Sweetie: prestazioni sessuali contro i pedofili

Sweetie è una bimba filippina di 10 anni. Una vera e propria Lolita, capace in rete di attirare nella sua di 'rete' centinaia di pedofili. Sweetie, però, in realtà non esiste. È una bambina virtuale, frutto dell’esperimento di Terre des Hommes per contrastare il fenomeno della pedofilia online.

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di Alice Demare

Sweetie ha 10 anni. Un grazioso visino privo di malizia. La carnagione scura e gli occhi leggermente a mandorla. È filippina e trascorre on line la maggior parte del suo tempo. In questo mondo virtuale, Sweetie chatta, chiacchiera, ride, scherza. In questo mondo fatto di byte e bit, codice binario di informazioni che contengono emozioni, Sweetie si spoglia, compie atti sessuali, si prostituisce. Sweetie non è una sprovveduta. Sa bene quello che sta facendo. E il suo lavoro lo svolge al meglio delle sue possibilità.
Sweetie, infatti, non è una bambina, una delle tante piccole vittime di una società corrotta e malata in cui l’infanzia viene calpestata malamente e i lupi cattivi ululano attraverso gli schermi. Sweetie è un progetto, l’idea geniale di un team facente parte dell’Associazione Terre des Hommes che lanciando in rete una lolita virtuale ha fatto sì che non solo venissero accesi i riflettori sul problema della pedofilia online conosciuta con l’acronimo di WCST (Webcam Child Sex Tourism), ma venissero addirittura identificati centinaia di predatori scoperti semplicemente registrando le loro chat e loro conversazioni virtuali, mettendo insieme le mille informazioni fornite in questi contesti.



PEDOFILIA ON LINE: UN PROBLEMA SOTTOVALUTATO
I pedofili on line, spiegano i responsabili del progetto, sono tantissimi. Hanno storie personali e comportamentali differenti, provengono da tutti i paesi del mondo (anche se da questo esperimento sembrano essere al primo posto gli australiani), sono fortemente attratti dall’esotico e appartengono a tutte le classi sociali. Nonostante, però, il numero impressionante di reati commessi tramite rete a danno di bambini spesso di pochi anni, il lavoro svolto finora dalle autorità internazionali è stato scarso. Pochi gli arresti, poche le condanne, pochi i fondi stanziati per rimarginare la situazione, contenerla.

Eppure, come spiega Hans Guyt responsabile del progetto, basterebbe davvero poco per individuarli e confinarli.
Banalmente, Sweetie con il suo “lavoro” ha permesso di raggiungere oltre 20.000 persone, di cui almeno 1000 identificate. E con risorse solo di poco superiori, si sarebbe potuto allargare l’indagine a un numero ancora più vasto di persone.

WCST: DI COSA SI TRATTA
Si parla di Web Child Sex Tourism quando un adulto paga per vedere un bambino di un altro paese spogliarsi e compiere atti sessuali, spesso guidati dal pedofilo stesso, davanti a una telecamera. I bambini violati si spogliano, si toccano, si masturbano… Il tutto dietro pagamento da parte del molestatore di una somma pattuita. Spesso, al reato di pedofilia si somma quella di induzione alla prostituzione minorile (emblematico il caso delle quattordicenni costrette a prostituirsi dalla madre ai Parioli a Roma).
La differenza fondamentale tra WCST e adescamento informatico, come si legge sul documento trasmesso da Terre des Hommes, sta nel fatto che in questo secondo il predatore prova a stabile un contatto di tipo emotivo con la vittima, costringendola poi ad atti sessuali con la coercizione.
Il WCST, invece, è una sorta di patto economico in cui avviene una transazione finanziaria tra i minore e lo sfruttatore. Molto più vicino alla prostituzione minorile che all’adescamento informatico. Se, poi, quest’ultimo avviene entro i confini nazionali, il secondo si muove veloce, volando anche oltre continente. Il Sud Est Asiatico, Filippine e Cambogia in primis, rappresenta la meta preferenziale per via dell’altro tasso di informatizzazione della popolazione unito a condizioni economiche spesso miserevoli.

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