15th gen 2009, di admin, in Mamme in società, MATERNAMENTE
5 Comments

Scritto da The Italian Mom


Tutte le mattine, dopo aver portato a scuola il più grande e al nido il più piccolo, mi concedo un caffè-relax al bar vicino a casa.
Il bar è frequentato da tutti i tipi di impiegati/impiegate, essendo una zona ad alta densità di uffici, e spesso sento divertenti discorsi prelavoro. Stamattina due ragazze (hanno la mia età più o meno, ma le chiamo ragazze lo stesso) si scambiavano due chiacchiere prima di timbrare:
‘il mio piccolino ha iniziato a camminare’
‘ah, il mio è ancora ammalato, ogni settimana ne ha una!’
‘si, anche il mio, non ne posso più!’
‘preferisco mille volte andare al lavoro che stare a casa con un bambino tutto il giorno, per fortuna c’è l’asilo!’

Finito il caffè me ne sono tornata a casa. Pensierosa. E’ vero, sono pensieri e discorsi che faccio molto spesso anche io, stare 24 ore su 24 insieme a un bambino è talvolta snervante, e le capisco totalmente, non le biasimo. Penso solo al modo in cui la mia generazione (e forse anche quelle successive) è stata educata: lavorare e studiare prima di tutto, figli e famiglia in coda.

E’ giusto così? Lo abbiamo scelto noi o lo hanno scelto le nostre mamme che hanno lottato per i diritti delle donne? per il diritto di lavorare fuori casa?

Non lo so, ho molte perplessità. Possibile che la società costruita intorno a noi non ci dia una possibilità di scelta? Il lavoro della donna, in una coppia con figli, è al 90% indispensabile per l’andamento della famiglia, non ci si può rinunciare. E mi chiedo: è giusto così? E’ giusto spendere centinaia di euro tra asili e babysitter per andare in un ufficio spesso squallido e portare avanti un lavoro a fatica, con i mille acrobatismi di cui solo le mamme sono capaci?

Solo di una cosa penso di essere certa. Che questo tipo di società ha le ore contate. In un modo o in un altro deve cambiare. Per liberare le schiave moderne, prigioniere di troppi ruoli che sono stati loro cuciti addosso da altri, come è sempre stato.

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  1. Anonimo
    11/02/2009

    sono infermiera e adoro il mio lavoro, i nove mesi passati lontano dalla corsia sono stati “strani”, solo il pensiero della vita che mi cresceva dentro mi teneva su, continuavo a dire non vedo l’ora di tornare a fare ciò che mi piace, incastrerò tutto alla perfezione, tata, nido, turni…ora che Leo ha tre mesi sono già terrorizzata di ciò che accadrà tra nove mesi…lasciarlo…ma con il mutuo non c’è soluzione…se le nostre mamme hanno potuto cambiare da sole la loro situazione, sono sfiduciata dal fatto che a noi non riuscirà ricambiarla così facilmente…

  2. Anonimo
    24/03/2009

    … quasi sempre quelle che preferiscono lavorare piuttosto che stare con un bambino ammalato sono quelle che hanno consultato, da ragazze, tonnellate di psicologi e giornaletti da cui hanno appreso che forse “non avevano avuto abbastanza attenzioni durante l’infanzia” e magari si sono anche compatite …..

  3. 24/03/2009

    Anonimo 1 sono d’accordo.
    La situazione di noi genitori è drasticamente differente.
    Loro hanno potuto in un qualche modo, occuparsi di noi pienamente, noi un po’ meno mi sa…

  4. ilaria
    31/03/2009

    il problema sta nel fatto che dovremmo avere la possibilità di scegliere e non essere costrettea lavorare il modello europeo non è la nostra realtà non abbiamo mezzi e servizzi per poter crescere i nostri figli e lavorare ,ci riduciamo ad essere dei surrogati di mamme divise se far crescere i nostri figli alle nonne o all’asilo e passiamo troppo poco tempo con loro . vorrei continuare a stare a casa con la mia piccolina !!!!!!!!!!!!!!

  5. 01/02/2012

    Grazie per i cptilomenmi che, ammetto con spudorato candore, mi fanno sempre gongolare! Peccato davvero non ci sia stato il tempo di scattere foto della breve ma feroce sessione con la bullwhip di cui porto ancora più che evidenti segni addosso… Un piccolo capolavoro.Stefano: immagino quindi che tu e la tua slave non siate ospiti abituali del Sadistique! C’è anche da dire che, quale supplizio migliore, per una donna timida, essere costretta a partecipare ad una festa bdsm! (Avrò mica una vena di sadismo anch’io!?)Ma potresti, invece, rassicurala: un ambiente amichevole, giocoso e sereno è garanzia di libertà: anche quella di restare in disparte e guardare, senza dover per forza esibirsi. Poi, conoscendosi, col tempo… Chissà?Per quanto riguarda il mio primo racconto, sarebbe davvero difficile trovare le parole giuste per far arrivare nel profondo di un qualsiasi lettore dall’altra parte dello schermo, le emozioni, le scoperte, ed il mare di stupore che mi hanno rapita. E l’esperienza è stata così (passatemi il termine) mistica, che sarebbe un peccato bruciarla descrivendola nel modo sbagliato. Un giorno, magari, ci proverò…La mia mail: