Quanto tempo dedicare all'educazione dei figli?

Qual è la giusta misura del tempo da dedicare all'educazione dei propri figli? Quali spazi condividere con loro? Quante ore trascorrere insieme con i bambini perché non risentano della nostra mancanza? Ce ne parla la dottoressa Chiara Corte Rappis, partendo da un recente seminario sul tema dello spazio e del tempo da dedicare all'istruzione a scuola.

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di Chiara Corte Rappis

Questo mese vorrei partire dal seminario, tenutosi venerdì 13 Febbraio, Riflessioni intorno al mondo della scuola a partire dall'ultimo volume di Massimo Recalcati L’ora di lezione.
Erano presenti tanti bravi relatori, tra i quali la professoressa Jole Orsenigo che conosco da moltissimi anni e con cui ho incontrato il mondo della scuola in un modo diverso un mondo accogliente, non giudicante, il mondo di una scuola attenta ai tempi e agli spazi in cui si svolgeva la didattica, ma soprattutto sensibile e rispettosa delle singole individualità e soggettività, e il professor Massimo Recalcati con il quale l’ora di lezione diventa una possibilità per aprire, scoprire, esplorare altri mondi o, come direbbe il professor Riccardo Massa, per condurre in un spazio altro, lo spazio dell’altrove, dove sia possibile la messa in moto del desiderio e dunque dell’incontro.



Di quell'amore per il sapere, di cui Massimo Recalcati parla diffusamente nel libro e che potrebbe essere l’unica strada per salvare la scuola oggi, lui ne è testimone.
Dopo aver ascoltato una sua lezione, tu dici ancora, se ne vorrebbe ascoltare ancora e ancora. In francese ancora viene tradotto con la parola encore che porta anche il significato di “un corpo”. Ecco perché il sotto titolo del libro è Per un’erotica dell’insegnamento.

Perché quel libro inanimato può, attraverso un’ora di lezione fatta da un insegnante appassionato, trasformarsi in un corpo erotico.
Ogni ragazzo nella scuola dovrebbe restare contagiato, toccato dall’amore per la conoscenza.
Solo così tanti ragazzi potrebbero sostituire godimenti mortiferi con l’amore per la letteratura, la storia, la filosofia, la psicologia, la pedagogia, la matematica; perché solo l’amore per il sapere potrebbe trasformare un mondo, dove impera la logica dell’economicismo, della prestazione, della performance, del profitto.
Solo l’amore per un sapere divenuto vivo, quindi solo l’amore per la vita, ci potrà salvare.

Allargherei il concetto della vivificazione della scuola a quello della famiglia.
La Dott.ssa Jole Orsenigo, durante il seminario, ha introdotto due concetti importantissimi nella nostra vita quotidiana: l’organizzazione del tempo e dello spazio all’interno della scuola.
A me piacerebbe parlare dei tempi e degli spazi nelle nostre famiglie, perché tanti genitori mi domandano quale sia il tempo giusto da dedicare all’educazione dei figli.
Si sentono, spesso, in colpa perché lavorano tutto il giorno e il solo tempo da dedicare ai figli resta quello del weekend. Altri genitori separati mi domandano se stare con i figli un solo giorno alla settimana sia sufficiente.

A tutti questi genitori io rispondo che non c’è una misura della quantità, ma ciò che conta è la qualità del tempo e dello spazio di prossimità passato con i nostri figli. Ciò che ricordiamo della nostra infanzia, non è quanto tempo abbiamo passato con i nostri genitori, ma come quel tempo è stato.
Ci sono figli e genitori che passano una vita insieme e neppure si conoscono. Anche gli spazi sono una componente importante della nostra vita e a questo proposito mi permetto di portare un esempio, questa volta, tratto dalla mia vita personale.
Ero in quarta liceo e con orgoglio avevo in pagella 8 in matematica ed 8 in fisica, non perché io fossi particolarmente portata per le materie scientifiche, ma ho avuto una professoressa, forse l’unica prima di arrivare all’università, che amava insegnare, amava la sua materia e rendeva quei numeri e quelle leggi fisiche vive. All’uscita dei cartelloni avrei voluto che mio padre, ingegnere chimico, mi dicesse che sarebbe venuto a vedere i cartelloni esposti. La mia scuola non era lontana da casa nostra, necessitava di una passeggiata fatta insieme (spazio significativo e condiviso) per arrivare a vedere i tabelloni esposti, ma quello rimase soltanto un mio sogno e quello spazio di prossimità, di vicinanza, di condivisione resta ancora oggi all’età di 39 anni uno spazio vuoto.
Ecco cosa ricordano i ragazzi, i tempi e gli spazi che siamo riusciti a far vibrare e non la quantità di tempi e di spazi riempiti di vuoti e di mancanze.

Per scrivere o contattare la dottoressa Chiara Corte Rappis è possibile scrivere all'indirizzo chiara.corterappisATyahoo.it oppure telefonare al numero 349-7898300. Per maggiori informazioni, è possibile anche consultare il sito www.spazioeterotopico.it

 

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