Enuresi: come affrontarla

Il problema della pipì a letto interessa un bambino su otto con un’età compresa tra i 4 e i 10 anni. Si tratta di un problema temporaneo che tende a risolversi durante la pubertà, ma che deve essere affrontato nel modo corretto per evitare traumi psicologici al piccolo.

di Manuela Magri

Sono numerosissimi i bambini che tra i 4 e i 10 anni bagnano il letto o non sono completamente autonomi nella “gestione della pipì”. Si tratta di un problema piuttosto diffuso (un bambino su 8) che non deve eccessivamente allarmare i genitori.
Va, però, affrontato nel modo corretto sin dall’inizio, tenendo conto sia dell’età del bimbo, sia della gravità del problema, sia delle possibili cause.


Se prima dei 6, infatti, non si può nel modo più assoluto parlare di “problema pipì a letto” quanto, piuttosto, di tempi di apprendimento più lunghi (ma sempre nella norma) per quanto concerne il controllo degli sfinteri, dopo i 6 anni, quando la pipì a letto potrebbe sottendere un disturbo fisico e, comunque, essere responsabile di problemi psicologi per il bambino il disturbo va affrontato nel modo corretto, prendendo le dovute precauzione e cercando in tutti i modo di aiutare il piccolo a non esserne sovrastato.

 
CAUSE ED EFFETTI

Normalmente, quando dopo i 6 anni il bambino continua a bagnare il letto, si parla di enuresi. Le cause non sono ancora state completamente accertate, ma esistono dei meccanismi che potrebbero essere responsabili del problema:



 
  • difficoltà a risvegliarsi dal sonno
     
  • eccessiva produzione di urina durante la notte dovuta o a troppa assunzione di liquidi prima di andare a nanna o alla scarsa secrezione di un ormone prodotto dall’ipofisi (l’ADH) che agisce concentrando le urine in modo che la notte si formi meno pipì di quanto non accada di giorno
     
  • scarsa capacità notturna della vescica a contenere le urine dovuta, forse, a un mal funzionamento del muscolo che blocca l’uscita dell’urina dalla vescica.


    In sé, l’enuresi non sarebbe un grosso problema. In linea di massima, infatti, tende a risolversi con l’adolescenza e, in ogni caso, può essere affrontata (e risolta) con una terapia efficace anche, eventualmente, farmacologica.
    Il vero problema, piuttosto, è di origine psicologica. Dopo i 6 anni, infatti, la società dà per scontato che un bimbo sia perfettamente in grado di controllare i suoi bisogni sia di giorno che di notte e la vita quotidiana impone ai più piccoli un ritmo che non sempre è compatibile con un simile disturbo (gite di classe, una sera a casa di un amico, allenamenti…).
    A essere compromessa è, in particolare, l’autostima del bambino che potrebbe iniziare a vergognarsi di se stesso sentendosi non adeguato a ciò che gli viene imposto dagli altri.
    Anche per i genitori, poi, l’enuresi rappresenta un problema e può essere responsabile di stress e stati d’ansia che possono sfociare in rabbia e fastidio.
    Ecco perché affrontare sin da subito il problema rivolgendosi al pediatra prima ed, eventualmente, a uno psicologo poi è molto importante per trovare sin da subito, tutti assieme, la strada migliore per affrontare il problema e risolverlo.
    A questo proposito, ascolta il parere del dottor Mario Ancona, psicologo e psicoterapeuta, che affronta il discorso dell’enuresi infantile prettamente sotto il punto di vista psicologico:

     

     
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