Virus invernali e prevenzione

Tra le più contagiose delle malattie virali, il raffreddore raggiunge l’apice proprio con l’arrivo della stagione fredda. Quando i bimbi frequentano scuole e asili e gli sbalzi di temperatura ne accelerano la diffusione.

di Manuela Magri

È la malattia virale per eccellenza. E una delle più contagiose per l’uomo (si trasmette, infatti, tramite le goccioline – dette di Fugge - emesse nell’aria parlando, tossendo, starnutendo).
A causarlo oltre 200 tipi di virus, attivi durante tutto l’anno ma che per motivi vari (frequentazione di luoghi pubblici quali scuole, palestre, piscine…, sbalzi di temperatura, bruschi cambiamenti climatici…) sembrano essere particolarmente insidiosi, soprattutto, durante la stagione invernale e, in particolare, in quel periodo compreso tra la fine dell’estate, l’inizio dell’autunno e l’arrivo dell’inverno.


È il periodo del raffreddore, disturbo dal quale nessuno può veramente considerarsi immune e che può colpire chiunque in qualsiasi momento.
Come tutti ben sanno, non si tratta di una patologia pericolosa. A seconda del tipo di virus che ne è responsabile, tende, infatti, a risolversi senza alcuna conseguenza nel giro di qualche giorno.
Eppure, per alcuni soggetti (per esempio i bambini molto piccoli) può essere particolarmente fastidioso dando origine a complicazioni che minano lo stato di benessere e salute generali, compromettendo, in alcuni casi, anche l’appetito e, di conseguenza, la crescita regolare.

Tra queste, le principali sono dovute a sovrainfezioni batteriche provocate da stafilococchi e streptococchi.

BAMBINI: VITTIME PREDESTINATE DEL RAFFREDDORE
Se “gira” il raffreddore (a scuola, a casa, in palestra, all’asilo…), potete starne certi che, almeno una volta, i piccoli di casa ne saranno colpiti.
Questo avviene perché i bimbi piccoli da un lato sono più esposti al rischio di contrarre il raffreddore (appunto, perché frequentano più di altri soggetti luoghi pubblici a elevata incidenza); dall’altro, sono dotati di un apparato respiratorio non ancora del tutto formato.
Dal momento, poi, che fino a due anni di età, lo scheletro delle cavità nasali non ha ancora assunto il suo assetto definitivo e, in particolar modo, l'orientamento della fosse nasali (e quindi il collegamento con le orecchie) è più orizzontale rispetto a quello dell'adulto diverse sono le complicanze che possono subentrare al raffreddore.
Una tale conformazione, infatti, rende più facile la risalita dell'infiammazione e del catarro dal naso verso l'orecchio provocando un'otite media acuta, ossia un'infezione della parte interna dell'orecchio, quella in diretta comunicazione con la gola. Altre complicazioni potrebbero interessare la faringe e la laringe. Inoltre, un raffreddore trascurato potrebbe trasformarsi in sinusite con tutti i problemi e i fastidi che tale malattia comporta.
Infine, è dimostrato che un bambino con il naso chiuso (e ricordiamo che i neonati sono in grado di respirare solo con il naso) tende a respirare male, dormire poco e rifiutare il cibo (soprattutto sotto l’anno di età diventa difficile nutrire il piccolino che fatica a poppare).

PREVENZIONE: NON SOLO I FARMACI SINTOMATICI
Oltre ai normali farmaci presenti in commercio (la maggior parte dei quali, però, è di agiscono sui sintomi e non sulle cause), per prevenire raffreddore e riniti è fondamentale utilizzare una soluzione nasale specifica, indispensabile per tenere pulite le fosse nasali, per filtrare l’aria in modo che giunga ai polmoni sempre con la stessa velocità, umidità e temperatura (37°) e per proteggere l’organismo da virus e batteri.
Un corretto lavaggio nasale, indispensabile per garantire ai bambini non ancora in grado di soffiarsi il naso da soli e ai lattanti un migliore stato di salute, deve essere effettuato, però, con un prodotto specifico che rispetti, cioè, il PH della mucosa nasale, ipoallergenico (privo, perciò, di conservanti) e che assicuri un getto continuo permettendo il passaggio della soluzione da una narice all’altra senza provocare danni alle mucose.
Dopodiché, sarebbe bene che questa “pratica igienica” (perché di questo si tratta) diventasse un’abitudine e un gesto quotidiano tra la mamma e il bambino.

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