Scritto da Silvia Sacchetti – Mamma Imperfetta
Il primo figlio è più facile che fin dalla vita prenatale possa godere di attenzione e ascolto esclusivi.
La mamma giunge al parto del primo figlio più o meno risposata, con un carico di energia sufficiente a tenere ben salda la pazienza nelle notti insonni, la fatica delle 15 poppate quotidiane, l’impotenza davanti alle coliche.
Il primo figlio, dopo la nascita ha i genitori tutti per sè. Il primo figlio è la novità. Il miracolo che incarna la possibilità di compiersi.
Ma il primo figlio, soprattutto se il secondo arriva abbastanza velocemente, è anche costretto a crescere in fretta. Via il passeggino perché l’altro è nella carrozzina, via il ciuccio, via il pannolino perché c’è già l’altro da cambiare 10 volte al giorno.
Deve imparare la condivisione, per lui poco naturale. Condividere le attenzioni, la disponibilità, le energie, la pazienza di mamma e papà, condividere, più in là, i giochi e gli spazi.
Deve imparare un’autonomia un po’ affrettata.
Deve imparare la pazienza, l’attesa, la verbalizzazione di sentimenti ondivaghi. Deve imparare ad amare prima un alieno e poi un estraneo.
Deve imparare a farlo fratello, a farsi fratello.
Il secondo figlio, già in pancia, sa.
Sa che fuori c’è un altro bambino. Sa che la mamma è più stanca. Sente il cortisolo un po’ alto.
Sente le domande e i dubbi che la mamma si pone sulle reazioni del suo primo bimbo.
Trascorre i primi mesi nel rumore e nella frenesia. Nasce nella condivisione. Non sa cosa significhi essere figli unici, essere esclusivo oggetto di affetto totalizzante. Non percepisce la differenza che passa tra attenzione esclusive e condivise.
Ha un’abitudine prenatale a presenze altre nella sua vita.
Ha più stimoli, verbali, visivi, acustici, emotivi.
Nasce tra le braccia di un fratello. Sa cosa significhi essere fratello. Già sa farsi fratello.
Non c’è fretta per lui. Lo si può vestire e svestire fino a 4 anni. Il ciuccio lo può tenere un po’ più a lungo. Che fretta c’è di togliere il pannolino? Il biberon? È più comodo per la colazione. Che male c’è? Ha solo due anni e mezzo! È piccolo, si stanca a camminare, se vuole usare ancora il passeggino concediamoglielo.
Da qualsiasi punto si prendano in esame questi due status le alternanze di pro e contro sono lampanti. Non c’è un meglio o un peggio.
L’unica cosa che so è che io, che non sono stata ne prima, né seconda, ma unica, vorrei poter raccontare qualche fisiologica alternanza di questo farsi fratelli.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::



Anch’io sono stata figlia unica e ne ho sempre sofferto. Per me è meglio avere fratelli, per imparare anche a cavarsela in mezzo agli altri. Per capire come va il mondo, sin da subito!
Io sono seconda di tre figlie, e francamente non ricordo di aver vissuto simili esperienze; però sto passando tutto quanto con i miei due figli. Infatti, il grande, 6 anni, è geloso del fratello di 4 anni ed ore che ha iniziato la prima elementare a scuola si comporta in modo a dir poco inaccettabile: dispetti quotidiani di tutti i tipi a compagni e maestre, che, con molta pazienza mi hanno detto che è un modo per attirare l’attenzione di un adulto!!