Sulla linea del traguardo

Ultima settimana di scuola. La linea del traguardo è ormai prossima. Primi bilanci e arrivo delle pagelle.

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di Manuela Magri

Da sempre giugno significa fine della scuola, inizio delle tanto attese vacanze estive, “pensionamento” di cartelle, diari, libri e quaderni, bilanci e riflessioni, arrivo delle pagelle… Il traguardo dell’ultimo giorno di scuola, insomma, è per tutti e da sempre una meta importante, l’attraversamento di una frontiera, il raggiungimento di un obiettivo che appariva lontanissimo e inavvicinabile a settembre e che ora è proprio lì, a due passi, basta allungare una gamba per attraversarlo.
Con questa settimana le scuole chiuderanno i battenti un po’ ovunque e per grandi e piccini si avvicina il momento della presa di coscienza, delle pagelle, delle “gioie” e dei “dolori”. E come tutti gli anni è giunto per noi il momento di dire qualcosa in merito.


Innanzitutto, la solita considerazione: se i voti espressi dagli insegnanti non sono del tutto positivi, non è questo il momento di recriminare, punire, andare su tutte le furie. Il giudizio finale raggiunto dal bambino, infatti, non è altro che il risultato di nove mesi di lavoro, compiti a casa ed esercitazioni in classe, pomeriggi passati sui libri e mattine volate a concentrarsi e cercare di capire e memorizzare… Se il piccolo aveva problemi a scuola era necessario prendere provvedimenti e cercare una soluzione mesi fa, quando ancora aveva la possibilità di recuperare. Giunti a questo punto c’è ben poco da fare.
È ovvio che non è possibile comportarsi come se nulla fosse, lasciando cadere la cosa inosservata come se tutto fosse filato liscio, ma prendersela col bambino, attaccare le maestre, piangere su se stessi non è utile per nessuno.
In questi casi il consiglio è di cercare di capire in cosa il piccolo è carente e dove potrebbe migliorare; chiedere, eventualmente, un colloquio personale con l’insegnante al quale possa prendere parte anche il bimbo e cercare insieme di trovare una soluzione in modo da aiutarlo ad arrivare preparato l’anno successivo. Talvolta, il problema non è costituito dalle singole materie, ma da una carenza di fondo che durante i mesi estivi potrebbe essere recuperata (mancanza di un metodo di studio, difficoltà a rimanere concentrato, problemi di memorizzazione…).


Anche nel caso opposto, però, e cioè se la pagella è una sequela di ottimi e distinti, premiare il bambino, correre a comprargli il suo giocattolo preferito, comportarsi come se avesse superato un’impresa titanica, potrebbe essere diseducativo. Andare a scuola per un bimbo è un diritto e un dovere e abituare i piccini a svolgere i loro compiti senza aspettarsi una ricompensa è la d’obbligo.
Mostrare fierezza e complimentarsi con lo scolaro modello sì, perciò, trattarlo come una piccolo eroe in erba no. E se proprio non riuscite a fare a meno di “premiarlo”, fate in modo che il premio non appaia come una diretta conseguenza del successo scolastico (“siccome i voti sono buoni, allora…”). Piuttosto, lasciate passare un po’ di tempo e solo quando l’”euforia pagella” si sarà esaurita donate al bambino ciò che desidera in modo tale che non si abitui a considerare la scuola come un mezzo per ottenere ciò che vuole da mamma e papà.

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