Giochi autoerotici dei bambini: come comportarsi

La scoperta della propria sessualità inizia abbastanza precocemente. Già intorno all'anno e mezzo/due i piccoli possono provare piacere nel toccarsi i genitali. Come comportarsi di fronte a questi atteggiamenti?

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di Manuela Magri
La scoperta del proprio copro, che il bambino intraprende già a partire dai primi mesi di vita quando inizia a toccarsi prima le manine, poi la faccia, quindi il resto del corpo, fa parte della normale esplorazione che il piccolo compie di sé e del mondo che lo circonda.
Se, però, in generale, mamma e papà non provano alcun imbarazzo di fronte a un bimbo che si tocca il naso, la bocca o le orecchie, la situazione cambia drasticamente quando il bambino, generalmente intorno all'anno e mezzo/due, inizia a esplorare i proprio genitali, provando oltretutto piacere nel toccarli.


In realtà, si tratta di un comportamento assolutamente normale che fa parte del percorso di crescita del bambino e che come tale andrebbe vissuto da chi gli sta intorno. Spesso, però, per convenienza sociale o per la propria educazione sessuale, si prova vergogna e ci si chiede quale sia la via giusta da seguire.
Alcuni genitori fingono di non vedere, negando, di fatto, l'evidenza dei fatti. Altri, tendono a sgridare, per quanto con dolcezza, il bambino, inculcandogli così il senso della vergogna che, il più delle volte, lo porta a compiere certi gesti di nascosto e quando è da solo.
La verità è che l'autoerotismo fa parte del processo di crescita. Toccandosi, infatti, non solo il bimbo impara a conoscere parti inesplorate di sé, ma prova piacere, diventa per lui un gesto auto gratificante, non molto diverso da quello che era (o è) il succhiare o il tenere il ciuccio in bocca.


Di fronte a un bambino che si tocca, quindi, non esiste un comportamento univoco da tenere. Ci sono alcuni comportamenti da evitare e alcuni atteggiamenti del piccolo da prendere in considerazione.
Fingere disinvoltura quando si è in imbarazzo non fa che accrescere le difficoltà del bambino a comprendere il mondo adulti. Meglio, quindi, essere onesti senza, però, dare al bimbo troppe spiegazione che, comunque, non capirebbe. Anche un eccessivo permissivismo potrebbe essere mal interpretato. Inutile, infatti, negare che esistano delle convenzioni sociali che ogni bambino, prima o poi, deve conoscere e rispettare.
Occorre, perciò, essere misurati, cercando, per quanto possibile, di indagare nella propria infanzia per ritrovare i ricordi del piacere provato durante la masturbazione e del perché lo si provava. Tendenzialmente, in una situazione di serenità, esattamente come smette di prendere il ciuccio, di ricercare il seno della madre o di succhiarsi il dito, naturalmente, il bambino cesserà questo tipo di giochi autoerotici, per lo meno fino all'adolescenza.

COMPORTAMENTI DA NON SOTTOVALUTARE
Se l'autoerotismo è un comportamento normale in un bambino che sta scoprendo il proprio corpo e la propria sessualità, la masturbazione continua, che isola il piccolo, fatta in luoghi pubblici e in modo esibizionistico o che gli provoca dolore, può nascondere un'ansia, una paura che il bimbo sta cercando di esorcizzare attraverso il piacere che si provoca.
Se il toccarsi i genitali supera, quindi, i confini della 'normalità' è bene cercare di comprendere dove possa nascondersi il problema e cosa gli provochi insoddisfazione. A volte è solo un tentativo di richiamare l'attenzione di genitori assenti o troppo impegnati. Una richiesta aggiuntiva di coccole e affetto. Un modo consolatorio per superare stanchezza e disagi che gli arrivano dal quotidiano.
É fondamentale non drammatizzare il problema, non sgridare il bambino e utilizzare un comportamento univoco sia a casa che a scuola, chiedendo a tutti di avere il medesimo comportamento per evitare di confondere il piccolo.

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