Messaggi con Tag ‘crescere’
Scritto da Silvia Sacchetti – Mamma Imperfetta
Caro Matteo,
sono uscita di casa che ancora dormivi e ti vedrò stasera. Proprio io che ho scelto il part-time per stare più con voi,oggi mi ritrovo a passare tutta la giornata fuori.
Avrei preferito saperti a scuola, a soffiare le 5 candeline che tanto hai desiderato spegnere, invece questa varicella ha stravolto i programmi.
Scrivo a quest’ora, perché esattamente 5 anni fa alle 10.50 ho potuto stringerti, annusarti, guardarti negli occhi e toccare la tua pelle stropicciata. (continua…)
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Scritto da Mamma in 3D
Due anni fa, il mio Bimbo Grande affrontava la sua prima gita scolastica di un’intera giornata. Dovendo essere all’asilo più presto del solito, era stato accompagnato dal Papà, mentre io rimanevo a casa col fratellino.
Qualche minuto dopo averlo salutato, ho sentito un gran vociare giù in strada, sono uscita sul balcone e ho scoperto che i pullman erano fermi proprio sotto casa mia: ho visto un brulichio di bambini eccitati che salivano guidati dalle maestre, qualche mamma ferma sul marciapiede a salutare ed io, complici gli ormoni impazziti delle ultime settimane della terza gravidanza, mi sono ritrovata al quinto piano a piangere come una bambina nel sentire i motori avviarsi e nel seguire con lo sguardo i pullman allontanarsi verso la cascina appena fuori Milano. (continua…)
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Scritto da Alessandra Libutti – Mamme sull’orlo di una crisi di nervi
Tra le caratteristiche dei figli c’è quella di crescere. E’ un fatto naturale e per tanto dovrebbe essere per ogni mamma scontato. Scontato è anche il fatto che madre natura, in quanto madre anche lei, sia dotata di indole imprevedibile. Ne deriverebbe dunque che si dia per scontato che i figli crescano alla come capita. Invece no. Le mamme sono vittine di una psicosi di stampo medico-scientifica che le porta ad illudersi che i figli crescano in modo omogeneo. (continua…)
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Scritto da Lisa-L’unico Punto Saldo
Andando avanti con gli anni, si sa, si acquisisce una certa forma di consapevolezza che molti chiamano anche saggezza.
Una forma di evoluzione mentale cui tutti (?) siamo sottoposti nel corso della nostra crescita.
Fin da piccola pensavo alla saggezza come tutta quella serie di gesti tipici delle nostre nonne, che noi bambini spesso deridevamo: alzare il bavero del cappotto al primo vento gelido, indossare i calzettoni di lana in inverno-e-fa-niente-se-ti-vergogni-l’importante-è-stare-al-caldo, mangiare tanta verdura cotta, e asciugarsi bene le mani dopo averle lavate col sapone di Marsiglia – altro- che-quei-saponi -moderni-con-la-pompetta – che – non – lavano – niente.
Pensavo che crescendo, invecchiando, fossero tutte lì, le paranoie.
La saggezza di cui sono testimone ora invece, quella che percepisco, è quella consapevolezza che sopraggiunge all’improvviso, dall’oggi al domani, quando capisci, come un Gatsby di seconda categoria, che la festa perenne, la ‘Festa Mobile’(da cui la citazione-titolo di questo post) è finita.
Quando non ti svegli più coi postumi di una sbornia a mezzogiorno ridendoci sopra. Quando non puoi più prendere e partire l’indomani per un anno sabbatico salutando tutti con una festa a base di Nutella. Quando non puoi dire ‘oggi non mi alzo nemmeno dal letto, perchè non ne ho voglia’. Quando non puoi chiudere la porta al mondo e fare finta di non esserci. Quando non puoi permetterti di avere in casa solo tonno, Nesquik e Marsala perchè i tuoi figli devono mangiare.
Quando capisci, in buona sostanza, che sei stato catapultato dall’altra parte della barricata.
Qualcuno la chiama anche responsabilità.
A questo proposito, se ‘Vivere vuol dire cambiare’ (R. Feuerstein), credo che per vivere serenamente, condizione necessaria sia quella di ‘accettare di cambiare’.
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