WorkHer: per le donne che vogliono entrare nel mondo del lavoro

WorkHer nasce da un’esigenza precisa: creare un network pensato su misura per le donne che vogliono entrare, rientrare o affermarsi nel mondo del lavoro. Il progetto è stato presentato mercoledì 10 giugno presso la sede di PianoC a Milano. Il resoconto della serata, un focus sugli obiettivi. Perché per una dona è importante fare rete.

di Alessia Altavilla

WorHer è una piattaforma. Una community. Una strada da intraprendere.
WorkHer è uno spazio virtuale in cui le donne che vogliono collocarsi (o ricollocarsi) nel mondo del lavoro possono incontrarsi, conoscersi, scambiarsi informazioni, entrare in contatto con professioniste/i di ambiti e settori diversi. È un percorso di formazione fatto di articoli, interviste, seminari online, incontri… attraverso il quale le donne possono mettersi alla prova, arricchire la loro formazione, incontrare mentor pronte ad aiutarle e consigliarle ad avviare nuove attività, a dar vita a nuovi progetti.


Un network, insomma, per creare una rete di contatti, di scambio e di esperienze condivise e da condividere, pensato da donne e destinato alle donne che nasce e si sviluppa come progetto di Piano C, uno dei primi spazi di coworking presente a Milano, e Network Comunicazione, una società di comunicazione specializzata nella creazione di contenuti e format per piattaforme digitali.

Dopo essere stato lanciato sulla rete (sito di riferimento, pagina Facebook, profili Twitter e Instagram), WorkHer è stato presentato ufficialmente a Milano, presso gli spazi di Piano C in via Simone D’Orsenigo 18, mercoledì 10 giugno, presenti Riccarda Zezza e Silvia Brena, le due ideatrici, Francesca Devescovi (Hr business partner Vodafone Italia) e Karen Nahum (Digital director in De Agostini Libri), le due mentor, e tantissime donne (e qualche uomo) che sin dall’inizio hanno creduto nel progetto e hanno deciso di dargli fiducia.

Piano C è, di fatto, un grande appartamento, accogliente e dotato di cucina e di una stanza, luminosissima, per il cobaby (uno spazio attrezzato per accogliere bambini dai 3 mesi ai 12 anni, lasciati alle cure di personale specializzato che se ne occuperà, a seconda delle specifiche esigenze di ogni coworker, dalle 9 alle 19).
La sala in cui viene presentato WorkHer è pienissima, molte donne ascoltano in piedi la presentazione, prendono appunti, commentano… Su una parete si legge: Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare sempre le stesse cose.
L’interesse è grande. Anche perché si entra subito nel vivo del problema: perché le donne sono penalizzate nel mondo del lavoro? Qual è il motivo per cui le donne non riescono a far rete tra loro? Cosa significa fare rete? Perché è importante creare delle relazioni professionali sicure? Perché cambiare è possibile ma occorre avere le idee chiare e una strategia vincente? Quali sono gli errori più comuni quando si cerca un lavoro? Come va affrontato un colloquio di lavoro?

A tutte queste domande, WorkHer non risponde mostrando noiosissime slide, o non solo per lo meno. Ma con dimostrazioni pratiche: per esempio, vengono simulati tre colloqui di lavoro con le due mentor che restituiscono, poi, un feedback alle tre ipotetiche candidate con consigli e suggerimenti che possono essere validi per chiunque (giusto per dare qualche esempio: conoscere approfonditamente l’azienda per la quale ci si candida, essere in grado di parlare di se stesse senza tralasciare gli aspetti non strettamente professionali, portare esempi pratici di quella che è la propria attività, evitare aggettivi generici quali “dinamico, creativo, innovativo” o utilizzarli con cognizione di causa, essere in grado di indicare i propri pregi e difetti, sapere cosa chiedere al proprio interlocutore…); vengono spiegati quelli che sono considerati, dalle donne, gli errori più comuni commessi durante un colloquio di lavoro (a sinistra l'infografica realizzata da WorkHer con tutti gli errori dichiarati dalle aspiranti candidate a un posto di lavoro in fase di colloqui); vengono date indicazioni su come fare rete, utilizzando anche gli strumenti digitali a dispozione.
Subito dopo un aperitivo e musica per socializzare e scambiarsi, eventualmente, indirizzi, contatti, informazioni…


Insomma, un modo di dimostrare come si fa rete pratico. Non chiacchiere, fatti. Fare rete, facendola.

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