Scritto da Caia Coconi – A lezione di mammità
Ho bisogno di quiete.
Uno di quei momenti tipo un bagno caldo con sali. uno di quelli tipo copertina sul divano e libro sul naso. uno di quelli tipo musica nelle orecchie e passeggiata senza meta. Uno di quelli tipo risveglio lento con profumo di caffè e nessun programma.
Uno di quelli che tutti una volta ogni tanto si dedicano.
Sono esaurita.
Davvero, non pensavo di arrivarci, ma è così. non ho più riserve d’energia. Non ho più pazienza. nessuna speranza.
Mi sveglio la mattina già esausta. Mi arrabatto e scapicollo tutto il giorno cercando di dargli il meglio, di farlo stare bene, di escogitare nuove tattiche per non farlo diventare la solita pentola a pressione. mi sforzo di pensare che deve imparare a trovare le sue risorse e che devo avere pazienza.
Ma la verità è che io non ce la faccio più. Non di lui, certo. Lo amo sempre di più. Sembra che più piange e si dimena, più mi sento stravolta dall’amore per lui e dalla disperazione di non trovare una soluzione che lo faccia stare bene.
Vado a dormire piangendo pensando che tutto quello che faccio è inutile. Che non c’è mai un punto fermo, mai qualcosa su cui contare. Ogni giorno è una sorpresa, il più delle volte abbastanza traumatica. E appena faccio qualcosa vagamente per me, tipo vedere un’amica con neonato e parlare comunque di pannolini e lettini, mi sembra che vada ancora peggio.
Durante il giorno altaleno tra apnea e crisi isteriche di pianto. E anche in momenti come questo in cui dorme per venti minuti filati non riesco a ricaricarmi. Ho soltanto quell’ansietta nevrotica che mi impedisce di iniziare qualcosa che potrebbe rimanere incompiuta.
Che devo fare?
Io non lo so più.

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ho passato le stesse cose tieni botta..passa!!!
Vago per la rete senza una meta e mi imbatto in questo blog. Clicco su un paio di link e poi arrivo a “la tempesta senza quiete”. Mi fermo a leggere: è la mia storia, non c’è dubbio. Eppure io non ho pubblicato nulla… la leggo, riga dopo riga, frase dopo frase… e rivivo esattamente tutto. E’ il mio vivere quotidiano. Mio figlio ha due anni eppure continua a svegliarsi la notte, a strillare il giorno… e io temo di non riuscire a stargli dietro. Ogni giorno vado a letto chiedendomi come sarà il giorno dopo, e quello dopo ancora… Ho perso le energie e a volte non ho voglia neanche di ricaricare le batterie…
E invece le dovete ricaricare.
In quelsiasi modo: andandovene qualche giorno, uscendo con un’amica, scappando in una beuaty farm, non so, trovate il modo.
Soprattutto per voi.
Siete ottime madri anche se per ricaricare le batterie avete bisogno di staccarvi dai vostri bambini.
è anche la mia storia. vissuta undici anni fa per la prima volta e che ancora continua. a volte mi lamento di essere sola, ma, mentre lo dico, ringrazio TUTTI i miei amici che si prodigano per me! vivo con i miei due meravigliosi grilli, corro tutto il giorno e la sera, sul divano, con una copertina sulle gambe che deve bastare per tutti e tre, se no non c’è divertimento, crollo sfinita davanti al film che aspettavamo da una settimana. inutile tentare di svegliarmi, lo hanno imparato. è quello il mio momento tutto per me: con le mie “guardie del corpo” accanto, soddisfatta!
sì dovete ricaricarvi, perché poi passa. Se anche adesso sembra l’inferno, arriva il momeno in cui le cose sono migliori…così senza aver fatto nulla! Perché è così…è la vita con un bambino piccolo…è così che deve andare…non sentitevi in colpa se vi allontanate un po’; alla fine tornate sempre e forse così fa bene anche ai vostri bambini. ciao a tutte
Un giorno ho letto il titolo di un libro perfetto per descrivere quello che provo:’Ero una brava mamma prima di avere figli’. E’ così che mi sento, la sera, quando vado a letto penso di aver fatto con mia figlia tutto il contrario di quello che volevo realmente fare. A volte mi manca la possibilità di non dover pensare ad un’altra persona, la possibilità di non stare sempre sul chi va là per proteggerla. Sono una cattiva madre…..?