Abbigliamento per bambini in chiave sharing economy

Vigga è una startup fondata nel 2014 e basata su un principio innovativo che, in tutti i settori, sta stravolgendo il concetto di retail: abbigliamento per bambino e neonato in chiave sharing economy. Non solo per risparmiare, ma per sensibilizzare sulle problematiche relative alla sostenibilità ambientale.

di Alessia Altavilla

Nel saggio L'Era dell'Accesso Jeremy Rifkin, un noto economista americano, aveva previsto nel 2000 che da lì a qualche anno nessuno sarebbe più stato proprietario di nulla e che dall'economia del possesso si sarebbe passati all'economia dell'accesso. Accesso a cosa? Ai servizi, naturalmente.
Effettivamente, questo è quello che è successo. La sharing economy, divenuta una realtà forte e affermata anche in Italia, è entrata a pieno titolo nella quotidianità delle nostre esistenze, dal Bike sharing che ormai spopola in tutte le principali città al Car sharing, sino a Uber e Airbnb.



In Danimarca sono andati oltre. E il modello di economia condivisa è approdato all'abbigliamento per bambini.
Vigga, infatti, è una startup nata nel 2014. L'idea è da una parte mettere in atto un modello che sia effettivamente ecosostenibile dal punto di vista ambientale e dall'altro aiutare le famiglie a risparmiare.

Il concept parte dal presupposto che i vestiti per bambini, data la velocità di crescita degli stessi, abbiano un ciclo di vita brevissimo nelle case: poche settimane nei primi mesi, non più di un anno dopo i 12 mesi.
E questo a fronte di una spesa economica e ambientale piuttosto elevate.
Come avviare, dunque, un ciclo virtuoso?
 
  1. Innanzitutto, dando vita a una linea di abbigliamento realizzata in cotone biologico di alta qualità, creato in collaborazione con il Gots (l'ente mondiale per la certificazione del tessile biologico) che supervisiona l'intero processo produttivo.
  2. In secondo luogo, menttendo in piedi un sistema di condivisione che prevede l'invio, per ogni famiglia che lo desidera, di una borsa all'interno della quale sono presenti un determinato numero di capi d'abbigliamento suddivisi per taglia e fascia di età. Quando i vestiti non vanno più bene, è sufficiente che le famiglie riconsegnino la borsa e i vestiti che vengono controllati, lavati e igienizzati (con detersivo ecocompatibile presso lavanderie certificate) e, così rimessi a nuovo, possono ritornare a nuova vita pronti per soddisfare i bisogni di un altro bambino.

La linea prevede linee semplici, facilmente abbinabili nei colori e adattabili alle esigenze di crescita dei bambini, in modo che anche all'interno della stessa famiglia un capo possa essere indossato per un periodo di tempo più lungo.
Chi decide di aderire al progetto, acquista di fatto una fornitura che cambia in base all'età del bimbo.
Nei primi mesi la dotazione prevede 15 capi d'abbigliamento che vengono sostituiti ogni mese. Nel secondo e nel terzo anno di vita, invece, la fornitura prevede 20 capi che vengono sostituiti ogni sei mesi.

Al momento il servizio è disponibile solo in Danimarca e sta prendendo piede tra le mamme come modello alternativo di economia domestica e rispetto ambientale.
In Italia non esiste nulla del genere e non è detto che un simile progetto trovere vita facile (minore, infatti, è la sensibilità per i temi ambientali e maggiore è l'importanza data all'aspetto emozionale dello shopping, soprattutto per un neonato). In ogni caso, si tratta di un buon modello e di una storia da cui si può trarre ispirazione per impostare modelli economici differenti.

Per maggior informaizoni www.vigga.us

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