Secondo i dati resi noti dal Ministero della Salute in occasione della Campagna 2007 per la distribuzione del vaccino contro il Virus dell’HPV tra 280.000 dodicenni, sono circa 1000 le donne in Italia che ogni anno muoiono a causa del tumore alla cervice uterina, una forma molto particolare di cancro causata, appunto, da un virus, il Papilloma Virus, in grado di trasformare le cellule entrando nel controllo del loro meccanismo di riproduzione.
Rispetto a questa forma tumorale, che ha un’incidenza maggiore tra le donne dai 45 anni in su, grandi passi sono stati fatti in questi anni grazie al Pap Test, un esame di screening periodo consigliato sopra i 25 anni e che andrebbe eseguito, ove non ci siano altre indicazioni, ogni 3 anni (può essere effettuato privatamente presso il proprio ginecologo, presso le strutture pubbliche o nei consultori).
L’introduzione del vaccino come forma preventiva rappresenta senza dubbio un ulteriore passo in avanti da una parte perché promuove lo sviluppo di una difesa immunitaria specifica che in futuro potrebbe rivelarsi fondamentale per la lotta su questa particolare forma tumorale che potrebbe essere sconfitta semplicemente con una campagna di vaccinazione; dall’altra, perché si rivolge principalmente alle adolescenti, a partire dai 12 anni e, comunque, in una fase precedente all’inizio dell’attività sessuale, quando il rischio di contrarre la malattia è nullo e l’efficacia del vaccino è massima.
Il Virus dell’HPV, infatti, si trasmette attraverso i rapporti sessuali, completi e non, causando infezioni che nel 75% risultano essere innocue e asintomatiche. Nel 25% dei casi, invece, il virus può dare origine a lesioni che possono essere benigne (condilomi) oppure no.
Queste ultime, se non trattate per tempo, tendono a risolversi in tumori alla cervice che possono fare la loro comparsa anche 20-30 anni dopo la contrazione del virus (ecco perché delle donne colpite dopo i 45 anni, molte hanno contratto l’infezione già a 20/30 anni).