Messaggi con Tag ‘baby blues’

29th set 2009, di Silvia, in: ASPETTANDO UN BIMBO

Scritto da Angela - Una vita normale

non-giuducare-le-madri

“Non giudicare le madri, Angela, neanche le Medee,
neanche quelle che incontri nervose per strada,
neanche quelle sui trampoli che trascinano il bambino piangente dentro l’asilo.”

C’era una volta una ragazza, giovane sposina, con un lavoro nuovo di zecca e con molta passione per la danza. E non sentiva dentro di sè spirito materno, vedeva i bambini lontano lontano, con il binocolo, non capiva e non accettava gli urli, le grida, le smorfie, le moine… e forse, non conoscendo e non capendo, si permetteva giudizi frettolosi e definitivi. (continua…)

Share

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

5th feb 2009, di admin, in: ASPETTANDO UN BIMBO

Scritto da Silvia Sacchetti – Mamma imperfetta


Con il mio primo figlio ho iniziato a piangere al momento delle dimissioni e ho smesso 40 giorni dopo (leggi Baby Blues).
Con il secondo non potevo piangere a lungo perché come specchio avevo gli occhi già tanto preoccupati del primo figlio di appena 2 anni e quindi ho smesso dopo 3 giorni ma ho iniziato sempre al momento delle dimissioni dall’ospedale.

Ci sono donne che anelano il ritorno a casa e altre che lo temono.

Mio padre è ginecologo e mia madre ostetrica. Non avrei dovuto temere niente. Ed invece per me è stato un delicatissimo momento di lacerazione. Hai aspettato quel momento per 40 interminabili settimane. È ora di uscire. Ma non ti senti felice come nell’immaginario che ricalca le migliori commedie rosa. Piuttosto ti senti spaesata, preoccupata, prepotentemente diversa. Lo sbalzo ormonale non aiuta. Prepari la valigia per uscire, raccogli tutti gli effetti, le piccole tutine riposte con cura qualche mese prima ora giacciono semi arrotolate in un sacchetto; i microscopici body lavati e stirati con amore e infinita dedizione hanno cominciato il loro ciclo fatto di lavaggi-stiraggi-cacche-rigurgiti-lavaggi. Si è definitivamente chiuso lo status di coppia. Si è famiglia. Per sempre.
Ricordo che aspettavo che Simone portasse la carrozzina, seduta sul letto, con un microscopico essere umano di 2,5 kg tra le dita. E piangevo. Non volevo uscire. Se mi avessero trattenuto una settimana sarei restata senza esitazione. E di più ho pianto a casa. Non perché mi sentissi inadeguata ma perché i dubbi irrisolti al primo (ma anche al secondo) figlio sono innumerevoli.

Ti mandano a casa a 48 ore dalla nascita.

Il calo ponderale non è ancora finito (finirà?), la montata lattea non è ancora arrivata (arriverà?), il seno è dolente (passerà?), le ragadi rendono ogni poppata un incubo (come fare a non piangere a ogni poppata?), i punti di sutura rendono faticoso ogni movimento (quando tornerò a camminare senza dover allargare le gambe?), le lochiazioni sono abbondantissime (quando finiranno?), il bambino si attacca poco (mangerà a sufficienza?), il cordone è molle (cosa devo fare?), il bambino piange continuamente (saranno coliche?), dorme sempre (come mai?), il cordone cade e sanguina (devo preoccuparmi?), la vaschetta per il bagno sembra enorme (come diavolo faccio?).

Tutte le informazioni ricevute al corso preparto sono inutili. Non ti ricordi niente. Sei stanca perché, oltre a tutto quanto elencato sopra, non chiudi occhio dall’inizio del travaglio.
Mia madre veniva e mi aiutava con la medicazione del cordone e con i lavaggi. Ma ricordo che non sopportavo intrusioni sull’allattamento. Avrei pagato qualsiasi cifra per avere un’ostetrica a domicilio per un’oretta anche a giorni alterni o un recapito telefonico a cui poter far riferimento.

Forse avrei pianto meno, avrei evitato che le ragadi sanguinassero per 10 giorni, avrei evitato la mastite, avrei alleviato l’angoscia per la Sids.

Solo a distanza di alcuni mesi dal parto ho scoperto che l’associazione Latte e Coccole, presente all’interno del reparto di osetricia, non è un mero sostegno all’allattamento ma un punto di riferimento per ogni genere di problema legato al puerperio. Lo terrò presente per un eventuale “terzo giro di giostra”.

Il puerperio è una fase delicatissima per la coppia genitoriale. Un accudimento da parte di un’ostetrica, soprattutto in caso di dimissioni precoci, sarebbe in ogni caso auspicabile per diagnosticare le anomalie della puerpera, favorire la collaborazione con il medico di base in caso di patologie del puerperio, per sostenere l’allattamento (per le modificazioni socio-culturali di questi ultimi 30 anni, la puerpera non trova spesso nell’ambiente familiare le competenze e il sostegno necessari), per educare alle cure del bimbo, per favorire il legame madre-padre-neonato e, infine, per sostenere l’adattamento psico-fisico a questa avventura appena cominciata.

Sono convinta che in alcuni casi basterebbe sapere di essere “protette” per sentirsi già meglio. Basterebbe sapere di avere qualcuno a cui domandare o semplicemente a cui appoggiarsi, qualcuno che ti dica guarda che piangere in questa fase è assolutamente normale, guarda che anche se ti senti triste e stanca sei una buona madre comunque.

A mio parere, dimissione precoce non significa deospedalizzazione e umanizzazione del percorso nascita. Le due cose non sono inversamente proporzionali. Spesso e volentieri le dimissioni precoci sono in realtà un mero escamotage per un risparmio di denaro da parte delle aziende ospedaliere. Mi starebbe benissimo. Perché è indubbio che la puerpera non sia una malata e che sia più urgente mettere a preventivo una spesa per chi malato lo è veramente, soprattutto se pensiamo che il costo medio giornaliero a paziente per un ospedale è di circa 500 euro. A una condizione: che la puerpera possa avvalersi, qualora lo richieda, di una “protezione” domiciliare da parte di un’ostetrica o almeno di un gruppo di aiuto post partum al fine di colmare questo ingiustificato vuoto assistenziale.
Tra l’altro, è facile capire come il circolo sia estremamente vizioso: la donna “abbandonata” dopo il parto è più soggetta a patologie ostetriche e psicologiche e di conseguenza a una nuova ospedalizzazione.
La cosiddetta dimissione precoce dovrebbe trasformarsi in dimissione concordata, laddove previo dovrebbe essere l’ascolto del desiderio della madre.
Sono convinta che in presenza di un’assistenza post partum personalizzata e continuativa, garantita dai servizi territoriali, quasi tutte le donne in buona salute sarebbero pronte a uscire dall’ospedale anche 24 ore dopo il parto.

Perché diventare madre è naturale e istintivo ma ogni viaggio è unico.

Share

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

17th gen 2009, di admin, in: ASPETTANDO UN BIMBO

Scritto da Silvia Sacchetti – Mamma imperfetta


Dopo il parto di Matteo ho avuto un baby blues durato 40 giorni. Ero felice ma piangevo.

Lo sapevo che l’avrei avuto. Lo sapevo da quando ero incinta. Aspettavo con ansia l’attimo della dimissione, l’abbandono delle mura ospedaliere, dell’attenzione urbi et orbi. Non avrei mai voluto tornarmene a casa. Se mi avessero trattenuto 10 giorni sarei stata felice.

E così venne quel momento.
Simone andò a prendere l’ovetto e io scoppiai a piangere, con il mio bimbo di 2,5 kg tra le braccia, guardavo fuori dalla finestra e piangevo, nella speranza che qualcuno entrasse e mi dicesse che mi avrebbero trattenuto. Ho smesso di piangere 40 giorni dopo.

Ma è stato un bel percorso (lo dico ora).

È stato un attraversare la vita di coppia per riemergere famiglia. È stato un cambiamento di status iniziato 9 mesi prima ma prepotentemente sfociato il 31 maggio, giorno della dimissione.

Non è stato un senso di inadeguatezza, non avevo paura di non farcela o di non essere all’altezza.
Avevo paura di quello che improvvisamente e con la violenza e poesia di un parto eravamo diventati: una famiglia.

Share

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

15th gen 2009, di admin, in: ASPETTANDO UN BIMBO

Scritto da  The Italian Mom

Al nido di piccolo pargolo ci sono due mamme che nelle ultime settimane hanno partorito.

Entrambe al secondo figlio, entrambe subito in pista a pochi giorni dal parto per portare i figli grandi al nido e andarli a riprenderli personalmente, per non farli sentire trascurati in un momento tanto delicato come la nascita di un fratellino.

Notavo stamattina la differenza tra le 2, il diverso approccio e forse il diverso effetto che un parto ha su ognuna di noi.

La prima ha partorito circa 20 giorni fa e, sotto l’effetto benefico degli ormoni, sprizza gioia ed energia da ogni poro, nonostante un cesareo e la fatica che tutte noi conosciamo. Mi aspetto che crolli da un momento all’altro, sotto il peso dell’insonnia e della stanchezza che 9 mesi di gravidanza ti lasciano sulle spalle. So per certo che l’euforia dei primi giorni non è purtroppo duratura, principalmente per un fattore ormonale e poi anche perchè passata la novità del nuovo arrivo bisogna fare i conti con la realtà quotidiana, imprevedibile quando hai 2 o più figli e non puoi prevedere in anticipo reazioni e situazioni.

La seconda mamma invece mi assomiglia di più, la vedo con l’aria stanca di chi vorrebbe solo dormire, raccontare del parto, del ritorno a casa, ma senza troppo entusiasmo. Anche qui sono certa giocano un fattore decisivo gli ormoni, che in un caso e nell’altro influenzano l’umore delle neomamme.

Perchè quando si parla di gravidanza si omette spesso il post partum? Non intendo la depressione post partum, quella va diagnosticata e curata prima possibile, parlo del periodo del puerperio, che è un delicatissimo equilibrio e che ognuna di noi vive in un modo diverso.

Chi ci sta accanto deve capire la delicatezza della situazione, ma non sempre lo fa. E allora ecco incomprensioni, litigi coniugali e stress. Basterebbe spiegare a tutti che la gravidanza non dura solo i 9 mesi della gestazione, ma almeno 12, o anche 15, periodo entro il quale di solito la mamma si è resa conto di ciò che le è successo e riesce a riprendere in mano le redini della situazione.

Share

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::