Il gusto si forma nella pancia della mamma

Sempre più numerosi gli studi che dimostrano come una dieta quanto più varia possibile durante gravidanza e allattamento favorisca la nascita e la crescita di bambini ben disposti a provare nuoovi gusti e sapori. L'ultima ricerca in questo senso appartiene alla Monell Chemical Senses Center, un'organizzazione no profit di ricerca di Philadelphia.

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di Alessia Altavilla

Il gusto è uno dei sensi che si forma prima nell’essere umano. Intorno all’ottava settimana di gravidanza, infatti, l’embrione è dotato di papille gustative, già attive a partire dalla fine del primo trimestre quando il piccolo inizia a deglutire il liquido amniotico e, di conseguenza, a percepirne il “sapore”.
È risaputo, d’altra parte, che la composizione di quest’ultimo e il gusto che ne deriva variano a seconda della dieta seguita dalla mamma che di fatto, senza accorgersene, influenza, in un certo senso, le predisposizioni alimentari del neonato prima e del bambino poi.


Ecografie neppure eccessivamente dettagliate mostrano come a partire dalla metà del secondo trimestre, il feto moduli l’espressione del volto in base al gusto del liquido amniotico (per esempio, assume un’espressione beata se la futura mamma mangia un dolce o una caramella. Al contempo, sapori amori o non graditi provocano espressioni di disgusto e fastidio); allo stesso modo, a partire dalla 32° settimana di gravidanza, il feto regola la frequenza di deglutizione aumentandola o diminuendola in base al sapore dolce o amaro del liquido amniotico.

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Una serie di studi eseguiti da un’organizzazione no profit di ricerche di Philadelphia, la Monell Chemical Senses Center, ha messo in luce come esistano dei periodi considerati “sensibili” per lo sviluppo del gusto e che la gravidanza sia uno di questi, dal momento che proprio il gusto, insieme all’olfatto, è uno dei sensi più importanti e meglio affinati nei bimbi molto piccoli.
Lo studio punta a evidenziare l’importanza, quindi, di una dieta sana e variata già durante la gravidanza proprio per consentire al feto di venire in contatto con quanti più sapori possibile abituandosi, in questo modo, alla varietà alimentare considerata da sempre una delle prime forme di prevenzione contro disturbi alimentari quali obesità o rifiuto del cibo.
In altre parole, è stato dimostrato che i bambini esposti precocemente a sapori diversi sono più disposti, durante l’infanzia e in età adulta, a provare nuovi alimenti, accettando facilmente cibi spesso rifiutati dai piccoli (verdure, legumi, carne…).
Contemporaneamente, è stato dimostrato che una cattiva alimentazione della madre in gravidanza o un eccessivo consumo di cibi grassi o troppo energetici induce i bambini ad avere una predilezione per questi ultimi.

Ugualmente, il latte materno è il veicolo attraverso il quale il bambino viene precocemente a contatto con sapori diversi. Non è un caso, quindi, che proprio recentemente l’OMS abbia “autorizzato” il consumo di cibi forti, prima considerati off limits, anche durante i mesi di allattamento proprio per agevolare il contatto precoce del lattante con gusti nuovi e diversi (e non è un caso che i bambini allattati con latte artificiale dimostrino una predilezione per alimenti aromatizzati con vanillina, spesso presente nel latte in polvere come aromatizzante per rendere più gradevole il sapore del latte).

Detto questo, il gusto è un senso in divenire e va, comunque educato a tavola durante tutta l’infanzia. Gettare precocemente le basi, però, per un’alimentazione sana e varia è di grande aiuto per non dover combattere dopo contro gusti standardizzati e spesso appiattiti verso il basso.

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