Messaggi con Tag ‘bambini’
Scritto da The Italian Mom
Martedì sera, casa di Italianmom.
Mi sto preparando meglio che posso per un’uscita a cena da amici, in compagnia di gentil consorte.
i pargoli sono stati avvertiti da giorni, con aria da persuasore occulto per evitare sorprese, e la signora che me li tiene è già arrivata e sta facendo opera di distrazione di piccolo pargolo, unico possibile elemento di disturbo nell’uscita serale attesa da tempo.
Itmom si è già vestita, e ora è alle prese con il fondotinta, opera non facile per una che ha solitamente la ‘tinta milanese’ e vorrebbe apparire con un colorito un po’ più sano.
In sala si inizia a sentire del trambusto, la voce di piccolo pargolo da normale assume il tono lamentoso, e già i nervi di itmom si stanno irrigidendo.
(continua…)
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Scritto da Lisa – L’unico Punto Saldo

Eccoci qua.
Sono uscita oggi da un’esperienza a dir poco allucinante.
Io e Godzilla siamo stati tutto questo tempo in ospedale, ricoverati in una clinica pediatrica, dove in uno schioccare di dita ti si ridimensionano tutte le priorità che fino ad oggi ti eri posto.
Godzilla è stato ribaltato, scannerizzato, analizzato, bucato, addormentato, risvegliato, ecografato, visitato, tomografato, radiografato, tamponato nel naso e nella gola. E io sempre vicino a lui. (continua…)
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Scritto da Rossana Manassero – In punta di Piedi
Inizio ogni mattina con le solite raccomandazioni: “Luna vai a fare la pipì, togliti quella maglia, Luna ascoltami, l’hai fatta la pipì, siamo in ritardo, forza!” e così via. Credo di averle ripetute ormai un migliaio di volte. Eppure ogni mattina è uguale all’altra e per ottenere una misera pipì, devo chiederglielo almeno sette, otto volte. Per il passaggio successivo, occorrono altri dieci minuti di ripetizioni. “Hai tolto la maglia? Luna sveglia, dobbiamo vestirci, cosa stai facendo? Vieni qui, vestiti!” e via di seguito. Quando si sveglia, infatti, ha connotati diversi: la faccia è morbida, più morbida del solito, ha una consistenza di panna, gli occhi gonfi, la bocca imbronciata è traboccante di “lasciatemidormireancoraunpochino” e ogni-minuscola-cosa, è un parto. Per ottenere qualcosa, occorrerebbe solo mettergliela dal punto di vista della sfida, tipo “Scommettiamo che mi vesto prima io? Ora bevo il tuo latte, tanto non arrivi!”, ecc. Ma il più delle volte neanche mi viene in mente di inscenare una gara, mentre le lancette dell’orologio avanzano implacabili, e così impazzisco a dirle le cose come una cantilena, odiandomi da sola.
Eppure, nel pomeriggio, riesco a riscattarmi da questo nervosismo di primo mattino; e pure lei, ai miei occhi, passa dall’ottusità del sonno alla brillantezza del dopo scuola. Prima di uscire dall’asilo, corre a baciare ogni sua compagna, con quell’aria smargiassa da padrona della classe, infila il piumino al volo e si butta in strada come un furetto scatenato, gli occhi luccicanti che dicono prendimi, il sorriso di chi ha voglia di fare mille cose. Saluta tutti, per nome e cognome, grida “a domani!” e la sua voce mi sembra nuova ogni volta. Ha la pelle fatta di petali, rosa e fresca, compatta come burro crudo. Me la tengo sulle ginocchia qualche secondo, mentre lei parla ininterrottamente, con la faccia piena di smorfie elastiche. Le dico cose che la fanno ridere e lei racconta cose sbilenche come i suoi codini, appassiti da ore di giochi. La porto a casa come un cornetto caldo: non vedo l’ora di mangiarmela.
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Scritto da Rossana Manassero – In punta di Piedi
Oggi, la piccola amica è di nuovo tornata a casa con noi. Mi sembravano, già fin dal primo istante, leggermente più indiavolate della volta scorsa, ma la prova l’ho avuta solo quando -appena varcata la porta di casa- sono volate sul letto, sbraitando come adolescenti a un concerto, a saltare e rincorrersi. Ho tentato di sorvolare i primi minuti sulle loro urla, perché mi sembravano semplicemente desiderose di scaricarsi dopo una giornata all’asilo, ma quando hanno iniziato a fare un frastuono micidiale, ho dovuto placarle.
Mentre le stavo riportando in sala, ho proposto loro di disegnare o fare merenda. La piccola amica di Luna ha detto, in un bisbiglio tra sé e sé “Merenda! cazzarola, che fame!”.
Luna si è immediatamente fermata e mi ha guardato con l’aria grave di chi ha appena assistito a una cosa tremenda.
“Hai sentito cos’ha detto?” mi ha subito chiesto, con un filo di voce.
“Ha detto che ha fame, dai, andiamo a mangiare.”
“No, mamma, ha detto cazzarola…”
Subito l’altra: “Non è vero!”
Sì, l’hai detto. No! Sì. No! Sì. Basta! L’ha detto ma ora non lo dice più, d’accordo?
Silenzio.
Dopo un minuto, riprendono l’aria complice e una sussurra all’orecchio dell’altra: “Sai che stamattina Giada ha detto puzza?” (scoppiano a ridere)
Mi guardano, forse pensando che sia improvvisamente sorda, e ripetono tra le risate “puzzina, culino, puzzina, culino”.
“Che c’è da ridere? Vi piacciono le parole stupide?” dico.
Luna, a quel punto si alza con responsabilità, mi guarda di nuovo con aria grave e pronuncia: “Mamma, è che Giada ha detto culino e culino non si dice! Culino è una brutta parola, non si dovrebbe dire culino! Le parolacce come culino i bambini non le dovrebbero dire, vero che non si dice culino, mamma?”
“…”
(3 dicembre 2008)
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Scritto da Rossana Manassero – In Punta di Piedi
“Mamma, quando ero piccola dicevo sempre mi ‘acconti una to’ia? E invece ora dico mi racconti una storia?”
“Hai ragione, sì.”
“Poi…dicevo glancia la cintura e adesso dico sgancia la cintura.
Prima dicevo motto, ora dico mostro. Dicevo uattosa, ora dico qualcosa.
Dicevo finesta, ora finestrrra; libo e ora librrro; panduino e ora pannolino.
Mocca e ora mosca; gionna’e, e ora giorrrnale, e poi….”
Mi sono voltata.
L’ho guardata in piedi, con le dita volteggianti per la spiegazione.
Un anellino a impreziosire ogni suo gesto.
Gli occhi girati verso l’alto in cerca dell’ispirazione. I capelli che le accarezzavano
la linea delle labbra.
Le gambe lunghe in un paio di fuseaux ormai stretti.
I piedi nudi, vicino a una calza che non le entrava più,
lanciata a terra in un attimo di fastidio.
Le ho detto, ok basta così.
Mi sono accorta che sta diventando grande perché il mio cuore è diventato stretto di colpo.
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Scritto da Cristina Fiore - Pezzetti di Cielo
Lei, quella grande, è un’anima blu profonda come il mare; con le sue immense profondità, con gli occhi liquidi di amore e malinconia. Capace di sentire sfumature dell’anima, poche parole, apparenza che dà impressioni veloci.
Ma, come un quadro di Manet, va vista nel suo insieme e nei suoi tratti. Rapidi e forti.
È lo sguardo della barista che vede le immagini a noi riflesse nel grande specchio alle sue spalle, è la bimba che sta alla ringhiera della stazione ferroviaria, curiosa e attenta.
È la forza e l’angoscia, la grinta e la paura.
L’altra, la piccola, è un’anima gialla di sole. Di immediato calore, di intemperanze e temporali.
È la luce di “raboteurs de parquet“, la neve dei tetti. È la simpatia del “pulcino ballerino” cantato a squarciagola. Lei è luce di agosto contro l’acqua del mare. Lei è il pieno, i girasoli, il pane caldo…
Loro sono la luna e il sole, sono la vita calda del nervoso alla sera, le liti e gli abbracci. Sono i gusti diversi, l’azzurro e il rosa, sinistro e destro…
Sono parti del mio pensiero e pensieri che volano da soli.
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Scritto da Anna Lo Piano – Piattini Cinesi
“Pasqua è dell’uovo di Pasqua, però è anche di Gesù” dice figlio piccolo.
“Ah sì?” dico io “e perché, che succede a Pasqua con Gesù?”
“Non mi ricordo”
“Come non ti ricordi. Se sai che Pasqua è di Gesù, vuol dire che la maestra E. ti ha raccontato le storie di Gesù. Me ne racconti una?”
“Ah si. Che una volta i suoi amici erano andati lì, che c’era un asso, e poi Gesù era morto, ma loro non l’hanno trovato.”
“Un asso? Forse un masso”
“Ah, sì, un masso”
“E non l’hanno trovato?”
“No, c’erano solo i suoi vestiti. E allora i suoi amici se ne sono andati a casa”
“E Gesù?”
“Era morto, te l’ho detto!”
“Ma se mi hai detto che non l’hanno trovato. ”
“Ah, allora era vivo”
“Ma ascolta G, che ti ha detto la maestra, Gesù era vivo o morto?”
“Senti, io non lo so se era vivo o morto, però i suoi amici sono andati a casa e la maestra si è arrabbiata”
“Ma perchè si è arrabbiata?”
“Perché D. ha preso il bruco”
“Ma quale bruco?”
“Quello che la fata gli ha dato le ali e lui è volato via. E D. l’ha preso, ma non lo doveva prendere perché non era solo suo, era di tutti. Hai capito, di tuttiiiiiiiiiiiiiiiii!”
Io ho pensato alla maestra E, svampita e con la zeppola, intenta a spiegare il mistero della resurrezione a 20 bambini tra i quattro e i cinque anni. Lavoro non facile, sebbene la maestra disponga di mezzi altamente sofisticati quali una lavagnetta nella quale a detta di G. mette un disegno, poi lo tira e ne esce un altro, e un bruco di peluche.
La sera sono tornata all’attacco, ma questa volta figlio F mi è venuto in soccorso:
“Glielo spiego io mamma. Allora, G. Gesù è morto”
“E come è morto?” chiedo io.
“L’ha ucciso Giuda”
“Giuda? Pensavo fossero stati i Romani”
“Noooo, è stato Giuda, è tutta colpa sua perchè ha convinto tutti che dovevano ucciderlo, perchè era invidioso”
A mente fredda, più tardi, rifletto. Io e Highlander non abbiamo ancora chiarito con noi stessi che razza di educazione religiosa vogliamo dare ai nostri figli ma sarebbe il caso di pensarci seriamente, prima che la scuola produca effetti devastanti.
Laici o credenti a questo punto è secondario. Conoscere la Bibbia e il Vangelo è prima di tutto una questione di cultura. Al pari di Pinocchio, Dante e la leggenda di Romolo e Remo sono storie che fanno parte di noi, della nostra storia.
Decido di comprare una Bibbia per piccoli e fare da me.
Spero solo di non farmi prendere la mano.
Quando racconto mi esalto, e senza che me accorga Gesù mi diventa subito un rivoluzionario palestinese con la barba di Che Guevara.
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Scritto da Tiziano – Canneori’s Family
E’ un pò tardino ma avevo voglia di scrivere 2 righe sulla giornata odierna.
Il tema delle feste di Natale è tutt’altro che semplice e appena posso vorrei affrontarlo come si deve ma di una cosa vorrei parlare adesso: più il tempo passa e più mi rendo conto, in maniera sempre più limpida, che questa festa può avere solo 2 possibili scenari: da una parte c’è quello di tipo religioso “stretto” ovvero la festa vissuta da chi è pervaso da una certa fede e che vive questa fede in modo profondo e sentito sia attraverso la preghiera sia attraverso gesti e comportamenti ben definiti (l’astensione dal mangiare carne il 24, la partecipazione alla messa di mezzanotte, la benedizione delle statuine del presente, ecc…) mentre dall’altra c’è la festa di coloro che si riuniscono essenzialmente per mangiare (molto), bere (molto), giocare a carte fino a tardi e che vedono in questa festa un momento di puro divertimento, goliardico e godereccio.
Le vie di mezzo sono perlopiù dei fallimenti.
Per chi come me ha smarrito la fede diverso tempo fa lo scenario possibile rimane solo uno ma questo non sempre risulta di facile attuazione. Spesso accade che piccoli impedimenti facciano saltare tutto come è accaduto quest’anno per via della febbre dei pupi. Alla fine ci siamo ritrovati io, mia suocera, Silvia ed i bambini a consumare una cena tutto sommato carina ma pur sempre passata davanti alla tv. Mio cognato in compenso stava peggio di noi perchè lavorava… Saranno solo ricordi d’infanzia eppure quanta nostalgia mi mettono le immagini di alcuni Natali passati in Umbria, insieme ai miei genitori. Erano giorni sempre allegri, la casa piena di gente, si passava da un pasto all’altro, da una tavola all’altra e nel mentre si giocava, si gridava e ci si divertiva.
Oggi sembra che ricreare certe atmosfere sia diventato difficile. A volte mancano gli spazi, più spesso manca la voglia di fare in genere. Mi sembra che queste feste vengano sempre più vissute come delle scocciature, come momenti di estrema confusione che si spera passino in fretta…
Sarò uno strano nostalgico ma mi mancano certi “eccessi” di quand’ero piccolo…
p.s. A proposito di piccoli: Matteo, anche se non al massimo dell’entusiasmo, ha preparato per Babbo Natale un piccolo “ricevimento”: su un tovagliolo ha sistemato un bicchiere di latte, dei biscotti e i suoi 3 amatissimi ciucci. Ebbene si, quest’anno il barbuto nonnetto in cambio dei regali per il cucciolo si prenderà i suoi ciucci visto che lui è diventato “grande”… Non è stato semplicissimo convincerlo ma ce l’abbiamo fatta! Ora speriamo che domani mattina i regali lo soddisfino altrimenti rischiamo che li rivoglia indietro!!!
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