Torniamo dalle vacanze e la notizia del giorno sono i casi di malasanità a Messina (e Roma) che hanno portato un donna e un bambino a rischiare la vita in uno dei momenti più delicati, intensi, emozionanti e, in teoria, felici, della vita di un essere umano.
Il tutto, mentre due medici (o due scimmie?) si picchiavano allegramente in sala parto per stabilire chi dei due avesse ragione in merito alla necessità o meno di intervenire con un cesareo (tra l’altro: se per legge gli ospedali smettessero di ricevere finanziamenti per ogni cesareo che eseguono, forse questo tipo di intervento sarebbe praticato solo ed esclusivamente laddove davvero necessario. Ma questo è un altro discorso).
Quindi, torniamo dalle vacanze e una mamma di soli 30 anni si ritrova senz’utero (e, quindi, senza possibilità di avere altri figli), mentre il suo unico figlio lotta per vivere a poche ore dal parto (e ancora non è certo che i due arresti cardiaci avvenuti alla nascita abbiano compromesso la sua salute mentale).
Perché?
Le notizie di oggi riportano che, oltre a tutto ciò, i NAS hanno riscontrato gravi carenze igienico-sanitarie nel Policlinico di Messina tali da “costituire pericolo per la salute dei degenti e del personale operante, in violazione alla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e di degenza”, nonché presenza di farmaci accantonati nelle corsie dei vari reparti “e mancato rispetto dei percorsi sporco-pulito”.Insomma, se questa mamma avesse partorito, che ne so, a Dakar (con estremo rispetto per gli ospedali di Dakar che non conosco ma che nell’immaginario collettivo, così come quelli di tutta l’Africa, vengono considerati strutture poco affidabili), probabilmente avrebbe trovato una situazione analoga, ma forse più umanità da parte dei medici.
Premesso che due medici che si picchiano in una sala operatoria sono uno spettacolo che ha poco a che vedere con la malasanità, ma più l’inciviltà di una Paese, l’Italia, che sempre più sta scivolando verso l’abisso del trash (senza l’aspetto comico che questa categoria di solito comporta), premesso questo, parecchie sono le domande che mi vengono in mente:
- Perché il personale dell’Ospedale di Messina non ha mai denunciato le carenze presenti nella struttura?
- I pazienti dell’Ospedale di Messina perché hanno taciuto rispetto alle medesime carenze?
- Dove sono le autorità di controllo sul territorio italiano e le situazioni di degrado emergono solo e soltanto dopo fatti gravi come questo?
In fondo non si riesce mai a uscire da un vortice… che non saprei bene come definire… mafioso, omertoso, di condiscendenza. Insomma, la popolazione italiana (ovunque, non solo a Messina, in Sicilia, al Sud) è abituata ad andare avanti a testa bassa e fino che non si è personalmente colpiti, difficilmente si protesta, si scende in piazza, si denuncia (torna la mancanza di civiltà, intesa in questo caso come mancanza di senso civico).
I medici che si sono picchiaiti non sono alieni venuti da un altro mondo. Sono prodotti perfetti della realtà di un paese dove ormai tutto è lecito, con il consenso silenzioso di un pubblico (spesso pagante).
Se mamma e bambino non fossero stati in pericolo di vita e il padre non avesse denunciato l’episodio, se dopo le botte i medici fossero, comunque, riusciti a portare a termine il parto senza conseguenze, probabilmente di tutto questo non si sarebbe saputo niente. Il padre avrebbe dimenticato, felice di tenere in braccio il suo bambino, e la madre, forse, avrebbe scelto un’altra struttura per portare avanti una seconda gravidanza.
Perché non è che abbiamo le fette di prosciutto sugli occhi. Sappiamo capire cosa va e cosa non va. Ma, come dire, non vale la pena portare avanti battaglie le cui vittorie possano essere raccolte da tutti. Ciascuno porta avanti la sua piccola personale battaglia, cercando di avere il minor numero di morti e feriti tra le sue fila.
Che paese triste e indignitoso! Bentornati, comunque, nel Bel Paese … dove si specula allegramente sulle disgrazie della gente! (Cit. G. Gaber)

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Davvero non ci sono parole per quanto accaduto…
Solo pensarci fa venire i brividi, speriamo però che ci sia la possibilità di svegliarsi e ribellarsi a tutto questo.