Fertility Day. Quando la campagna è un fallimento

Poche ore è sopravvissuto il sito legato alla campagna #fertilityday lanciata in questi giorni dal Ministro Beatrice Lorenzin e vita breve sembra debba avere l'iniziativa stessa. A ribellarsi in rete con tutti gli hashtag e le recriminazioni possibili il target stesso cui la comunicazione è rivolta: le donne in età fertile.

di Alessia Altavilla

Ancora una volta la battaglia delle politiche sociali si gioca sulla pelle delle donne. Ancora una volta un modo di raccontare la femminilità, la maternità, l'essere madre (o il non esserlo) e, di fatto, la società, fa piazza pulita della donna e la trasforma in un oggetto da riempire, un ventre da gonfiare.
Esistono mille modi per calpestare la persona. E la donna in particolare. Alcuni sono evidenti e manifesti. Quelli per cui si accendono le grandi discussioni, si aprono le tavole rotonde, ci si schiera e si combatte. Dall'altra quelli più sottili, fatti passare come messaggi innocui, anzi. Indiscutibilmente corretti.



Così la campagna, costata 113mila euro, promossa dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin chiamata Fertility Day.
Il sito è rimasto live poche ore. Poi è stato costretto a chiudere. Gli amministratori hanno svuotato rapidamente la cache cercando di cancellare le tracce senza, però, comprendere e ricordare che di quelle poche ore di diffusione il web intero, la popolazione femminile, si è appropriato rendendo virale quello che i responsabili avrebbero voluto nascondere: lo scempio della comunicazione legata all'iniziativa Fertility Day.

Premesso che l'essere madre o meno sia una scelta e non possa essere né un'imposizione né tanto meno un suggerimento del Governo, a ferire la sensibilità femminile sono state soprattutto le immagini e i claim legati alla campagna. 
Qui sotto quelli che hanno lasciato il più segno. Ma ve ne sono altri, legati ai Figli Unici, alle Cicogne, agli spermatozoi da acchiappare al volo (questi facevano parte di un simpatico giochino che si chiamava #FertilityGame)



La fertilità è un bene comune. Comune a chi? A un popolo? A una nazione? A una razza? A un'etnia? Alla specie umana che in quanto tale è destinata a estinguersi?
Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi. Che induce a pensare che un genitore vecchio (andrebbe definito il concetto di 'vecchio') non è creativo. Ma in base a quale studio? O parametro?
La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile. Questa è la sola affermazione vera. Ma cosciente e responsabile sono due aggettivi che implicano soprattutto la libera scelta della coppia di avere un figlio o meno, senza il suggerimento dell'alto in nome di un supposto bene comune.

PERCHE' QUESTA CAMPAGNA E' SBAGLIATA
E' sacrosanto che un Ministero della Salute si occupi di Fertilità essendo questo un problema che sempre più grava sulle sanità pubblica. Ciò che è sbagliato è il modo in cui il problema è stato presentato.
Da un Ministero della Salute ci si aspettano soprattutto dati scientifici. E azioni.

Per esempio:
1) Qual è la percentuale di coppie che in Europa arriva alla gravidanza tramite tecniche di procreazione assistita?

2) Qual è l'età media, in Europa e in Italia, per avere il primo figlio?

3) Quanti sono gli uomini con problemi di fertilità e quante le donne?

4) Quali sono i principali problemi medici che spesso impediscono una gravidanza? Sono davvero tutti legati all'età (endometriosi, tube chiuse, problemi maschili, malformazioni dell'utero, fibromi...)?

5) Quali sono i buchi della Legge 40 

6) Perché le liste d'attesa in Italia per accedere ad assistenza sanitaria pubblica per problemi di fertilità superano a volte l'anno e mezzo?

Queste sono le domande a cui ci si aspetterebbe che un ministero rispondesse, anche in una campagna destinata alle masse.
Quello che non ci si aspetta è che un Ministero possa considerare la donna un vuoto da riempire. Escludendo totalmente l'uomo dalla comunicazione.
Non ci si aspetta nemmeno che un Ministero della Salute ignori quali siano spesso le cause per cui le coppie scelgono di non avere figli prima dei 35/40 anni e sebbene il problema sociale non gli competa, si comporti come se quei problemi non ci fossero.
E non ci si aspetta che un Ministero per indire un giorno destinato alla Fertilità (cosa buona e giusta, sulla carta) utilizzi un metodo che a molti ha ricordato quello fascista.

In Danimarca tempo fa un problema analogo (calo drastico della nascita, previdenza sociale in ginocchio) ha scaturio una campagna che sebbene affronti il medesimo argomento e sottolinei gli stessi temi, riesce a farlo in modo ironico, evitando clessidre, giudizi, affermazioni (spesso sbagliate).
E' semplicemente un invito ad aumentare il tempo trascorso copulando. Per rendere felici le mamme che così possono diventare nonne.
E a quanto pare ha sortito il suo effetto.

Qui il documento ufficiale del Ministero. Il Fertility Day, se ci sarà qualche comune ad aderire, si terrà il 22 settembre.

 

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