Bambini, a me gli occhi!

Breve excursus sullo spettacolo infantile e alcune domande sui bambini che ogni intrattenitore dovrebbe porsi.

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di Leonardo Carrassi



 

Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo (per)chè ne sdegna la conversazione, come si vergogni di un passato ancor troppo recente.       (G. Pascoli)


L’immagine di quel “fanciullino” pascoliano, reminescenza del lontano liceo, credo mi abbia sempre aiutato a comunicare coi bambini. A stretto contatto coi bimbi un adulto si innervosisce facilmente, se non altro perché la comunicazione stessa si avvale di mezzi tutt’altro che reciproci.
É come se i bambini parlassero una lingua straniera, una lingua apparentemente comprensibile ma in fondo complicata e con mille sfumature. O probabilmente sarebbe giusto dire quanto in fondo l’idioma incomprensibile non sia il loro, l’incombenza d’essere compresi forse tocca a noi adulti. Se i “bambini” fossero gli abitanti di un paese, sarebbe legittimo attribuirgli una propria cultura, un proprio modo di pensare e di vedere le cose, proprio come si attribuisce ai cinesi o agli africani un loro modo di vestire, ragionare e interloquire. So quanto il paragone possa sembrare posticcio, ma nulla rende più l’idea della difficoltà di portare una conversazione coi bambini a un buon grado di reciproca comprensione. A pensarci bene ogni tanto è complicato anche tra persone adulte, quante volte abbiamo la sensazione di affrontare un discorso tra sordi?

Per comunicazione intendo tutto ciò che, verbalmente o no, sia mezzo ricreativo e d’argomento nello spettacolo, nell’animazione e nella ricreazione per bambini. Proverò in seguito ad analizzare qualche concetto.

Per un fanciullo una cosa è bella o brutta, le sfumature non esistono. Le idee sono vergini e i comportamenti che ne derivano primitivi, il più delle volte istintivi. La società non ha ancora totalmente corrotto la loro integrità, e per certi versi chi ha perso qualcosa durante il cammino verso la maturità sono proprio i “grandi”, coloro che hanno abbandonato il cammino semplice per difendersi e costruire. Non ho competenze per approfondire il concetto, ma parto da ciò per tentare di avvicinarmi a Fanciullopoli, quel mondo di cui parlavo prima, terra in cui molti intrattenitori per bambini sono avventurieri e disadattati.

Nessuno ha la verità in tasca, premetto. A tutti è capitato di innervosirsi coi bimbi (pur mantenendo il controllo), e ognuno di noi ha trovato o è in cerca del modo migliore per gestire la comunicazione col pubblico infantile. Con questo non dispenserò consigli, cercherò piuttosto di condividere le mie personali domande, così come molte ne ho sentite e apprezzate negli anni.
Purtroppo, oggi molti bambini crescono rapidamente, e ricreazioni mal presentate non reggono la competizione con intrattenimenti ben più stimolanti e ahimè non necessariamente più sani. Spesso il miglior baby sitter è una consolle, e purtroppo la violenza è a portata di joystic. Questo complica maggiormente le cose, soprattutto per tutti coloro che coi bambini hanno a che fare.

I bambini però non sono tutti uguali, è legittimo aspettarsi di trovare bimbi diversi in luoghi e situazioni diverse. Avrete tutti notato che un bambino di provincia è generalmente più docile, talvolta più ingenuo. Nelle grandi città è più facile trovare turbolenza tanto negli ambienti scolastici quanto in quelli casalinghi o ricreativi, e l’intrattenimento può richiedere all’addetto ai lavori una dose maggiore di energia e autocontrollo. Non avendo autorità per l’approfondimento sul tema psicologico, mi limito ovviamente a prenderne atto. Ammesso che semplici constatazioni possano essere in qualche modo utili, ognuno di noi ne farà tesoro come può, magari per plasmare e adattare il proprio modo di esibirsi, a secondo del pubblico che si trova davanti. Proviamo quindi a lasciare i consigli da parte, ponendoci davanti ad alcuni dati di fatto.

Quali sono le reali difficoltà che un intrattenitore trova davanti al pubblico infantile?
In primis, e lo ripeto, credo sia il linguaggio. Se i bambini non percepiscono d’avere a che fare con “uno di loro” non gli daranno ascolto, o lo faranno solo perché costretti. Direttamente proporzionale alla simpatia che si offre risulta purtroppo essere la confidenza che il piccolo pubblico si prende nei confronti dell’artista. Difficile è risultare simpatici e bontemponi, mantenendo quel distacco necessario a definire i ruoli. Ognuno di noi si ingegna come può, fondamentale però prenderne atto. Immaginiamo di essere un bambino tra i bambini nella migliore condizione per essere accettato, diciamo un piccolo individuo simpatico e interessante, che dispone di bei giochi, nuovi e invidiabili. Pensandoci bene sono caratteristiche che hanno una relativa affinità con le doti di un prestigiatore o un animatore per bambini, simpatia, attrezzi interessanti, idee matte… Un bambino di questo genere diventa certamente un leader, e difficilmente un leader viene sfidato, tutt’altro il leader viene assecondato! La domanda è: questo meccanismo può valere anche per l’intrattenitore?
Può per esempio un prestigiatore in mezzo ai bambini essere assecondato nello stesso modo, nell’interesse e nel rispetto che i bimbi stessi attribuiscono al bambino più simpatico? Penso che questo sia un ottimo punto di partenza per comunicare. E poi cos’è importante? Mi ricollego a quanto detto precedentemente quando parlavo delle mezze misure, un bambino non concepisce sfumature e talvolta l’insuccesso di un mago (per esempio) è dato proprio da questo fattore. L’occhio vuole la sua parte! Mai quanto con i bambini la prima impressione è quella che conta. Immaginate un prestigiatore che arriva con una valigetta e un vestito ordinario. Esso non corrisponderà mai all’immagine del mago che un bambino si crea nella testa, e iniziare male vuol dire finire peggio. Forse vale la pena imparare i concetti infantili di “bello o brutto” e“tanto o poco”, basta ricordare cosa ci entusiasmava da fanciulli ed ecco che negli occhi di un bambino vediamo un mago ben vestito che si porta in giro un teatrino magico misterioso. Viste le premesse, quanto è importante la scenografia, il contesto, la cornice? All’occhio degli adulti paganti assumiamo inoltre un tono professionale, no? I bambini sono incuriositi da cosa c’è dentro, da cosa c’è dietro. Un telo, un cassetto, un baule stimola curiosità e crea attenzione. Un mago che non è incasinato ogni volta che carica e scarica la macchina, avrà poco da offrire ai bambini! E infine di cosa hanno davvero bisogno i bambini? … eh? Lo sapete vero?! Ma certo che lo sapete, lo sanno tutti. I bambini hanno bisogno di ridere, ridere, e ridere. Solleticate il meccanismo della risata infantile, fate un salto nel passato e non vi sarà difficile diventare veri e propri baby-cabarettisti!Siate i loro comici preferiti. E questo è l’ultimo, anzi il primo, segreto del successo tra i piccoli! L’unica domanda a cui mi son sempre risposto con estrema certezza. L’unico vero dogma nella magia per bambini. Spesso è più utile partire dai propri punti interrogativi. I consigli a volte vengono da un altro pianeta. Queste sono alcune delle domande che mi sono posto sul tema. Quali sono le vostre? A presto!

Per maggiori informazioni www.magoleo.com

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