo sviluppo della metodologia formativa.

    Sembra ormai superata la concezione scolastica tradizionale che riflette nel giocare un momento ludico avulso dal disciplinare e non adatto cioè a operazioni complesse tipiche dello “studio”.
    Il gioco, quindi, per le classi prime diviene introduzione al progetto formativo curriculare favorendo nel bambino la possibilità di vivere se stesso e di vivere l’altro come soggetto attivo di apprendimento. Il gioco agito si trasforma facilmente in gioco riproposto e ri – progettato (e quindi pensato con schemi mentali che tendono a crescere verso la complessità e l’astrazione) producendo apprendimenti significativi e maturazione di processi logici, creativi e critici.
    Attraverso la metodologia del gioco, il bambino di prima classe supera l'inibizione del nuovo (nuovo anno scolastico, nuova classe, nuovo ciclo) tendendo alla curiosità e alla motivazione al cambiamento, funzionali a mettere in discussione esperienze e costruirne di diverse.
    Ovviamente il gioco in questo contesto educativo rientra in una progettazione finalizzata a:

  • promuovere l’interazione alunno/docente,
  • favorire la resilienza della classe,
  • formare e migliorare la qualità del gruppo - classe nascente,operare osservazioni e scoperte sulle varie discipline.

  • Commento inserito da Alessio Padovan il 3 settembre 2009 alle ore 23:57

    Ringrazio per le informazioni che permettono di interagire da casa con l'operato delle persone incaricate alla formazione dei bambini. Notizie redate in maniera semplice e comprensiva aiutano notevolmente noi genitori ad adeguarsi alle esigenze del bambino facilitandone la crescita e rendendo possibile indirettamente di progreddire personalmente.

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