I bambini litigano tra loro. Non quelli di oggi (che le statistiche vogliono più violenti e pronti all'attacco), ma i bambini di tutti tempi, quelli che portavano le braghe corte e quelli che indossavano il tight e il cilindro. Confrontarsi con i coetanei fa parte del difficile compito di diventare grande, significa imparare che non si è soli al mondo, che qualche volta è necessario farsi da parte e cedere, oppure che bisogna battersi per affermare le proprie idee e la propria volontà.
Nonostante, quindi, non sia bello per un genitore vedere il proprio figlio che si azzuffa col compagno o col fratello, che litiga per motivi che, apparentemente e comunque in un'ottica adulta, sembrano stupidi e banali, nonostante tutto ciò, dicevamo, sarebbe meglio in questi casi non intervenire e lasciare che i bambini se la sbrighino tra loro, che risolvano la questione come meglio credono.
Ciò implica evitare di prendere le difese dell'uno o dell'altro contendente (a meno che uno dei due sia molto più piccolo dell'altro e incapace di difendersi da solo) anche quando siamo convinti della ragione di uno e non dell'altro e non mettersi in mezzo nel tentativo di dividere i piccoli litiganti. Toccherà a loro togliersi dall'impaccio in cui si sono messi: dovranno imparare ad arrangiarsi da soli.
È intorno ai 2 anni che i bambini cominciano a nutrire interesse nei confronti dei loro coetanei. Prima il loro mondo è quello della famiglia, accogliente, protettivo, sicuro. Andando all'asilo, e a scuola poi, imparano a vivere in un gruppo, ne accettano le regole e imparano a condividerle. In questo contesto, si abituano alla presenza di estranei e iniziano a comprendere che il mondo non gira intorno a loro, che spesso, per avere qualcosa, è necessario lottare, affermare la propria personalità, le proprie idee, i propri desideri e capiscono che, talvolta, è necessario farsi da parte. Questo significa anche abituarsi ad accettare la sconfitta.