Il primo bagno (in mare)

Non per tutti i bambini il primo contatto con l’acqua è positivo. Alcuni, di fronte a una simile distesa azzurra, si ritraggono spaventati. Anche quelli che già hanno frequentato corsi in piscina.

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di Manuela Magri

I bambini, soprattutto quelli molto piccoli, sono naturalmente attratti dall’acqua. È un elemento che conoscono molto bene e che ricorda loro i nove mesi trascorsi nel pancione della mamma, quando il loro mondo era una bolla acquosa che li isolava e li proteggeva.
Generalmente, quindi, in particolare se abituati sin dai primi mesi, i bimbi non dovrebbero avere alcun timore dell’acqua e il bagno in mare (o i giochi sulla riva) rappresentano una fantastica esperienza sensoriale di puro divertimento.


Capita, però, che il piccino, accompagnato a fare il bagno da mamma e papà, scoppi in un pianto dirotto e si rifiuti in modo categorico di entrare in acqua. Come comportarsi, quindi, in questi casi?
PRIMA DEI DUE ANNI

L’approccio con l’acqua dovrebbe avvenire in modo graduale. Il piccolo non va assolutamente forzato. Come in ogni cosa, è fondamentale rispettare i suoi tempi e le sue “paure”. In particolare se il primo incontro con l’acqua avviene al mare, può succedere che l’immensità della distesa marina lo disorienti (una mamma ci ha raccontato che suo figlio, due anni e mezzo, portato in spiaggia, si è avvicinato cautamente alla riva. Per un po’ è rimasto in silenzio, osservando il mare. Quindi, serio e impettito, si è girato, ha guardato la mamma e ha detto: Troppa acqua. E per tutta la vacanza non ha voluto saperne di fare il bagno). Ecco perché l’ideale sarebbe abituare il bambino a fare il bagno in piscina, dove l’ambiente è circoscritto e non ci sono onde.
In ogni caso, meglio procedere per gradi: cominciare con qualche spruzzo, in modo che il piccino prenda confidenza con l’acqua capendo che non è pericolosa. Lasciare che giochi sulla riva del mare (o lago) o sui bordi della piscina e guidarlo, poi, dolcemente e con un atteggiamento quanto più rassicurante possibile, verso il suo primo ingresso in acqua. In questi casi, anche il fattore emulazione conta parecchio: se il bimbo ha un fratellino più grande o gioca con bambini che non hanno paura dell’acqua, è probabile che prima o poi si decida da solo a compiere il grande passo.


BRACCIOLI & CO.

Una volta che il piccino ha raggiunto una certa sicurezza e non sembra più spaventato, è necessario insegnargli a muoversi in acqua con disinvoltura. Con i bimbi piccolissimi, il consiglio è di bagnarsi con loro, sostenendoli sulle braccia in modo che la pancia rimanga a fior d’acqua mentre la testa e la schiena sono fuori. Istintivamente, messo in posizione orizzontale, il bimbo comincerà ad agitare le gambine e le braccia. È il primo passo per imparare a nuotare.
Più avanti, si può proporre al piccolo un sostegno (i braccioli sono preferibili al salvagente perché permettono al bambino di stare a galla muovendo liberamente braccia, gambe e busto) e, in seguito, il boccaglio che gli permette di tenere la testa sott’acqua senza bere.
Per quanto riguarda, poi, l’insegnamento della tecnica di respirazione in apnea, meglio che questa venga effettuata in piscina. L’acqua di mare, infatti, essendo salata, potrebbe avvilire il bambino rendendo più problematici i tentativi successivi.
In ogni caso, quanto prima il piccino inizierà a frequentare corsi di acquaticità e di nuoto, tanto prima smetterà di aver paura dell’acqua.

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