Il prezzo della libertà

Ovvero la storia di Marjane costretta a diventare donna nell'Iran degli ayatollah tra guerre, fondamentalismi e ipocrisie occidentali. È Persepolis, al cinema dal 29 febbraio.

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di Alessia Altavill

Trasposizione cinematografica della prima (e unica) graphic novel iraniana, PERSEPOLIS, al cinema dal 29 febbraio, racconta, con un unico registro narrativo che segue i due binari paralleli del pubblico e del privato, dell’universale e del particolare, la Storia dell’Iran - dalla caduta dello Scià alla teocrazia degli Ayatollah passando attraverso gli 8 anni bui della guerra con l’Iraq – e la storia di Marjane Satrapi, l’autrice/protagonista/regista, che si trova a crescere in un Paese in cui chi “si oppone” marcisce in carcere o muore fucilato, un Paese dove il velo non è una scelta libera e consapevole ma un’imposizione dall’alto e il nemico non è solo quello che bombarda e distrugge le città, ma quello che impedisce la ricerca della propria identità e l’affermazione delle velleità personali.

Marjane Satrapi è una bambina quando lo Scià viene rovesciato. La sua è un’infanzia felice, vissuta all’interno di una famiglia borghese e progressista impegnata in prima linea nella lotta contro la dittatura prima e la teocrazia poi e che paga il suo impegno con la morte di un nonno e di uno zio. A 10 anni, la piccola Marjane sa bene cosa significhi difendere i propri ideali e al grido di Abbasso lo Scià intravede, sicuramente ingenuamente ma, in fondo, in modo non troppo diverso da quello dell’intera nazione, una speranza di salvezza e libertà per sé stessa, i suoi cari e il suo paese. I suoi miti di allora sono Bruce Lee, lo zio comunista, il buon Dio e Che Guevara, coinvolti, tutti e quattro, nella sua fanciullesca ed eroica iniziazione alla vita.


Ma la Storia è senza pietà. E a una dittatura cruenta e sanguinaria ne subentra un’altra, se possibile, ancora più terribile. I sogni dell’Iran intero vanno in pezzi e i jenas e le magliette di Marjane, le sue scarpe da tennis, il suo viso fiero e aperto, vengono definitivamente coperti dal triste e impersonale chador che rende le donne (e le bambine) tutte uguali (esemplificativa, in questo senso, la scena in cui Marjane e le sue compagne del corso di arti grafiche devono riprodurre un corpo femminile completamente coperto e, quindi, informe).
Scoppia la guerra con l’Iraq. Teheran viene ripetutamente bombardata. La vita diventa per tutti terribile e senza senso e Marjane viene spedita a Vienna dove a soli 14 anni, completamente sola e senza alcun tipo di preparazione, entra in contatto con una civiltà e una cultura opposti alla sua. Adolescente, può bere, partecipare alle feste, indossare minigonne e maglie scollate… Sembra essere la libertà. Ma non è così. L’Europa si rivela ipocrita e meschina e la gente sembra essersi assuefatta all’idea che i rapporti umani non siano necessari.
Marjane è isolata. In Europa come nel suo paese. Straniera in casa e fuori. Incapace di adattarsi a un modello che non le appartiene (quello occidentale), ma anche di sottostare a un regime che castra la sua umanità, togliendole qualsiasi speranza e ambizione.

Il film, che ripercorre nell’arco di 95’ i 4 volumi dell’omonimo fumetto, parla di questo. La Storia dell’Iran diventa la storia di Marjane, bambina che deve diventare donna cercando di mantenere integri i suoi valori, nonostante le brutture e la cattiveria, espressi in vario modo e a vari livelli, del mondo.
Lo sguardo dell’autrice, che non ha voluto che il suo film diventasse una produzione hollywoodiana e ha preferito incaricarsi personalmente (con Vincent Paronnaud) della realizzazione affinché il messaggio non ne venisse tradito, è sempre attento, capace di ironia e autoironia anche nelle situazioni più drammatiche, colto e intelligente.
La critica che ne viene fuori è durissima e il modello occidentale non risulta migliore di quello orientale. Tutt’altro.
I personaggi principali sono figure a tutto tondo che si stagliano nitide sullo sfondo della Storia. La determinazione, ora positiva ora autodistruttiva, di Marjane, la dignità dei genitori, il coraggio dello zio, la saggezza della nonna non sono mai stereotipati o manieristi. Tutto risulta sempre molto vivo. In particolare la nonna è una figura chiave della narrazione. È lei, infatti, a rappresentare sempre e comunque la forza e la speranza ed è a lei che, letteralmente, Marjane si riferisce nell’ultima scena quando, orami donna e in procinto di abbandonare l’Iran per sempre alla volta di Parigi, constata che la libertà ha sempre un prezzo da pagare.

Decisamente vincente, infine, la scelta di portare sulle scene i disegni, bidimensionali e in bianco e nero a parte un piccolo tributo coloristico alla città di Parigi, patria d’adozione dell’autrice, senza alcun tipo di intervento da post produzione.
Ne viene fuori un film decisamente fuori dagli schemi, lontanissimo dai cartoon di dysneiana memoria, in cui anche l’essere fumetto viene rivendicato con forza e orgoglio.

Da non perdere assolutamente.
Per maggiori informazioni www.persepolis-ilfilm.it

Guarda il trailer in italiano:

 

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