Nati per giocare!

Giocare è il lavoro dei bambini, si dice, e giocando i piccoli imparano. Ecco perché è importante che ogni giocattolo sia adatto all’età del bimbo. Breve guida alla scelta.

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di Manuela Magri

Poiché ogni età prevede fasi di apprendimento diverse e poiché giocando i bambini imparano, è facile capire come ad ogni età corrisponda un tipo di gioco diverso, un giocattolo pensato appositamente per accrescere le facoltà intellettive del piccolo in quel particolare momento della sua vita, stimolandolo alla scoperta del mondo che lo circonda nei primi anni e aiutandolo a socializzare e indirizzandolo a utilizzare la sua immaginazione e la sua creatività nel periodo scolare. Insomma, per sintetizzare, potremmo dire un giocattolo per ogni età!
Ecco dunque qualche consiglio e qualche suggerimento in merito.


IL NEONATO
Appena nato il bambino è come una spugna. Il paragone, forse, non è molto bello, ma esprime bene lo sforzo compiuto dal piccolo per imparare a conoscere prima se stesso e le sue potenzialità e poi il mondo che lo circonda. Sono, soprattutto, i sensi ad aiutarlo in questa strana e affascinante scoperta: tatto, olfatto, udito, vista e gusto sono gli strumenti che utilizza per crescere e le sue capacità di apprendimento sono talmente elevate che, nel giro di pochi mesi, da essere indifeso e spaesato, diventa una persona a tutti gli effetti, con una sua personalità e una sua idea, più o meno chiara, della vita. È fondamentale, quindi, che in questa fase i giocattoli siano pensati per sollecitarlo nel suo compito di scoperta, per accrescere le sue capacità di manipolazione, per incuriosirlo, divertirlo, stimolarlo. Giocattoli super tecnologici, intelligenti, costosissimi sono del tutto inutili in questo momento: pendagli, sonagli, cubi di gomma colorati, palline da stringere e mettere in bocca, carrillon, giocattoli da appendere alla culla o al seggiolone, andranno benissimo per svolgere il ruolo di assecondare le necessità di sviluppo del bambino. Meglio scegliere oggetti che recano il marchio “gioco sicuro”, grossi e colorati in modo che il piccolo non corra il rischio di inghiottirli e soffocarsi, in materiali atossici e facilmente lavabili. I giocattoli, inoltre, dovranno stimolare le attività di manipolazione, sperimentazione e movimento del neonato e dovranno, soprattutto, richiedere l’utilizzo degli organi di senso (mani, occhi, orecchie, bocca) attraverso i quali il bambino impara a stare al mondo.

DAI 2 AI 6 ANNI


Gli anni dell’asilo sono quelli dell’imitazione: guardando i grandi e cercando di ripetere i loro gesti il bambino continua nel suo lungo percorso di crescita e impara. A questa età i giocattoli dovranno essere pensati per stimolare la sua fantasia e “farlo viaggiare con l’immaginazione”, dovranno, insomma, essere strumenti per creare qualcos’altro, qualcosa in cui il piccolo impari a costruirsi il suo microcosmo: bambole e peluche per le bambine, macchinine e robot per i maschietti, e ancora Lego, costruzioni, giochi da comporre e distruggere, casette colorate nelle quali “fingere” di abitare e libri. È proprio a quest’età, infatti, che i bimbi cominciano ad apprezzare la lettura delle fiabe da parte degli adulti, guardano le figure, amano farsi raccontare per 100 volte di fila la stessa storia. Forse sarà stancante, ma questo rito diventa per il piccolo insostituibile, una sorta di cerchio magico all’interno del quale vivere protetto e sicuro. Riconoscendo i suoni ed essendo in grado non solo di ripeterli, ma addirittura di anticiparli, il bambino riesce a trovare una dimensione tutta sua e acquista sicurezza. È soprattutto di questo che ha bisogno in questo momento, di sapere che esiste e che il suo ruolo non è per nulla messo in discussione.

DAI 6 ANNI IN SU
Con l’inizio della scuola il bambino scopre nuove potenzialità che prima gli erano precluse: impara a leggere e a scrivere, sa fare di conto, disegna e colora, osserva il mondo e impara a riprodurlo (con la scrittura e con i disegni, riproducendone i suoni e i rumori), scopre il significato della parola “astrazione”. I giocattoli, quindi, dovranno lentamente diventare più elaborati, complessi, dovranno essere in grado di mettere alla prova le sue capacità accrescendole, dovranno metterlo alla prova, insegnargli a “sfidare” se stesso e a superarsi. È per questo motivo che a questa età ai bambini piacciono tanto i videogiochi, perché sono un modo per confrontarsi con loro stessi. E proprio i videogiochi, se ne viene fatto un uso moderato, possono rivestire in questo momento un ruolo molto importante perché lo mettono a confronto con le nuove tecnologie e con il proprio io. Non devono, però, diventare un’alternativa alla vita e devono essere scelti con oculatezza e proposti con molta cautela. Nel contempo, il valore dei libri non è, ovviamente, messo in discussione, mentre cresce il gusto per i giochi cosiddetti di “società” con i quali il piccolo può socializzare con gli altri bambini e scoprire quelle che sono le sue abilità nascoste. Non dovranno, poi, mancare giocattoli che aiutano a stimolare lo spirito di osservazione e ragionamento (per esempio le carte), che esercitano la memoria (il caro vecchio Memory), che sollecitano l’auto disciplina (i puzzle) e i giocattoli creativi con i quali il bimbo può utilizzare la fantasia e accrescere le sue abilità di manipolazione e rielaborazione (il Das, la plastilina, i pennarelli, i colori…).

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