Dello svezzamento parte II. Non di solo brodo vive la pupa!

Le difficoltà dello svezzamento raccontate da una mamma. Dopo i primi tentativi, falliti, si torna all'attacco. Con una strategia nuova. Nuove ricette e un nuovo atteggiamento. Linea dura sì. Ma nel pieno rispetto delle esigenze e delle richieste del bambino.

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Lo svezzamento di Costanza è cominciato con la pappa del pranzo.
Il suo primo approccio con un cibo diverso dal latte, è stata la poltiglia di brodo vegetale e farina di mais tapioca con la quale iniziano tutti i poppanti italiani. Un ingresso triste, devo dire, nel magico mondo della cucina.

Ma poiché a tutte le mamme viene rifilato il ricettario dei primi giorni.... tant'è. Di fare l'alternativa sin da subito non me la sono sentita.
Così per due settimane ho affamato mia figlia con la triste brodaglia, ottenendo come unico risultato un rifiuto netto e deciso.
Naturalmente non sono così ingenua da pensare che il sapore della pappina fosse l'unico motivo del suo 'no'. So di bambini che al primo assaggio si sono fatti fuori lo scodellino e in breve tempo sono passati, sempre seguaci del suddetto liquame, alla pappa serale.

Ma per Cossy non è andata così.

Dopo due settimane due di digiuno (linea dura. Niente latte, niente poppata aggiuntiva. O mangi questa minestra, o...), contro il parere della pediatra, la quale, però, non aveva visto Costanza girare la testa a 360º come la figlia dell'esorcista, decido di interrompere. E' evidente che non è pronta.
Ovviamente, sensi di colpa a mille per non essere stata in grado di svezzarla 'come da manuale' e un vago senso di fallimento nel cuore.
Come? Proprio io non ce l'ho fatta? Proprio io?
Sì, mia cara. Proprio tu.
Nel campo nutrizione sei pessima. Fattene una ragione.

Nelle due settimane di interruzione, però, tra i suoi cinque mesi e mezzi e i suoi sei, ho cercato delle soluzioni.
Ho pensato che se non ero riuscita a prenderla per fame, potevo provare a prenderla 'perché la pappa è buona'. Alla fine quale bambino rifiuta una cosa davvero buona? Per i suoi gusti, certo. Buona per il suo palato poco raffinato, ma buona.
Così ho consultato tutti i siti possibili e immaginabili. Ho comprato diversi libri sullo svezzamento (Fate la pappa, Il Cucchiaino, Ducasse bebè - 100 ricette semplici, sane e buone dai sei mesi ai tre anni...). Mi sono documentata. Mi sono lasciata attirare dalle teorie dell'autosvezzamento. Le ho messo in mano tutto quello che mi sembrava potesse assaggiare senza grossi problemi: carote sbucciate, zucchine lavate, spicchi di pera e mela, banana, pezzettini di patata.
Persino la cipolla.

Lei non sembrava particolarmente interessata, devo dire. Ma alla fine del percorso, a me sembra, avesse capito che c'era qualcosa che suo padre e io facevamo con consuetudine. Come una specie di rito: sederci a tavola e far sparire quelle cose strane che appoggiavamo sul disco freddo.
Questo lo aveva capito. Non so come faccio a dirlo, ma so che è così.

Al compimento dei suoi sei mesi ci ho riprovato.
Senza seguire il consiglio di chi mi suggeriva di provare con le pappe lattee, di metterle la pappa nel biberon, di 'edulcorare' la pillola.
Io non volevo ingannarla. Io non voglio ingannarla.
Voglio che lei impari a mangiare. Con i suoi ritmi, i suoi tempi, ma con una certa cognizione di causa.
Lo svezzamento è stato difficile, mi dicevo. Ma magari se iniziamo col piede giusto, pur rimanendo una non mangiona, forse avrebbe imparato ad apprezzare il gusto delle cose.

Così ho tolto di mezzo la brodaglia (ma chi si mangerebbe quella roba molliccia e scivolosa che non sa di nulla?). E ho provato con questa ricetta:
300 gr di carote cotte al vapore, 30 gr di latte di proseguimento (si può anche usare l'acqua di cottura delle carote), 3 cucchiai di farina di riso (ma nei giorni successivi ho usato farina di mais e tapioca e miglio), un cucchiaino di parmigiano, un cucchiaino di olio EVO (adesso alterno olio extra vergine e olio di semi di lino, ricchissimo di omega 3), uno spicchio di mela.
Ho frullato il tutto e... E sorpresa: la pappa era buona. Non buona per lei. Buona per me. Per noi dal palato raffinato.
Ho ottenuto una morbida purea, della consistenza adatta, leggermente dolciastra (ma dolce naturalmente. Senza inganno), perfettamente equilibrata come sapore. Certo. Non c'era il brodo. Ma gli altri ingredienti li avevo messi tutti. In più le carote, cotte al vapore e non stracotte per ore, avevano tutti i loro nutrienti intatti. Costanza si è fatta fuori il suo piattino da 200 gr. Non che abbia fatto i salti di gioia. Ma sicuramente sono riuscita a sorprenderla e incuriosirla.

Così ho capito che le puree, le vellutate, sarebbero state la strada da seguire per me (e per lei).
Ora preparo vellutate di verdure miste (carote, zucchine, porro o cipolla), piselli, fagiolini, lenticchie decorticate. E con calma voglio aggiungere tutte le verdure. Fino ad arrivare a un vero e proprio passato.

Ora Costanza è passata alla pappa serale. Secondo la pediatra può mangiare praticamente di tutto, fatte le solite debite eccezioni (latte vaccino, uova, pomodori, crostacei...).
Tendenzialmente, le dò la carne a pranzo (per ora sto usando i vasetti. Ma il capitolo carne e pesce voglio approfondirlo fino ad arrivare a prepararle io il tutto) e il formaggio la sera (alterno tra ricotta, robiola, formaggio morbido. Generalmente di capra). Spesso sostituisco le proteine animali con quelle vegetali (le lenticchie decorticate sono perfette in questo senso. Ma vorrei provare a darle anche altri alimenti ricchi di proteine e non necessariamente animali. La quinoa, per esempio, mi attira molto come alimento da inserire nella sua dieta).
A breve proverà il pesce e il glutine.
E sono molto ma molto curiosa di vedere come reagirà alla pastina e al sapore così diverso e delicato del pesce.

Ho commesso degli errori con lo svezzamento di Costanza.
Ma ho anche capito tantissime cose.
Per esempio che ogni medico, pediatra dice la sua. E che, comunque, quello che dice il pediatra spesso cozza con quello che vuole il bambino. In tal caso, dobbiamo essere noi a trovare la strada. Perché non ci arriverà dall'alto la soluzione.
Ho capito che non sono una da scelte estreme (l'autosvezzamento mi incuriosiva, come dicevo sopra. Ma alla fine non me la sono sentita di metterle un pollo in mano e dirle 'mangia!'. Mi è stato utile, però, per non essere eccessivamente rigida sull'introduzione degli alimenti. Supportata, in questo, anche dalla mia pediatra. E per trovare il coraggio di farle 'assaggiare' le cose prima ancora di mettergliele nel piatto).
Ho capito che non c'è nessun motivo vero per iniziare con il brodo. E che un purè di verdure ben fatto può essere accolto con più gioia di una brodaglia sciapa e incolore. Ho capito che a dar retta a troppe campane si fa solo una gran confusione. Meglio scegliere di chi fidarsi e poi usare il proprio buon senso.
Ho capito che un bambino di sei mesi può avere già idee abbastanza chiare su quello che vuole e che non vuole. E che sta a noi, con molta calma, portarlo laddove riteniamo sia giusto debba arrivare. Rispettando i suoi no. Ma cercando di farli diventare sì.
Possibilmente senza ingannarlo. Semplicemente, imboccando un'altra strada.

Una mia amica mi ha detto che lo svezzamento è la prima delle tre grandi piaghe della prima infanzia.
Le ho chiesto quali fossero le altre due. Mi ha risposto: quando iniziano a camminare e devi andare in giro piegata a 90º tutto il santo giorno e lo spannolinamento.
Ok. Prima piaga affrontata e 'quasi' superata. So che ci saranno altri stop. Che ci potranno essere altre difficoltà. Che io e lei siamo solo all'inizio. Ma alla fine mi sento soddisfatta del risultato che Costanza e io abbiamo ottenuto fin qui.

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