La flessibilità paga

Flessibilità come nuovo modello lavorativo. Per superare lo stereotipo che il lavoratore flessibile è meno produttivo e performante. Questo il tema, di sicuro interesse per le donne, del libro La flessibilità paga edito da Egea.

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di Alessia Altavilla


Pubblicato da Egea per conto di SDA Bocconi arriva in libreria La flessibilità paga, curato da Simona Cuomo e Adele Mapelli con la collaborazione di Valeria Salvai, Renata Trinca e Riccarda Zezza (costo 30€).


Si tratta di un testo molto interessante e di grande attualità che affronta il tema della flessibilità partendo, però, dal punto di vista delle aziende: flessibilità, insomma, come risorsa aziendale che, in ultima analisi, viene incontro alle esigenze del lavoratore, senza deludere, ma anzi, incrementando, le necessità produttive ed economiche delle aziende.
Il motivo per il quale abbiamo deciso di parlarne in questa sede è molto semplice:
Il tema della flessibilità è molto caro alle donne, le più penalizzate, per lo meno in Italia, da un sistema rigido di organizzazione del lavoro che prevede un netto confine tra vita e lavoro, imponendo orari rigidi, presenza sul posto di lavoro stabilita per contratto, timbratura di un cartellino anche laddove questo non sarebbe affatto necessario.


Le autrici, partendo dalla situazione italiana (purtroppo ancora tristemente legata a un modello vetusto di organizzazione del lavoro dovuto anche a uno stile manageriale poco incline alla delega e orientato al controllo e alla possibilità di avere sempre a portata di mano i propri collaboratori), passano poi ad analizzare quelli che, in materia, sono gli standard europei (con un’Europa nettamente divisa in due dove a un Nord – Paesi scandinavi, Olanda, Danimarca… - assolutamente favorevole a un’organizzazione flessibile dell’orario lavorativo si contrappone un Sud – Italia, Grecia, Spagna, Portogallo - assolutamente ancorato su vecchi modelli) e si soffermano, quindi, su alcuni casi specifici di realtà italiane aziendali – Microsoft e Siemens – dove il modello della flessibilità è stato applicato da qualche anno e con successo.
Flessibilità come risorsa, insomma. E non come ripiego. Flessibilità come possibilità di aumentare la produzione e non come penalizzazione del lavoratore. Flessibilità come strumento per venire incontro anche alle esigenze del lavoratore, senza nulla togliere a quelle del datore di lavoro.

Purtroppo, come ben spiegano le autrici, troppo spesso, e in Italia più che altrove, il concetto di flessibilità è spesso male interpretato e viene visto come una riduzione dell’orario lavorativo, il part-time, che non prevede, però, nessun vero cambiamento in termini di possibilità di organizzazione autonoma del lavoro: meno ore, stipendi più bassi e obbligo, comunque, di presentarsi tutti i giorni sul posto di lavoro.
Se, invece, il modello nordico, o quello sperimentato qui da noi da aziende quali, appunto, la Siemens o la Microsoft fossero presi davvero in considerazione, i lavoratori, tutti, si troverebbero a lavorare per obiettivi e non per quantità di ore trascorse in ufficio, garantendo comunque all’azienda lo svolgimento delle proprie mansioni ma lasciando al dipendente la possibilità di organizzare al meglio ore e spostamenti.
Naturalmente, non è difficile intuire come un modello simile risponde, soprattutto, ai bisogni delle donne, costrette a scegliere, troppo spesso, tra carriera e famiglia, impegni lavorativi e domestici, e penalizzate ogni qualvolta il mondo familiare e quello professionale si trovano a cozzare (la richiesta del part-time, spesso unica soluzione possibile, non è sempre ben vista dalle aziende. Mentre la possibilità di gestirsi il proprio lavoro in autonomia, fatto salvo esigenze specifiche quali riunioni, presentazioni di progetti…, è sempre o quasi negata).
Le donne, perciò, che potrebbero essere una risorsa vera nel mondo del lavoro, diventano un peso, un qualcosa da gestire e congelare in posizioni bloccate che mortificano loro e penalizzano l’azienda.
Il libro, scritto in modo chiaro e facilmente comprensibile anche da non addetti ai lavori, è fortemente consigliato. Da regalare al proprio datore di lavoro ogniqualvolta questi si dimostri di chiuse vedute.

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