A Trieste i bambini imparano la parità di genere

Si chiama Pari o dispari, il gioco del rispetto ed è il progetto ludico-didattico che sta per partire nelle scuole di infanzia di Trieste finalizzato a sensibilizzare i più piccoli sul tema del genere e delle pari opportunità. Un'iniziativa lodevole che, però, sta scatenando enormi polemiche. 

di Alessia Altavilla

Fatta passare come proposta di lezioni porno all'asilo dal giornale Libero e da Matteo Salvini, l'iniziativa ludico-didattica Pari o Dispari. Il gioco del rispetto finanziata dalla Regione Friuli Venezia Giulia e rivolta alle scuole dell'infanzia di Trieste, quindi a bambini dai 3 ai 6 anni, sta facendo molto discutere. Non solo i genitori e le strutture coinvolte, ma il mondo della politica. Che si interroga e si sta interrogando sulla bontà di simili progetti, sulla loro utilità e sul ruolo educativo che le scuole, in questo caso quelle dei più piccini, debbano avere.


In realtà, come si legge nella documentazione ufficiale legata all'attività, l'intento è quello di promuovere tra i più piccoli un cambio di atteggiamento e il superamento degli stereotipi per quanto riguarda il tema del genere e delle pari opportunità, nella convinzione che un radicale cambiamento culturale, quello che vuole le bambine vestite di rosa e destinate a prendersi cura della casa, dei figli e della famiglia, e i maschietti vestiti di azzurro e pronti per una vita in carriera, possa raggiungere il suo pieno compimento solo ed esclusivamente solo passando attraverso le nuove generazioni.

Il progetto, che è già stato testato in via sperimentale in 4 strutture triestine, sarà avviato in modo attivo nelle prossime settimane in 45 classi dove bambini dai 3 ai 6 anni saranno invitati, uilizzando un kit di giochi creati appositamente per l'occasione e sempre sotto la guida delle educatrici, a esplorare i copri dei compagni (questo per dimostrare che alcune sensazioni provate sono le medesime per maschi e femmine), a indossare i panni normalmente indossati da bimbi del sesso opposto, a trasformarsi in personaggi di fantasia, a immaginarsi in un'ipotetica situazione del 'se fossi'.

Al contempo, saranno presentati dei questionari, diversi per le insegnanti e i bambini, per capire quanto gli stereotipi di generi siano presenti e radicati nelle attività normalmente svolte in classe e nelle idee dei piccoli.

Le polemiche rispetto a questa iniziativa sono state innumerevoli. Dalle associazioni genitori alle associazioni cattoliche, dai gruppi politici ai dibattiti intellettuali. Tra i principali detrattori gli esponenti della Lega. Salvini, per esempio, in merito ha commentato:
Pazzesco. Il Comune di Trieste porterà in 45 scuole dell'Infanzia un 'Gioco del Rispetto' per spiegare ai bambini un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale, arrivando a far esplorare ai bambini i corpi dei loro compagni, e facendo loro scambiare i vestiti. Ma il maschetto è maschietto, la bimba è bimba! Qualcuno vuole costruire un mondo al contrario. Io non ci sto!

Osservando, però, il kit che è stato distribuito (immagini nelle quali uomo e donna svolgono le medesime funzioni domestiche e professionali, per esempio) sono abbastanza esemplificative di quelli che sono gli intenti reali del progetto. Che non vuole mettere in discussione il genere di appartenenza. Ma vuole mostrare come, in realtà, le differenze tra uomo e donna, spesso, siano pura apparenza, stereotipo appunto. E possano e debbano essere superate.

Nulla a che vedere, quindi, con Egalia, l'asilo svedese la cui esistenza qualche anno fa aveva sconvolto il web e i benpensanti. Un asilo in cui i bambini perdono il loro genere di appartenenza per diventare semplicemente persone, chiamati con nomi neutri e, di fatto, incoraggiati a sviluppare un approccio neutrale, appunto, con l'altro sesso.

 

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