Capricci a tavola. Cosa fare se il bambino non vuole mangiare

Quando vostro figlio mangia poco e male, rifiuta totalmente alcuni alimenti, a tavola è una sfida continua..Cosa fare se il rapporto tra il bambino e i pasti non è proprio un idillio? Consigli, suggerimenti e alcune regole chiave.

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di Alessia Altavilla

Insegnare ai bambini a mangiare in modo sano ed equilibrato è uno dei compiti più difficili a cui mamme e papà sono chiamati. Il cibo, infatti, è il tramite attraverso il quale avvengono, a partire dall’età pediatrica in poi, le lotte più dure e aspre tra genitori e figli. Ricatti, espiazione di sensi di colpa, paure e angosce represse, false credenze passano spesso, da una parte e dall’altra, sulla tavola e attraverso la tavola.
Senza arrivare ai casi più estremi di disturbi alimentari in età precoce (sono sempre più numerosi, nei Paesi Occidentali, gli adolescenti e i preadolescenti che soffrono di anoressia, bulimia, obesità grave…) è indubbio che non sempre l’alimentazione dei bambini è quella più indicata per una crescita sana e non sempre i comportamenti di mamma e papà in merito all’educazione alimentare dei più piccoli sono consigliabili.


Una recente ricerca condotta da ricercatori dell'Università di Barcellona ha dimostrato, ad esempio, che la dieta mediterranea protegge dai disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

PRIMA DI COMINCIARE: UN MEMORANDUM PER MAMMA E PAPÁ
Prima di dare qualche regola per educare i bambini a un’alimentazione corretta, sono necessarie alcune fondamentali premesse. Che valgono a tavola, come in qualsiasi altro ambiente e per qualsiasi altra situazione.


  1. Per prima cosa, il buon esempio!
    Se l’obiettivo è che il bimbo abbia un’alimentazione sana, è fondamentale che per primi mamma e papà seguano un regime alimentare equilibrato. Se i genitori, per dire, non consumano mai frutta o verdura, se spesso mangiano cibo spazzatura, è probabile che anche i bambini seguano questo comportamento. Abituarli a mangiare bene significa, prima di tutto, imparare noi stessi a farlo!
  2. I genitori decidono. I bambini obbediscono
    Troppo spesso, purtroppo, si vedono genitori incapaci di adempiere al loro compito, che si lasciano tiranneggiare dai figli ai quali sono incapaci di dare delle regole. Chiedere a un bambino di 2/3 anni cosa vuole mangiare, offrirgli sempre l’alternativa quando qualcosa non gli piace, pretendere che sia lui a capire quale sia la scelta migliore per la sua salute, è sbagliato oltre che dannoso. Mamma e papà dovrebbero stabilire il menu dei pasti quotidiani e presentarlo al bimbo senza troppe alternative. Tenendo conto dei suoi gusti e delle sue preferenze, certo. Ma non adattandolo alle sue pretese. Fosse per loro, il 90% dei bambini in età pediatrica mangerebbe sempre le stesse cose, cucinate nello stesso identico modo. Per fortuna, però, non sono i bambini a decidere. O non dovrebbero essere loro.
  3. Nessun bambino posto davanti a un piatto pieno si lascia morire di fame!
    Questa massima andrebbe impressa col fuoco nella cucina di tutte le mamme italiane terrorizzate dall’idea che il loro bambino possa morire di fame. Spesso, infatti, l’idea di offrire un’alternativa alimentare al piccolo è dettata dalla paura che, saltando uno o due pasti, il bimbo possa “morire di fame”. Dietro si cela anche quella falsa credenza, dura a morire, che “grasso è bello” e che un bambino più ciccia ha attaccata addosso più è sano. Nulla di più errato, fuorviante, deleterio. Se il bambino è sano e sta bene, se non ha problemi alimentari o psicologici gravi (gravi intolleranze, allergie, disturbi gastro-intestinali rilevanti, perdite affettive, traumi…) non si lascerà davvero morire di fame e, prima o poi, cederà all’offerta che trova nel piatto.



COSA FARE E NON FARE PERCHÁ I PASTI NON DIVENTINO UNA GUERRA APERTA
Regole generali di buona educazione:

  • A tavola si mangia. Non si guarda la televisione, non si utilizzano cellulari e smartphone (salvo chiamate impreviste), non si gioca, non si leggono libri. Durante i pasti, che dovrebbero avvenire in un ambiente sereno e conviviale, si mangia, si chiacchiera, ci si raccontano le esperienze della giornata e si condividono sensazioni ed emozioni. Soprattutto, però, si mangia.
  • Il cibo nel piatto non fa mai schifo. Al massimo può non piacere. In tal caso si mette da parte e si aspetta il piatto successivo, ammesso che ce ne sia uno.
  • Con i bambini più grandi (dai 6 anni in su) si può pretendere che rimangano seduti composti al loro posto fino a quando tutti avranno terminato di mangiare. Se il momento del pasto è sereno e le chiacchiere tra i commensali piacevole, anche i bambini non faranno fatica a rispettare questa regola. Ai bimbi più piccoli potrà essere accordato il permesso di alzarsi dopo che hanno terminato di mangiare il loro pasto.
  • Far mangiare un bambino non significa inseguirlo per tutta la casa con il cucchiaino pieno pregandolo di assaggiare qualcosa. In questo modo, infatti, si investe il piccolo di un potere eccessivo di controllo nei confronti dei genitori. Il bambino può scegliere di non mangiare quello che gli viene offerto. In tal caso, però, rimarrà seduto a tavola secondo le regole di cui sopra e quando tutti avranno finito si alzerà a digiuno senza che gli sia offerta un’alternativa (a meno che questa non sia già stata prevista).

Il cibo non deve mai diventare una forma di ricatto, soprattutto affettivo. Frasi tipo “si mangi i piselli ti do il cioccolato” oppure “se non mangi sei cattivo” non dovrebbero mai essere pronunciate. Il cibo è solo cibo. Serve per nutrirsi, principalmente. Non è una merce di scambio per ottenere questo o quello né tanto meno un metro per giudicare se un bambino è “buono” o “cattivo”.

  • I bambini non vanno ingannati. Adattare leggermente i sapori al loro palato è importantissimo (pretendere che un bimbo di 2 o 3 anni apprezzi sapori quali il piccante, l’aglio, lo speziato… è senza senso). Mescolare tra loro gli ingredienti sperando con uno di coprire il sapore dell’altro no. Se al bimbo, quindi, piace la banana, evitare di mescolare il cavolo a quest’ultima per farglielo mangiare. Finirà per rifiutare l’uno e l’altro. L’ideale sarebbe offrirgli i diversi alimenti, accettando eventuali rifiuti, ma continuando a proporli magari a distanza di tempo. Il gusto, come ogni cosa, si educa. E per farlo, occorre tempo.
  • Cercare di variare il menu quanto possibile. Questo non solo aumenterà le possibilità che il bambino abbia una dieta più completa e varia, ma farà sì che il piccolo non si annoi o, al contrario, non si abitui a mangiare sempre le solite cose, rifiutando tutto il resto. Per quanto possibile, quindi, è importante cercare di essere creativi sia nella proposta delle ricette sia nella scelta degli ingredienti.


Piccoli trucchi:

  • Coinvolgere il bambino in cucina aumenta le chance che i piatti proposti incontrino se non il suo favore, quanto meno la sua curiosità.
  • Abituare il piccolo ad annusare, assaggiare, manipolare…. La conoscenza del cibo non passa solo attraverso il senso del gusto.
  • Niente pasticci fuori dai pasti. Il bambino, come gli adulti, dovrebbe consumare sempre 5 pasti al giorno. Tre principali (colazione, pranzo e cena) e due spuntini (a metà mattina e a metà pomeriggio).

 

 

  • Commento inserito da Veronica il 13 aprile 2017 alle ore 15:36

    Salve,niente di più vero...ho una bimba di sei anni e mangia qualche cucchiaio di pasta in bianco con solo olio di oliva da quando aveva due anni..sono disperata e nessun pediatra da importanza alla situazione..ha fatto anche una visita specialistica in quanto ha dei comportamenti troppo esagerati se vede un puntino nero nel piatto lascia tutto e non mangia fino al giorno dopo..tutti mi dicono che è una fase e passerà..le abbiamo provate tutte davvero tutte con molta buona volontà!!!ma il risultato non cambia ..sono quattro anni che lottiamo su questa cosa..è sotto peso di tre kg ..non molto ,ma non immaginate come è pesante vivere così.le regole su scritte nell articolo le abbiamo applicate tutte..non c'è rimedio e i dottori si lavano le mani,andiamo avanti con la pappa reale ed è come se le diamo acqua fresca.:(..saluti

  • Commento inserito da Ivan il 19 marzo 2017 alle ore 10:16

    Pienamente d'accordo con l'articolo. Se non si danno regole fin da piccoli a 9/10 anni saranno già prepotenti, a 14/15 anni sfanculeranno genitori e insegnanti come già sta capitando e alla maggiore età i ragazzi in questione saranno degli EMERITI STRONZI.

  • Commento inserito da Cinzia il 21 gennaio 2017 alle ore 13:05

    Ho una bimba di 13 mesi,mangiava tranquillamente la pasta anche 2 volte al giorno.ma da un mese a qua fa capricci all'asilo mangia la pasta in qualsiasi modo e a casa la lascia sempre...

  • Commento inserito da Bruno il 20 gennaio 2017 alle ore 19:46

    Perfettamente ragione peccato che certe madri sono peggio dei bambini.

  • Commento inserito da Staff di Bambinopoli il 18 gennaio 2017 alle ore 15:50

    Gentile Mari,

    tutti gli articoli sono scritti ad hoc dalla nostra redazione. Si possono condividere o meno ma sicuramente non sono frutto di un COPIA-INCOLLA.

  • Commento inserito da Mari il 17 gennaio 2017 alle ore 12:51

    Probabilmente hanno effettuato un COPIA-INCOLLA da qualche testo.

    Io ho due figli. Il maschio, 6 anni, iperattivo e tremendo, con cui non ho mai avuto il problema del cibo.

    La piccola, 2 anni, con cui è una lotta continua. Fosse per lei mangerebbe solo carboidrati sotto forma però di pizza e pane. La pasta la mangia un giorno si e 5 no, il pesce idem, la carne non ne parliamo. verdure? Oddio cosa sono?!? Quindi comprendo benissimo le mamme che ogni giorno "lottano" ma non condivido affatto quello scritto nell' articcolo.

  • Commento inserito da hypercube il 6 gennaio 2017 alle ore 19:44

    quante banalità leggo in questo articolo. si fa presto a dire "a tavola si mangia e non ci si alza fino alla fine." e se mia figlia si alza dal seggiolino monta sul tavolo, urla e piange come una pazza io che dovrei fare? prenderla a selciate e legarla sul seggiolino? sono le classiche trovate banali sentite da qualche pseudo scienziato e riportate su un blog per elemosinare 4 spicci con la pubblicità di google. almeno evitate di far sentire inadeguato un genitore.

  • Commento inserito da Emanuela il 28 dicembre 2016 alle ore 13:46

    Cara Katia mi riconosco perfettamente nel tuo commento!!!ogni pasto un incubo!!e non so come sia iniziata..mio figlio mette le mani nel mangiare e prepara da piccolissimo ma si.ucciderebbe piuttosto di assaggiare..i consigli dell'articolo sono i soliti scontati e poco reali secondo me...sicuramente migliorerà quando sarà il bambino a volerlo..

  • Commento inserito da Katia il 27 ottobre 2016 alle ore 21:00

    Buonasera, non so se faccio parte della categoria delle mamme ansiose ma mio figlio (quasi 6 anni) fin dallo svezzamento a mostrato pochissimo interesse per il cibo. Cresce sano, curioso, intelligente e sempre pieno di energie, tant'è che penso seriamente si nutra di energia solare. Infatti viviamo in campagna, pertanto da sempre è abituato a giocare all'aperto e a consumare energie, ma niente.... il momenti del pranzo e della cena sono indubbiamente i momenti più difficili per tutto noi. Eppure abbiamo buone abitudini alimentari per quantità e varietà: da sempre in casa nostra non si consumano fuori pasto di alcun genere. Nostro figlio quasi non conosce merendine, patatine e cosette del genere. E' un abitudinario, mangia sempre le stesse cose (pasta burro e parmigiano è la sua preferita, prosciutto e uova giusto per farci un favore, kiwi e banane se possibile non devono mancare, legumi rigorosamente passati ma poco poco, la verdura "è verde!" e lo nausea letteralmente...). In generale, nel 90% dei casi, anche dopo 5 ore di scuola (con una misera ricreazione) mettersi a tavola è una gran fatica: sbuffa, alza gli occhi al cielo e passa ad una attenta disamina il cibo che ha nel piatto... poi comincia il teatrino del "non mi piace", "uffa però". Da quando è nato ad oggi, lo giuro, non gli ho mai sentito dire che ha fame, al punto che se ha fame me ne accorgo perchè dice di avere mal di stomaco (e me ne rendo conto perchè magari sono passate un bel po' di ore tra un pasto e l'altro!) e puntualmente gli passa dopo aver messo qualcosa sotto i denti. Se mi dimenticassi di cucinare e mettere in tavola, credo che ringrazierebbe il cielo per la fortuna. Cucino bene, a detta di tutti... perciò non credo si tratti di gusti difficili. E' proprio che non gli interessa mangiare. E allora perchè tutte le volte mi prende un crampo nello stomaco quando fa tutte quelle storie per mandare giù quattro (4) bocconi??? Mi viene voglia di non apparecchiare nemmeno più per lui, ma solo per me e il suo papà. Vi sembro matta?

  • Commento inserito da laura il 7 ottobre 2016 alle ore 21:17

    Io ho il problema trattato nell'articolo,che ho trovato particolarmente stimolante.E siccome la maestra all'asilo mi ha già richiamata(la mia bimba ha tre anni)devo affrettarmi! Ma quale pedagogia nazista! La verità è che per noi è più semplice accontentarli che insegnare il"no"!

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