Innanzitutto ricevere collaborazione nelle attività proposte in uno spazio come quello ospedaliero, da un piccolo costretto a una media e lunga degenza, o condotto a interventi terapeutici che presuppongono sforzi prolungati e intensi e dolore fisico, non è semplice.
La scuola ospedaliera, attraverso la figura di docenti appositamente formati sulla conoscenza delle strategie metodologiche più adatte a riconoscere al piccolo paziente un ruolo attivo, opera
favorendo una progettazione dove il gioco diventa “terapia del sorriso”. Il supporto emozionale dato dalla mediazione ludica (le attività pittoriche, i giochi di ruoli, la musica) si trasla, con la mediazione educativa di pedagogisti esperti, al bambino e anche al genitore assistente, promuovendo così
un’offerta formativa mirata al benessere dell’”alunno in pigiama”.
Nella realtà del ricovero il piccolo paziente sperimenta le paure legate all’ospedalizzazione che possono essere superate con strategie metodologiche che gli permettano di manifestarle apertamente, per poi risolverle evitando che esse si acutizzano senza esito: orientare il minore verso l’esperienza didattica utilizzando il gioco come risorsa e come strumento privilegiato (anche per gli adolescenti) per raggiungere a medio termine lo stato di benessere psicofisico ci riporta a
Patch e alla sua terapia del sorriso.
Il docente ospedaliero e l’educatore, con l’intera equipe che sinergicamente prende in carico l’ammalato, sviluppa una serie di intenzioni didattiche finalizzate a ristabilire nella coppia bambino/genitore uno status di salute psicologica, affettiva e fisica, in tutela del diritto alla salute e all’educazione: attività didattiche, a sfondo ludico, possono caratterizzarsi, in uno spazio del reparto appositamente strutturato con giochi virtuali attraverso le postazioni computer, con angoli morbidi finalizzati al training, con una libreria/biblioteca dove trovare il tempo dell’espressione e della comunicazione affettiva. Non può mancare l’”
ospedale delle bambole” perchè giocare al dottore, al veterinario, operare le bambole, curare gli animali, inventare terapie per i pupazzi rappresenta un ricco laboratorio di comunicazione del disagio legato alla malattia e alla degenza in pediatria.
Nell’esperienza in pediatria, inoltre, la scuola ospedaliera svolge un importantissimo ruolo di trait d’union con le scuole di provenienza degli alunni ospedalizzati, fondamentale sul piano formativo soprattutto nelle situazioni in cui è prevista una lunga degenza: riprendere l’esperienza lasciata in sospeso e progettare momenti di incontri con il gruppo – classe attraverso “video lezioni” e contatti in chat con i compagni si esplicita come un gioco divertente che supporta gli apprendimenti del minore in ospedale, nonché come arricchimento dell’intero gruppo – classe in termini relazionali e di crescita emotiva.
Tutti questi aspetti che si correlano all’esperienza del bambino in ospedale e che non sono prettamente medici sono tuttavia altamente terapeutici, poiché orientano il piccolo in pigiama verso l’accettazione del sé ammalato che ne favoriscono un tempo di guarigione e di benessere proprio come quello che si può vedere nel film del 1998 “
Pach Adams” prodotto dalla Universal Pictures che vide come interprete
Robin Williams.
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