Hunziker al lavoro subito dopo il parto. É giusto?

Nemmeno una settimana dopo il parto della piccola Sole, Michelle Hunziker è tornata al lavoro. Opinione pubblica ed esperti divisi: la gravidanza e la maternità sono eventi unici e irripetibili, oppure devono essere inseriti nella routine quotidiana? Si tratta di emancipazione femminile o incoscienza?

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di Alessia Altavilla

Dopo Rachida Dati, ex ministro francese che tornò al lavoro subito dopo aver dato alla luce la figlia Zohara, le nostrane Stefania Prestigiacomo e Maria Stella Gelmini, e una lunga schiera di modelle, attrici, cantanti…, che hanno concesso alla maternità comunemente intesa giusto il tempo di un sospiro, anche la bionda Michelle Hunziker riprende a lavorare a soli 4 giorni dalla nascita della sua seconda bambina, Sole, avuta con Tomaso Trussardi, erede della celebre casa di moda.
Certo, dicono alcuni, con la sfilza di tate, colf, baby sitter, puericultrici…. che avrà in casa, Michelle Hunziker (e quelle come lei) possono permettersi una scelta simile! (perché, naturalmente, qui si tratta di una scelta ben precisa, che nulla ha a che vedere con quella fatta da chi - lavoratrici autonome, libere professioniste… - , proprio non possono permettersi di lasciare troppo a lungo il posto di lavoro)


Di fronte a una decisione simile, le questioni che si aprono sono molteplici:
gravidanza e maternità sono eventi particolari a cui andrebbe riservato un “trattamento di riguardo” oppure possono inserirsi tranquillamente nella normale routine familiare senza stravolgere eccessivamente la vita della donna?
E, ancora: scelte di questo tipo hanno a che fare con l’emancipazione femminile e il bisogno della donna di dimostrare a se stessa e agli altri di essere ancora quella di prima o sono, invece, il segno di una profonda insicurezza?

Dal punto di vista fisico ed emotivo che conseguenza può avere una scelta simile sulla mamma? E sul bambino?
Infine, last but not least, una scelta simile potrebbe influenzare, a sfavore della donna, il rapporto con il datore di lavoro? creando una sorta di precedente?

LA MATERNITÁ NON È UNA MALATTIA!
A chi le ha chiesto il motivo di una simile decisione (ed è bene ribadire che nel caso della Hunziker si tratta proprio di una scelta personale e non di una mancanza di alternative!), Michelle ha risposto che la maternità non è una malattia e in un’intervista rilasciata a Corriere.it ci ha anche tenuto a precisare che Sole è allattata da lei a richiesta, specificando che il suo è un lavoro di poche ore al giorno, in un contesto quasi familiare.
D’altra parte, è vero che un parto naturale non compromette in alcun modo la salute fisica della donna (diverso sarebbe, invece, il caso di un cesareo) e che la gravidanza è un evento che ognuno può vivere, fisicamente e psicologicamente, come meglio crede.
Il lavoro della Hunziker, d’altra parte, come lei stessa ci ha tenuto a precisare, è un lavoro che la impegna poco dal punto di vista fisico e che richiede una presenza di poche ore sul luogo.
Per una persona, quindi, che può contare sull’aiuto esterno (il compagno, tate e baby sitter…), la scelta di tornare o meno a lavorare subito dopo il parto è solo una questione emotiva, personale. Che, tutto sommato, non andrebbe messa in discussione. 

UN CATTIVO ESEMPIO?
La maternità in Italia è tutelata per legge. Purtroppo, non tutte le donne lo sono e non tutti i datori di lavoro rispettano la legge, ma una legge a tutela della maternità esiste.
Difficile, quindi, che un caso isolato, di una persona privilegiata, possa creare un precedente negativo.
La Hunziker, poi, in quanto lavoratrice autonoma, stabilisce personalmente il suo rapporto col datore di lavoro, concordando la sua posizione (naturalmente, inutile nascondersi dietro a un dito, la sua è una posizione di forza che non a tutte è concessa). Come tale, la show girl può liberamente decidere come e quando tornare al lavoro.
Il fatto che possa creare un precedente, è fuori discussione. È evidente che la sua è una posizione privilegiata (privilegio che lei stessa non nega). Diverso sarebbe il caso di una lavoratrice lasciata sola a se stessa nella gestione del bambino o di una obbligata a 8 ore di lavoro, magari anche fisicamente stressante e impegnativo.

Il problema, forse, e su questo occorerebbe aprire un dibattito, è culturale. Perché la polemica sul web è scoppiata tra chi ritiene che un bambino di poche ore abbia bisogno della madre e solo della madre e chi, invece, pensa che un ruolo chiave possa, di fronte a una scelta simile, essere rivestito anche dal padre.
Ed è un problema culturale anche il considerare le madri delle specie di esseri inferiori incapaci, al di fuori di scelte che riguardino il bambino, di pensare o prendere decisioni.
Nel resto d’Europa, la cura del bambino nei primi mesi è suddivisa tra madre e padre, se non in modo equo, per lo meno comparato. E, a fronte della mancanza di una legge sulla paternità, esistono frotte di padri stranieri che si occupano del bambino quando la mamma torna al lavoro.

Premesso che il diritto alla maternità va difeso e tutelato, forse la battaglia non dovrebbe essere combattuta sul quando la donna deve tornare a lavorare dopo la nascita del figlio (trattasi di scelta personale che investe fattori psichici e fisici che non possono essere generalizzati), ma su come le aziende e le istituzioni possono venirle incontro, praticamente, per aiutarla nella gestione del piccolo (banalmente, orari più flessibili, maggiore disponibilità 'culturale' da parte del padre, presenza sul territorio di strutture atte ad accogliere i bambini, aiuti economici per le situazioni più complesse…).
É evidente, infatti, che la figura del padre è praticamente inesistente nella gestione dei figli nei primi anni. Ed è altrettanto evidente che non tutte le mamme possono permettersi tate e baby sitter (e, talvolta, neppure la rata del nido). Per queste, il fatto di tornare o meno al lavoro, non è tanto una scelta, quanto un obbligo. Sia in un senso che nell'altro.
Ci sono, poi, quelle che si vedono costrette, a causa di un'organizzazione del lavoro dal taglio prettamente maschile (riunioni serratissime a orari improbabili, mancanza di nidi aziendali, difficoltà a lasciare il posto di lavoro...), a doverlo difendere, qul posto di lavoro, con i denti e le unghie. Purtroppo spesso a scapito della famiglia.
La scelta della Hunziker, scelta privilegiata ribadiamo, in nessun modo influenza, positivamente o negativamente, queste situazioni.
É una decisione personale e come tale andrebbe presa. Senza esaltarla e farne modello di chissà quale esempio di emancipazione femminile e senza condannarla demonizzandola. Partendo anche dal presupposto che la serenità dei figli dipende moltissimo dalla serenità del genitore. E che una mamma felice è certamente una mamma migliore.

  • Commento inserito da erika206 il 25 ottobre 2013 alle ore 15:32

    non è odio verso la Hunziker! chi ha scritto spiega le motivazioni, non credo che nessuna odi Michelle, se ne parlerebbe anche se l'avesse fatto un'altra della televisione

  • Commento inserito da Paola il 18 ottobre 2013 alle ore 15:10

    Tutto questo odio nei confronti della Hunziker che alla fine sarà pur libera di fare un po' quel che le pare.



    Ma perché nessuno che dica niente quando certe madri, tantissime, si fanno mettere in maternità a rischio senza essere a rischio pagate con i nostri soldi? Perché nessuna donna che alzi un dito quando succedono queste cose? Perché se le cose in questo paese fanno schifo e le donne sono discriminate sul lavoro, non è perché gente come la Hunziker torna al lavoro. Ma perché gente come quelle di cui sopra sfrutta un diritto in modo improprio. Con il benestare di tutti. A scapito anche di chi, come me, il diritto alla maternità non ce l'ha perché da sempre libera professionista.



  • Commento inserito da Serena il 18 ottobre 2013 alle ore 11:39

    Datemi orari flessibili al lavoro, un asilo nido accreditato che accolga la mia bimba e che non mi "dissangui" con una retta stellare ogni mese e anch' io riprendo a lavorare dopo una settimana dal parto.


    La Hunziker faccia come le pare, non è lei il problema.

  • Commento inserito da Manuela il 18 ottobre 2013 alle ore 08:49

    È un problema culturale....la mentalità maschile:pronti ad additare lei come una grande eroina e noi vere madri lavoratrici che ci sobbarchiamo tutte le fatiche quotidiane senza nessun aiuto da parte di nessuno nemmeno dai mariti e padri...noi le povere esaurite che non siamo capaci di tenere il ritmo come lei ed essere sempre belle perfette ed efficienti ....ma certo...facile...quando hai soldi puoi tutto!!ma io sono felice di essere stata a casa anche non retribuita con i miei figli e vederli nei loro passi quotidiani....e il tempo è volato come un soffio...

  • Commento inserito da il 17 ottobre 2013 alle ore 13:41

    SOLO incoscienza


  • Commento inserito da Alice il 17 ottobre 2013 alle ore 12:55

    Ma io non riesco a capire il problema, scusate. Che la Hunziker faccia un "lavoro" non stressante è fuori discussione. Che sia milionaria, anche. Ma non è di questo che si sta dibattendo. La discussione è se sia giusto o meno che la madre torni a lavorare subito dopo il parto, a maggior ragione se può evitare di farlo come nel suo caso. Ovvio che se uno non ha scelta non ha scelta e c'è poco da dire.


    Dopodiché, forse non ne siete al corrente, ma solo in Italia la maternità dura 5 mesi e si dà poi alla lavoratrice la possibilità di prendersene altri sei pagata al 30%.


    Il problema non è la legge sulla maternità che in Italia tutela la donna (discorso diverso per le lavoratrici autonome, naturalmente).


    Il problema è la mentalità. In italia, per esempio, e i vostri commenti lo dimostrano, non è concepito che stia il padre a casa con il figlio.


    In Italia il lavoro è poco flessibile ed esiste ancora la mentalità del cartellino.


    In Italia le strutture che accolgono i bambini sono poche e non tutte le famiglie riescono ad accedervi. Questi sono i problemi.


    Non la legge sulla maternità.


    E neppure il fatto che la Hunziker sia tornata al lavoro. O al non lavoro.


    Se se la sentiva, perché non avrebbe dovuto farlo?

  • Commento inserito da Cecilia il 17 ottobre 2013 alle ore 12:51

    ma perché ci vedete un insulto? voglio dire una donna sarà pur libera di vivere la maternità come vuole o deve stare a casa "per solidarietà" con le altre donne lavoratrici??! ma la libertà personale?

  • Commento inserito da SUSANNA il 17 ottobre 2013 alle ore 12:04

    credo che articolo, situazione e commenti siano un'offesa alle donne che sono costrette a tornare al lavoro subito dopo il parto (quando il lavoro non lo perdono, perché capita anche questo). anche la dicitura "posto di lavoro" è offensiva, non mi risulta che la Hunziker milionaria e con tate colf al seguito abbia bisogno di lavorare o che debba timbrare il cartellino e/o richiedere permessi quando il bimbo sta male. è uno schiaffo alle lavoratrice vere, le lavoratrici autonome che non hanno diritto all' assistenzialismo statale e le lavoratrici dipendenti che hanno orari rigidi da rispettare e baby sitter da pagare. cosa ne penso, dunque? penso che sia un insulto anche solo paragonare le lavoratrici VERE alle showgirl milionarie.

  • Commento inserito da laura monza il 17 ottobre 2013 alle ore 11:44

    dopo un'estate al mare servita e riverita e una gravidanza senza problemi, sai che sforzo andare in video con trucco e parrucco a posto


    ma che pena dover dimostrare di non mollare mai, presenzialista ad ogni costo

  • Commento inserito da erka206 il 17 ottobre 2013 alle ore 11:28

    mi sembra tanto una mania di protagonismo che emancipazione.Aveva paura che le rubavano la sedia? Lei non è certo costretta come tante a tornare al lavoro subito quindi non mi è piaciuto per niente.

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