I bambini adottati

La dottoressa Cristina Savatteri ci parla di adozione e delle difficoltà che le famiglie si trovano molto spesso ad affrontare nella relazione con i bambini adottati.

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di Cristina Savatteri

L’adozione di un bambino è sempre una scelta difficile, un percorso delicato e complesso da molti punti di vista.
Affrontando il tema da un punto di vista psicologico, non pochi sono i punti da prendere in considerazione, differenti da caso a caso.


Ci sono elementi comuni e che ritornano:
per esempio, tutti i bambini adottati hanno vissuto il trauma dell’abbandono con la famiglia d’origine, con il proprio paese e con il luogo di appartenenza. Anche se il bambino è molto piccolo l’esperienza dell’abbandono e di vissuti traumatici non trasformati in pensiero e senso logico, rimangono registrati nell’inconscio e possono influire sullo sviluppo della sua personalità.
L’esperienza traumatica non “pensata” si esprimerà attraverso agiti, disagi, comportamenti anomali, sogni.

Per questi bambini le origini diventano un mondo lontano, percepito allo stesso tempo come familiare ed estraneo e conosciuto soprattutto attraverso modalità sensoriali.
Come sottolinea Artoni Schlesinger, “queste primitive esperienze sensoriali vissute, anche a pochi mesi di età, nel proprio ambiente d'origine non hanno accesso alla coscienza e non diventano pensiero perché troppo precoci, ma vengono accuratamente conservati in un sistema di memorie implicite inconsce. Le tracce di queste percezioni e sensazioni primordiali persistono così nell’inconscio del bambino adottato e possono emergere nei suoi disegni o nelle parole improvvisamente pronunciate nella lingua originaria.”

BAMBINI ADOTTATI E PROBLEMI CON I NUOVI GENITORI
I genitori che adottano, oltre al percorso che li prepara all’adozione, sanno che andranno incontro a situazioni difficili. I bambini per integrarsi nella nuova famiglia mettono in atto comportamenti provocatori, oppositivi, compiacenti per capire e testare se possono adattarsi e vengono accettati pienamente dai nuovi genitori.
Sono estenuanti sfide che i genitori adottivi si trovano ad affrontare.
In una delle mie esperienze passate con una madre adottiva, con difficoltà di relazionarsi con i due piccoli adottati mi colpiva una frase “Le madri vere non accontentano come faccio io con voi”.
Frase che ribadisce il non essere la madre biologica sicuramente, ma che, attraverso quell'aggettivo 'vera', esprime anche il senso di una madre non consapevole del suo ruolo, che non accoglie ciò che esprime il bambino attraverso capricci e che, a parer mio, può diventare nella testa del bambino un “ti accontento come una madre non vera perché faccio fatica ad accogliere il disagio.” A questa mia interpretazione e senso su ciò che ho sentito, mi viene in mente Winnicott quando sostiene che “il comportamento apparentemente incomprensibile può allora acquisire un senso nella mente dei genitori adottivi, consapevoli di non essere i reali destinatari di tali manifestazioni, ma capaci di accogliere l'angoscia sottostante e darle una forma che veicoli un messaggio di totale accettazione.

E' necessario, perciò, che i genitori adottivi si rendano conto che le manifestazioni di disagio e traumi, sono frutto della rielaborazione del lutto dell’abbandono della propria famiglia d’origine, del proprio paese d’origine e della propria cultura.
Lo studioso Artoni Schlesinger parla di “un tronco tagliato”, per definire ogni bambino che deve fare i conti con tale strappo originario. “Questa cesura separa irrimediabilmente un prima parte, che ha a che fare con un mondo sensoriale perduto e non ritrovabile nelle proprie memorie, e un dopo, reale e tangibile, ma privo del collegamento con le origini, garantito in condizioni normali da un ambiente che fornisca il senso di continuità del proprio esistere. Nel mezzo di questa spaccatura alberga il buco delle origini, che, pur non essendo colmabile, può essere attraversato, accolto e condiviso da tutti i membri del nucleo adottivo.”

BAMBINI ADOTTATI E MONDO DELLA SCUOLA
Un altro ambiente dove i bambini adottati trovano difficoltà è il mondo della scuola.
Spesso, infatti, mostrano difficoltà di attaccamento con le figure di adulti, insegnanti o altri, sono diffidenti oppure troppo attaccati.
Alcuni bimbi adottati mettono in campo comportamenti impulsivi o ripetitivi, compromettendo il rispetto delle regole, oppure si ritirano nel loro mondo.
Possono esserci difficoltà di apprendimento della nuova lingua e incapacità di possederne le sfumature, con conseguenze negative sul rendimento scolastico generale. 
Molti bambini hanno difficoltà di concentrazione, attenzione e apprendimento, rivelano disturbi dell’attenzione, sono ipercinetici e hanno un bisogno significativamente importante di attenzioni e di cura.
Nei casi più gravi troviamo anche dei ritardi nello sviluppo psicomotorio derivati da scarse stimolazioni ricevute nella primissima infanzia e che possono trasformarsi in difficoltà linguistiche, nella simbolizzazione e nella motricità.
Inoltre emerge che questi bambini adottati presentano difficoltà nello studio della storia e, più in generale, nelle attività che richiedono astrazione. Le esperienze pregresse causano, infatti, una rottura nella storia del bambino, una distorsione nel ritmo naturale della vita.
Per tutte queste motivazioni è fondamentale riuscire a creare con questi bimbi un forte rapporto basato sulla fiducia reciproca.

La dottoressa Cristina Savatteri, psicologa e psicoterapeuta, lavora con i bambini e le loro famiglie con particolare attenzioni per le problematiche riguardanti lo sviluppo e i percorsi di crescita, i disturbi dell'apprendimento, i disagi emotivi e le difficoltà  di crescita.
Per maggiori informazioni o per fissare eventuali appuntamenti é possibile contattarla all'indirizzo cristisavaATlibero.it

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