Finalizzato ad attirare l’attenzione sul “problema” dell’allattamento in pubblico, o meglio, su come l’allattamento in pubblico viene generalmente percepito, il gesto ha sicuramente aperto un dibattito che tra i tanti dubbi ne solleva uno in particolare:
l’allattamento è un fatto pubblico o privato?
Tradotto: aldilà delle considerazioni sulla moralità o meno del gesto - considerazioni, tutto sommato senza senso perché non è certo un seno nudo, in una società in cui il nudo viene ostentato ed esibito di continuo, a poter o dover creare scandalo o fastidio - la mamma dovrebbe allattare il proprio bambino nell’intimità e nella tranquillità della propria casa? Oppure qualsiasi luogo può andar bene dal momento che “allattare” significa, prima di tutto, nutrire? Considerato da questo secondo punto di vista, è sicuro che allattare in luoghi pubblici non provoca al bambino alcun tipo di fastidio o disturbo dal momento che il piccolo
non risulta esposto a rischi maggiori di contrarre infezioni, virus o batteri.

È, però, vero che
l’allattamento rappresenta un momento molto particolare nella costruzione del rapporto tra il bimbo e la mamma, momento in cui i due imparano a conoscersi, si studiano, si comprendono. Addirittura, proprio per questi motivi, si consiglia di allattare nella tranquillità più totale, impedendo qualsiasi tipo di interferenza esterna (telefono che squilla, televisione accesa…).
Se queste sono le premesse, quindi, è chiaro, che il
problema dell’allattamento in pubblico non è tanto legato alla sconvenienza o meno del gesto, ma alla sua trasformazione in mero gesto di sostentamento. Un fatto, insomma, puramente naturale svuotato di qualsiasi valenza psicologica. Stiamo, ovviamente, generalizzando. Nell’arco della giornata, infatti, ogni mamma sa che, talvolta, è proprio imprescindibile il fatto di non poter assecondare tutti quelli che sono i dettami sulla costruzione del rapporto con il bambino. Allattare in pubblico è, quindi, in alcuni casi, indispensabile e necessario. Pena il non allattare del tutto.
Se, però, esiste un’alternativa, questa è sicuramente preferibile. E non per non sconvenire i “benpensanti”, ma per venire incontro in modo totale alle esigenze del piccolo. Il dibattito, comunque, rimane aperto.
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