20th dic 2009, di Silvia, in MATERNAMENTE, Mamme in società
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Scritto da Leggi.my

corazza-di-burroPremessa n.1
Non sono passate nemmeno due settimane da quando, con delle amiche, ci si faceva forza a vicenda sulla necessità di combattere ogni giorno stereotipi, luoghi comuni e giudizi altrui. Sul peso dell’immagine precostituita che il mondo ha, e ti ribalta, per qualsiasi “stagione” o “status” (la single, la moglie, la mamma, la suocera, la nonna) e di come sia necessario costruirsi una corazza che rimbalzi al mittente tutte queste cose per vivere felici nelle proprie scarpe.

Premessa n.2
Al martedi mattina, solitamente (se non fa troppo freddo, se ho dormito la notte, se non ho commissioni da fare, etc), vado in piscina a nuotare (1 ora) giocando il “jolly” di convocare una nonna per la piccola.
Visto che siamo in una ridente cittadina di provincia incontro sempre qualcuno che conosco e sempre penso: “chissà questo qui cosa penserà di una mamma con due bimbi piccoli che se ne va a nuotare”.
Sempre, lo penso.
Penserà:
“ma guarda te questa qui”?
“i figli li fa crescere ai nonni”?
“è in maternità pagata con i soldi della collettività per stare con la famiglia e invece va in piscina”?
e altre amenità del genere.
Solitamente, poi, la corazza rimbalza, ricordandomi che sono gli stessi (o quasi) che giudicherebbero una donna che (orrore!) dopo la gravidanza non è più in forma, ma non si ricorda che è anche una moglie? E quindi concludo la mia lotta intestina con un bel “lasciatemi nuotare, che le speranze di riprendere una forma minimamente accettabile si stanno affievolendo con il passare (rapidissimo) dei mesi e la cosa mi provoca un filino d’ansia”.
In uno di questi martedì mattina ho incontrato un amico di Nonno Hood e sarei pronta a scommettere una mano che ha pensato qualcosa di cui sopra. L’ho capito dal sopracciglio.

Svolgimento (finalmente, direte voi)
Da ieri Il papi è in trasferta nella capitale e, per questo motivo, mi sono avvalsa della facoltà di convocare una nonna per poter portare Il Topo all’asilo. Questa mattina, poi, da queste parti era anche martedì per cui il giro è stato:
08.30 consegnato topo all’asilo
08.40 a casa, tirato 120 ml di latte per ogni evenienza (per chi non fosse del mestiere, ci va mezz’ora e si finisce con un crampo alla mano che resta per giorni), allattato la piccola
10.20 entrata in piscina
12.00 uscivo docciata dallo spogliatoio

Avevo finito e Il Topo era da ritirare alle 12.30 all’asilo.

Calcoli:
piscina-casa: 5 minuti
casa-asilo: 12 minuti
Ergo: sarei entrata in casa alle 12.05 per uscirne alle 12.18
E se mi fermassi a mangiare un panino qui al bar della piscina? e poi andassi a prendere Il Topo avanzando anche di fare 3 volte il tragitto in 4 ore?

A quel punto l’ipotesi di fermarsi per ben 22 minuti al tavolino di un bar a leggere il giornale mi si proponeva violenta ed entusiasmante come, che so, andare all’oviesse a provare tutti i cappelli senza comprarne nessuno, o sedersi sulla panchina in mezzo a piazza del Duomo a bere una birra sfottendo i passanti.
Voglio dire, roba grossa.

Mi dirigo baldanzosa verso il bar, ordino un panino e….eccolo lì, l’amico di Nonno Hood che mi si avvicina.
A quel punto la mia corazza s’è sciolta come il burro e me la sentivo al fondo dei piedi. Faceva uno strano effetto tipo “lasciata in mutande lì, in mezzo ai tavolini del bar della piscina”.

Una mamma di due bimbi piccoli al bar che legge il giornale, dopo aver nuotato per giunta?

La cosa grave, la vera tragedia, è che in quel momento strideva anche a me quell’immagine.

Ho preso il mio panino, l’ho infilato nella borsa come un ladro e l’ho mangiato in macchina.

E mi sentivo scema.
E non sapevo più se mi sentivo scema perchè avevo mezz’ora libera e non sono andata a casa dalla mia bambina o perchè stavo mangiando un panino in auto e al freddo come una deficente.
Per rifletterci meglio sono andata in un altro bar a prendermi un caffè.

Cedesi corazza di burro.

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  1. Bellissimo!