Pipì a letto no problem

Dopo i sei anni, se il bambino continua a bagnare il letto di notte, potrebbe trattarsi di un problema medico da affrontare con l'aiuto del pediatra. E di qualche piccolo trucco per sdrammatizzare la situazione.

Un bambino su otto con un’età compresa tra i 4 e i 10 anni bagna il letto durante la notte. Si tratta di un problema temporaneo che tende a risolversi da solo con l’adolescenza ma che va, comunque, affrontato, sia sul piano medico che su quello psicologico, per evitare che il piccolo possa risentirne o esserne condizionato.

 


SOTTO I 6 ANNI

Nella nostra società si ritiene che un bambino intorno ai 2/3 anni sia pronto ad abbandonare il pannolino. A questa età, infatti, si presuppone che il controllo degli sfinteri e della vescica sia stato raggiunto e che per il piccolo sia giunto il momento di abituarsi all’uso del vasino. In realtà, ogni bambino ha i suoi tempi e molti bimbi raggiungono i 6 anni senza essere diventati completamente autonomi per quanto riguarda la gestione di pipì e pupù.
Per quanto la maggior parte delle famiglie tenda a considerare questo un problema, quindi, va ricordato, invece, che si tratta di un percorso assolutamente normale che non dovrebbe suscitare ansia o preoccupazione.

 


 
DOPO I 6 ANNI

Se dopo i 6 anni il bambino continua a bagnare il letto, generalmente, si parla di enuresi, un disturbo che colpisce il 10% dei bimbi con un’età compresa tra i 6 e i 10 anni e che tende a risolversi durante l’adolescenza.

Le cause:
Le cause non sono ancora state accertate anche se responsabili potrebbero esserne tre “meccanismi” più o meno legati tra loro:
 

  • difficoltà a risvegliarsi dal sonno
     
  • eccessiva produzione di urina durante la notte dovuta o a troppa assunzione di liquidi prima di andare a nanna o alla scarsa secrezione di un ormone prodotto dall’ipofisi (l’ADH) che agisce concentrando le urine in modo che la notte si formi meno pipì di quanto non accada di giorno
     
  • scarsa capacità notturna della vescica a contenere le urine dovuta, forse, a un mal funzionamento del muscolo che blocca l’uscita dell’urina dalla vescica.

    La diagnosi:
    Un’anamnesi accurata è alla base della diagnosi dell’enuresi e alla prescrizione della terapia più indicata. Spesso, di fronte a un sospetto di enuresi, il pediatra chiede alla famiglia di compilare per due settimane un diario minzionale per capire i comportamenti del bambino e individuare al meglio il problema.
    Per saperne di più, ascoltate sull’argomento le parole del pediatra e dello psicologo.

     

     
    TERAPIA E ASPETTO PSICOLOGICO

    Se prima dei sei anni si consiglia ai genitori di non forzare la mano consentendo al bambino di crescere secondo i suoi ritmi (è, comunque, utile l’utilizzo di un pannolino apposito per non mortificare il piccolo ed evitare di dover cambiare le lenzuola tutte le sere), dopo i sei anni è bene intervenire con una terapia adeguata stabilita dal medico innanzitutto per risolvere in via definitiva il disturbo e, in secondo luogo, per non creare al bimbo ulteriori problemi di ordine psicologico.
    Se, infatti, l’enuresi è sul piano medico un problema che difficilmente lascia traccia, dal punto di vista psicologico può mettere a dura prova l’autostima e la fiducia in se stesso di un bambino causandogli, tra l’altro, una serie di problemi di ordine pratico (l’impossibilità di dormire a casa di un compagno o prendere parte a una gita, la paura di bagnare il letto durante una serata fuori casa…).
    Ecco perché è molto importante evitare di riprendere, umiliare o punire il piccolo cercando, al contrario, di rincuorarlo e rassicurarlo adottando, insieme a lui, tutta una serie di comportamenti che possono essere utili per “alleviare” l’impatto psicologico che inevitabilmente il disturbo provoca.
    L’utilizzo di un pannolino mutandina, dunque, può essere utile per rendere meno stressante la situazione sia per il piccolo che per i genitori.

     

    Per ulteriori informazioni: www.drynites.it

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