La scuola diventa vita…

Trascorso circa un mese dalla chiusura della scuola, è giunto il momento di pensare ai compiti delle vacanze. Da trasformare, però, in un momento di crescita personale prima che scolastica.

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di Manuela Magri

Dalla chiusura della scuola è passato circa un mese, mese durante il quale i bimbi, ci auguriamo, hanno messo da parte compiti e quaderni e si sono dedicati completamente ed esclusivamente al gioco, allo svago, ai loro amici.
Adesso, però, è giunto il momento di riaprire i libri per evitare innanzitutto che gli odiati esercizi estivi vengano eseguiti nelle ultime settimane prima del rientro in classe in modo approssimativo e frettoloso e, in secondo luogo, che quanto appreso nel corso dell’anno vada perduto nei meandri dei giochi e del divertimento propri delle vacanze. È facile, infatti, che poche settimane di ozio possano essere più che sufficienti per dimenticare le nozioni e le informazioni apprese a fatica dopo ore e ore passate sui banchi di scuola e a casa a studiare e ripetere. Se ciò dovesse accadere, per il piccolo il rientro a settembre potrebbe risultare più traumatico del previsto.


Ecco perché vale la pena, soprattutto se ancora non siete partiti per il mare o la montagna, chiedere al piccino di dedicare parte del suo tempo (è sufficiente un’oretta al giorno) ai compiti della vacanze e al ripasso delle lezioni dell’anno precedente.
Perché, però, questo momento non si trasformi in una tortura sia per i genitori (che si trovano a dover svolgere l’ingrato compito di guardiani dei propri figli) sia per i bambini (che, dal canto loro, vorrebbero accantonare l’argomento scuola quanto più a lungo possibile) un consiglio potrebbe essere quello di affrontare il discorso “compiti” in una duplice maniera: da un lato l’esecuzione tradizionale degli stessi (il bimbo apre il libro delle vacanze e svolge gli esercizi che deve); dall’altro cercando di proiettare verso esperienze di vita vissuta alcune delle nozioni imparate in classe.

L’esempio più classico è quello della geografia. Per antonomasia l’estate è sinonimo di viaggi, spostamenti, scoperte. Unire, quindi, l’utile al dilettevole facendo capire al bambino a cosa effettivamente serva lo studio della geografia e come, in realtà, esso sia parte integrante della vita di tutti i giorni, è cosa abbastanza semplice: attraversando paesi e regioni, il piccino impara a riconoscere i posti, magari anche quelli che fino a quel momento erano solo nomi astratti su noiose pagine piene di scritte e complicate cartine da imparare a memoria. Se è un bambino di città può capire cosa si intenda per “catena montuosa”, “delta di un fiume”, “paesaggio collinare”. Può imparare a conoscere le città di una determinata regione. Può capire la differenza tra capoluogo di provincia e capoluogo di regione, paese e villaggio. Inoltre, può cominciare a comprendere come il luogo influenzi di fatto le abitudine della gente che ci vive, come i prodotti locali di una regione montana siano profondamente diversi da quelli di una regione che si affaccia sul mare…


In altre parole, può imparare a guardare la geografia non più solo ed esclusivamente come una tediosa materia impartita a scuola. Ma come un mezzo per conoscere e capire cose nuove, cose che fanno parte della vita di tutti i giorni di ciascuno di noi.

Lo stesso metodo può essere utilizzato per tante discipline generalmente relegate solo ed esclusivamente all’ambito scolastico. La matematica, per esempio, diventa lo strumento indispensabile per calcolare distanze, valutare altitudini e profondità, stabilire relazioni numeriche tra le cose e le persone. La geometria è fondamentale in campagna per calcolare aree di appezzamenti di terreni. La storia non è fatta solo da date e fatti, ma da persone ed eventi che, in qualche modo, ancora ci vivono a fianco e che, spesso, trasudano dalle pietre, dai palazzi, dalle città. Visitare il museo di storia locale di una qualsiasi località turistica è un modo per spiegare al bambino che le informazioni ricevute in classe, non sono solo parole astratte che la maestra ha cercato di inculcargli a forza, ma “storie”, appunto. Verità successe tanto tempo fa e palesi nelle sale mussali
Le vacanze, poi, lo abbiamo già detto più volte, sono il momento migliore per avvicinare i piccoli ai libri, non i libri consigliati a scuola, quelli che spesso vengono letti a forza la sera prima di andare a dormire e che poi devono essere riassunti e sui quali vengono effettuate terribili interrogazioni. Ma i libri con la “L” maiuscola. Quelli dai quali non ci si riesce a staccare. Quelli che sono talmente avvincenti che persino la televisione e i videogiochi al confronto diventano obsoleti e noiosi. Leggere insieme al bimbo, parlargli di libri, ma senza obbligarlo alla lettura. Solo incuriosendolo verso quelle pagine fitte di parole, chiuse dentro copertine colorate rigide e non. Questo è un compito imprescindibile per un genitore durante le vacanze.

Ecco, dunque, come trasformare la scuola in vita. Ecco come cercare di insegnare allo scolaro che la scuola non è un mondo a parte fatto solo di doveri, lezioni da studiare, compiti da mostrare alla maestra. Ma uno strumento fondamentale per comprendere altre cose. Cose molto più divertenti. Spesso avvincenti. Il più delle volte facenti parte della nostra vita di tutti i giorni. Questo dovrebbe essere il vero obiettivo da porsi per l’estate. Da affiancare, logicamente, anche all’esecuzione dei compiti e al ripasso mnemonico delle lezioni.

  • Commento inserito da KEVIN il 22 luglio 2009 alle ore 13:36

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