MATERNAMENTE

Questo post lo pubblico così come mi è arrivato.
Perché questa storia dell’esistenza o meno di Babbo Natale è un bel dilemma. Perché personalmente ci ho creduto fino all’adolescenza inoltrata, pur sapendo, dentro di me, che era tutta una bufala.
Perché, io credo, ci sono bugie che non andrebbero svelate.
Perché i bambini, almeno loro, hanno diritto di credere nei sogni.
Perché in fondo non c’è nessun motivo per cui Babbo Natale non debba esistere. Così come la Befana, gli Gnomi dei boschi, le fate, ET, i piccoli maghi, Dio.
Perché se lo dice il direttore del Sun… beh, se lo dice lui, allora è vero!
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Siamo agli sgoccioli. Pochi giorni ed è Natale. Ormai quello che è stato fatto è stato fatto. Tutto il resto… sono idee per il prossimo anno.
Ma c’è ancora qualche attimo per parlare di biglietti. Prima di essere travolti dagli ultimi preparativi, gli ultimi acquisti, gli ultimi addobbi, i pranzi, le cene, gli scambi… Insomma, prima che arrivi Natale, vi vogliamo mostrare questi biglietti bellissimi che Jessica ha descritto sul suo blog – Mamma Giochiamo – e realizzato con la sua bambina.

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Avendo bambini in età scolare, oltre agli impegni legati alla scuola e alle attività sportive, ci sono anche quelli del catechismo.
Inizia durante gli anni delle elementari, infatti, la frequentazione di chiesa e oratorio legata, poi, ai sacramenti di comunione e cresima.
Io e mio marito, avendo battezzato i nostri tre figli e, soprattutto, essendo credenti, abbiamo deciso di far intraprendere ai nostri bimbi questo cammino, anche se all’inizio eravamo piuttosto perplessi.
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Mio figlio frequenta, due volte alla settimana, un corso di atletica.
É entusiasta di questo sport a tal punto che, anche con la pioggia e il freddo, non si tira indietro e non si perde neanche un allenamento.
Andrebbe tutto bene se tutto si svolgesse in un clima di rispetto ed educazione, ma spesso non è così. Gli allenatori sono due ragazzi giovani che, con tanta passione ed entusiasmo, hanno cominciato questa avventura pieni di speranze e buone intenzioni. Ma, non sta andando come avevano immaginato.
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Troccolina ha un anno e un paio di mesi. É nata in un caldo giorno d’agosto e insieme a lei sono nati anche la sua mamma e il suo papà.
La sua mamma per 12 lunghi e meravigliosi mesi si è trovata ad affrontare quello che tutte le mamme affrontano nei loro primi 12 mesi: gioie immense, felicità incontenibile, ansia, paura, stanchezza, necessità di organizzare e conciliare, domande, risposte, confronti…
Come tutte le mamme, si è trovata di fronte a situazioni nuove e inaspettate, nuove e inaspettate nonostante i libri, l’esperienza delle amiche, le convinzioni personali.
Nuove e inaspettate perché non c’è nulla che sia programmabile, che DAVVERO si possa sapere in anticipo con un bambino.
Tutto è “per la prima volta”. Per lui. E per i suoi genitori.
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Da quando sono madre, ogni volta che assisto a scene che riproducono il momento del parto mi commuovo. Che siano film o documentari, che siano, dunque, reali o fittizie, quelle immagini mi catturano e mi impediscono di controllarmi.
Non si tratta di voyerismo, ma piuttosto, di rivivere ancora e ancora uno dei momenti più importanti della mia vita, e di provare un’altra volta le medesime emozioni, le stesse incredibili, ed irripetibili, sensazioni.
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Serena è la nostra mamma cuoca. Il suo Quaderni Golosi, il suo blog di ricette per mamme e bambini golosi 2.0, è una fonte di ispirazione per il nostro menu quotidiano. I piatti che Serena propone, infatti, non solo sono ampiamente “testati” sulla sua piccola bimba, ma sono facili da preparare, perfetti anche per le mamme più indaffarate, che proprio il tempo di stare dietro ai fornelli non ce l’hanno.
Insomma, di solito, se parliamo di Serena è per riproporre una delle sue ricette, uno dei suoi buonissimi piatti.
Stavolta, invece, vi riportiamo uno dei suoi post dedicati alla cucina tout court. Della serie: NON SOLO RICETTE….
Oggi, con le parole di Serena, parliamo di libri. Libri di cucina per grandi e piccini.
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I genitori sono davvero una brutta razza, sfortunati gli insegnanti, che devono spesso averci a che fare!
Non fanno che lamentarsi, intromettersi nelle questioni che non li riguardano e, qualunque cosa accada, non sono mai contenti.
In fondo, cosa c’è di così tanto grave, che li rende così scontenti e brontoloni?
Non sarà il fatto che, ogni anno, il primo giorno di scuola, i loro figli trovano, in classe, una maestra sempre diversa e sono costretti ad abituarsi a volti, caratteri e metodi sempre diversi? Ma cosa ci sarà male, poi? Questa è una buona opportunità per conoscere persone sempre nuove, imparare a studiare in modi sempre diversi, non è meraviglioso tutto ciò?
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Dopo le quote, rosa, arriveranno le quote azzurre?
La domanda sorge spontanea dopo aver appreso, dalle pagine di Le Figaro, quotidiano di larga diffusione in Francia, che i bambini maschi hanno poche figure maschili di riferimento e questo potrebbe compromettere la loro giusta crescita.
Dalla televisione, piena di ballerine che danzano sorridenti e figure maschili che prevaricano, alla scuola, dove gli insegnanti uomini si contano sulle dita di una mano, mancano punti di riferimento positivi e “sani”.
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In questi giorni, il cancello che delimita la scuola si è trasformato in una enorme bacheca. Gli annunci sono tra i più svariati ma, come ogni anno in questo periodo, la maggior parte riguarda le attività extrascolastiche.
Si tratta di una questione che, da divertente, rischia di diventare spinosa.
I bambini hanno bisogno di muoversi e fare sport, lo dicono tutti, pediatri in testa. Ma, se il nuoto rappresenta l’attività sportiva per eccellenza, in grado di sviluppare tutti i muscoli del corpo, è anche vero che non è, questa, la disciplina più amata dai bambini. Loro vorrebbero fare calcio, o danza, o pallacanestro o ginnastica artistica, e di tuffarsi in una piscina quando fuori comincia a fare freddo e buio, proprio non ne hanno voglia.
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