C'era una volta...

Favole: ecco come la lettura di una fiaba contribuisce a rinsaldare il legame tra il bambino e i genitori e aiuta il piccolo a crescere e a superare le sue paure.

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di Alessia Altavilla

Non esiste bambino al mondo che non ami le favole. Dai primi mesi di vita sino a quando cresce, il piccolo trova nelle fiabe una specie di cantuccio nel quale rifugiarsi e dove cercare conforto, un angolo tutto suo in cui rafforzare il legame con i genitori e mettere in scena paure e timori per affrontarli e superarli. Per questo motivo, ritagliarsi un momento della giornata da dedicare alla lettura ad alta voce è un’abitudine da incoraggiare e auspicare per il bene del bambino, per la sua serenità e il suo equilibrio psicologico.
Per i bimbi molto piccoli (a partire dai 6 mesi), infatti, il racconto è un modo per stabilire una maggiore intimità con mamma e papà, per dar vita a un rituale che si ripete costante giorno dopo giorno; per quelli più grandi, invece, rappresenta l’occasione di riscontrare nella fantasia aspetti della vita vera, situazioni in cui si riconoscono e che, così, imparano ad affrontare.


È stato il formalista russo Vladimir Propp in Morfologia della Fiaba il primo a studiare in modo rigoroso la favola e a mostrare come questa sia caratterizzata da uno schema invariante riconducibile a funzioni narrative ben precise e catalogabili. Senza addentrarci nello specifico di questa analisi che individua delle “grandezze costanti” e delle “grandezze variabili”, possiamo dire che nella struttura narrativa delle fiabe esistono delle situazioni ricorrenti: in pratica cambia chi compie le azione e come le compie, ma non le azioni in sé.
Tutti i personaggi delle favole sono riconducibili a ruoli ben delineati: il protagonista, ossia l’eroe buono, l’antagonista, il cattivo della storia, l’aiutante, ovvero colui che aiuta il protagonista nel superamento della sua prova, e i personaggi secondari. Stessa cosa dicasi per le situazioni vissute dai personaggi: il viaggio del protagonista e le peripezie che deve affrontare per superare i tranelli dell’antagonista (viaggio che va inteso in senso fisico, viaggio nel mondo, e metaforico, viaggio dentro se stesso); le prove di fronte alle quali viene messo l’eroe e che lo portano a manifestare il suo coraggio e la sua determinazione; la magia; il premio finale, ossia la felicità dei buoni e la sconfitta dei cattivi.

Dal punto di vista pedagogico, è proprio questa struttura così schematica della favola a far scattare nel bambino il meccanismo di immedesimazione: attraverso la fantasia e l’immaginazione, infatti, il piccolo può arrivare a capire in maniera semplice e immediata situazioni reali della vita di tutti i giorni e a comprendere che tutte le difficoltà, indipendentemente da quale sia la loro portata, possono essere affrontate e superate. La forte caratterizzazione dei personaggi, poi, gli consente di riconoscere il bene e il male e di differenziarli, nonché di assumere dei valori e delle regole di comportamento sempre validi che interiorizzerà già a partire dai tre anni.


Per tutti questi motivi, perciò, trasformate il momento della lettura della fiaba in un rito familiare quotidiano in cui ora il papà, ora la mamma si alternano instaurando con il piccolo un rapporto particolare all’interno di un momento ludico rilassante e divertente.
Ricordate che ad ogni età corrispondono esigenze diverse e cercate di soddisfarle: a pochi mesi, il bimbo è attratto dall’aspetto fisico del racconto, dalla voce della mamma, dalla sua gestualità e dalle sue espressioni; intorno ai 12 mesi il libro diventa un oggetto concreto, un qualcosa da toccare e sfogliare e, se possibile, da ascoltare e “pasticciare”; dai 2 ai 3 anni i piccoli cominciano a capire le favole più semplici, quelle tradizionali con la morale, e a immedesimarsi nei protagonisti delle storie che ascoltano. È intorno a quest’età che sviluppano una propria personalità e i propri gusti cominciando a richiedere ai genitori la lettura sempre della stessa favola. Ciò avviene perché il bambino ha bisogno di stabilire delle priorità e delle certezze e di verificare che queste non vengano meno. Non è strano, perciò, che un bimbo continui a richiedere la lettura sempre della stessa fiaba anche se ormai la conosce a memoria e che ritorni sempre sulle medesime domande che la riguardano: è il suo modo per dare un volto alle sue paure e ai suoi timori.
La fiaba, in pratica, è lo strumento che i bambini utilizzano per dare un contorno al loro mondo morale, un mondo in cui il bene trionfa sempre sul male e del quale si sentono, in qualche modo, protagonisti assoluti.

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