Yoga: disciplina per puerpere

La dottoressa Cristiana Biogli, insegnante di yoga ed educatrice alla nascita, spiega quali sono le caratteristiche che rendono lo yoga una disciplina particolarmente adatta durante la gestazione.

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di Dottoressa Cristiana Biogli

La maternità è un evento globale che coinvolge non solo il corpo fisico della donna, ma anche il suo mondo emotivo, mentale, sociale e spirituale. La pratica dello yoga permette alla donna di toccare tutti questi aspetti che in gravidanza acquistano, oltretutto, maggiore sensibilità e richiedono maggiore ascolto.
La parola stessa yoga deriva dalla radice sanscrita yuj che significa ‘aggiogare’, ‘tenere assieme’, ‘unire’. Lo scopo primario della pratica dello yoga, quindi, è quello di aiutare l’essere umano a prendere consapevolezza dei suoi vari aspetti costitutivi, spesso scissi e disordinati, e riunificarli assieme in una danza armonica ed equilibrata.


Questi aspetti sono gli stessi di cui adesso anche la fisiologia moderna parla riconoscendone l’esistenza e l’importanza, come dimostrano gli studi della psiconeuroendocrinoimmunologia e le teorie salutogenetiche.

Praticando yoga già fin dal quinto mese di gestazione si accompagnano le trasformazioni fisiche e fisiologiche del corpo con movimenti che favoriscono la flessibilità e l’apertura del piano pelvico.
Il lavoro corporeo è la pratica potremmo dire più immediata e ‘grossolana’ dello yoga ed è anche ciò che invita a immergersi in questa disciplina quando non si sa ancora bene cosa sia, in realtà, lo yoga.


Il tipo di lavoro corporeo proposto dallo yoga permette alle donne di avvicinarsi gradualmente e in modo sempre più profondo alla scoperta del proprio corpo, per tante un vero sconosciuto. E la conoscenza del proprio corpo genera familiarità con esso, fiducia, svela una sorta di saggezza intrinseca al corpo (lui sa ciò che deve sapere) e tutto ciò è quanto mai importante per favorire una buona dinamica fisiologica di travaglio di parto. Attraverso lo yoga si coltiva la pratica dell’abbandonarsi con fiducia al corpo che sa: sa mantenere il suo sistema di equilibrio interno, sa riprodursi e sa partorire perché è stato filogeneticamente predisposto a questo.
É questa condizione di fiducia che permette alla donna in travaglio di non irrigidirsi in atteggiamenti di rifiuto e chiusura ma di lasciarsi guidare dal corpo, da quello schiudersi progressivo che dà luogo alla nascita attraverso la capacità di abbandonarsi senza perdersi, di lasciarsi trasportare dalle onde del mare in tempesta senza andare alla deriva, attaccata alla boa della presenza rilassata e dell’ascolto di sé.

La gradualità della pratica yogica corporea è data dal fatto che il ritmo della pratica degli asana e dei movimenti è dettato dal ritmo individuale del respiro di ogni praticante. Questa lentezza permette alla mente (solitamente distratta a inseguire i pensieri che si creano tra rimpianti e nostalgie del passato e ansie e preoccupazioni del futuro) di stare con ciò che accade nel momento presente: di prendere consapevolezza che il corpo manda dei messaggi il cui ascolto e assecondamento crea salute.
La capacità di sapersi ascoltare è quanto mai importante affinché la donna possa cogliere i suoi veri bisogni ed esigenze, uscendo dallo schema di ciò che deve o non deve fare secondo i giudizi altrui da cui è bombardata non solo in ambito familiare ma anche sociale (giornali, riviste, internet, pubblicità…), e possa di conseguenza attivare tutte le potenzialità che il suo corpo e la sua forza creatrice possiedono. É proprio la pratica del respiro consapevole che permette di fare il ‘grande salto’, di passare da un lavoro diretto su e con il corpo a un lavoro indiretto con la mente.

Peculiarità di una sessione di yoga è il ritmo: c’è attività corporea, c’è movimento, lavoro e se vogliamo anche sforzo (seppur gentile e non violento!), e c’è riposo, rilassamento, immobilità per ascoltare quello che accade come risonanza dell’azione che c’è stata. Un’alternanza fra azione e rilassamento che ricorda molto bene il ritmo fisiologico delle contrazioni di travaglio: contrazione-pausa-contrazione-pausa.
Praticando yoga si comincia ad abbinare la consapevolezza al respiro. Si impara a espandersi con il respiro che entra, a rilasciare lo sforzo e la tensione con il respiro che esce e a fare una sosta nel silenzio fra queste due fasi. Si entra in intimità con il ritmo della vita che sorge dal silenzio e dalla quiete, si manifesta nella forma e poi si dissolve di nuovo nella quiete. Ci conciliamo con il fatto che ogni cosa cambia e fluisce e che noi possiamo cavalcare abilmente queste fluttuazioni: ciò è possibile solo se non ci identifichiamo con esse ma impariamo a osservarle come un testimone esterno.

Lavorare su di sé a questo livello, ognuna presente a se stessa, senza giudicarsi ma accettando le molteplici sfaccettature della propria personalità e le ambivalenze emotive create dal processo della gravidanza, crea un’atmosfera di intimità e fiducia che consolida il gruppo di donne. Si crea uno spazio di relazione in cui si cambia modalità di comunicazione: tornare alla relazione con l’altra dopo un lungo contatto nel silenzio dentro di sé genera una disposizione mentale che sente la dispersione energetica delle chiacchiere vuote e futili fatte tanto per riempire il vuoto e che ricerca spontaneamente un contatto vero e profondo con le altre.
Questo contatto sincero e profondo si verifica anche fra mamma e bambino nella pancia. Tutta la pratica corporea dello yoga in gravidanza è pensata per una donna che ha un piccolo bimbo che cresce nel suo ventre: i movimenti vengono compiuti dalla mamma sentendo che anche suo figlio li compie assieme a lei e nei momenti di riposo l’ascolto esercitato dalla donna è rivolto al proprio corpo, alle proprie sensazioni e al corpo e alle sensazioni del bambino.

Praticare yoga in gravidanza significa vivere la maternità in consapevolezza accogliendola come un percorso di crescita, di ascolto interiore, di ri-nascita di sé che permette la nascita di un altro essere vivente. La capacità di amare e di reagire alle situazioni dell’esistenza dell’ essere umano dipende in larga misura dalla relazione con la madre nei primi mesi di vita e decisiva, per questa relazione, è la stabilità della madre, il suo equilibrio emotivo e la sua consapevolezza nel gestire i bisogni di un feto prima e di neonato poi. Qualità e potenzialità, queste, presenti in ogni donna e che la pratica dello yoga riscopre innaffia e rafforza.

Cristiana Biogli, laureata in Filosofia Morale all’Università di Firenze, è insegnante di Yoga ed Educatrice alla Nascita diplomata alla Scuola Elementare di Arte Ostetrica di Firenze. Conduce a Firenze corsi di accompagnamento alla nascita in gravidanza e nel dopo parto caratterizzati dalla pratica degli Insegnamenti dello Yoga.
Per informazioni contattare l’Associazione DRUMA YOGA - via Luigi Lanzi 12, Firenze – allo 055-579370 a al 347-8070072; oppure consultare il sito www.drumayoga.it o scrivere a info@drumayoga.it.

 

  • Commento inserito da laura5sarica il 21 novembre 2010 alle ore 13:39

    Buongiorno, mi chiamo Laura e scrivo per chiedere un favore:ho visto questa stupenda immagine su google "pancia di donna e piedino di nascituro",l'ho messa sul mio blog, ma poi ho notato che potrebbe essere coperta da diritti d'autore. Posso trattenerla o devo toglierla dal blog?In attesa di una gradita risposta invio i miei più cari saluti. Laura5sarica

  • Commento inserito da katy il 15 maggio 2009 alle ore 20:54

    Bellissino, spero di poter fare yoga durante il mio percorso di gravidanza !

  • Commento inserito da mimma il 24 aprile 2009 alle ore 20:07

    super bello

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