3 ragioni a favore del congedo di paternità

Una recente inchiesta del settimanale inglese The Economist ha messo in luce come il congedo di paternità - pratica praticamente sconosciuta in Italia e poco affermata anche nel resto del mondo - sia, invece, vantaggioso sia per l'economia sia per lo sviluppo sano ed equilibrato dei bambini.

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di Alessia Altavilla

E' il settimanale inglese The Economist ad affermarlo, rifacendosi a uno studio condotto in Australia, Stati Uniti, Danimarca e Gran Bretagna in merito agli effetti del congedo di paternità sullo sviluppo e la crescita dei figli e sulle eventuali ripercussioni sociali ed economiche: promuovere la paternità, afferma The Economist, è vantaggioso non solo per le famiglie e il benessere dei bimbi, ma, in generale, per l'economia del Paese.


QUALI SONO I BENEFICI A SOSTEGNO DEL CONGEDO DI PATERNITA'?
  1. L'economia domestica
    Secondo l'Economist i padri che hanno fatto richiesta e goduto del congedo di paternità subito dopo la nascita del bimbo sono, in generale, più disposti e preparati a prendersene cura anche una volta rientrati al lavoro.

    Dar da mangiare, cambiare, vestire, fare il bagnetto, giocare, leggere libri... sono tutte attività che questi papà svolgono con naturalezza durante tutta l'infanzia del figlio, attivi sia nel ruolo di educatori sia in quello di intrattenitori dei bimbi. Dal punto di vista familiare, naturalmente, questo è particolarmente auspicabile. Non solo per il bambino che si trova, così, a confrontarsi con due genitori il cui ruolo, nell'accudimento, è perfettamente intercambiabile, ma per il benessere stesso della coppia in cui uomo e donna godono, entrambi, degli stessi diritti e doveri rispetto alla crescita del piccolo.
     
  2. Lo sviluppo e le capacità di apprendimento dei bambini
    Lo studio in questione ha rilevato che i bambini (e, soprattutto, le bambine) i cui padri sono stati messi nella condizione di potersi occupare di loro nelle prime settimane e mesi di vita, in generale, risultano avere minor difficoltà di apprendimento durante la scuola secondaria, sembrano beneficiarne in brillantezza e successo negli studi (l'Economist sottolinea anche, però, che questo spesso è associato a classi sociali medio-alte, dal momento che, per ragioni economiche, sono soprattutto i papà appartenenti a questa fascia sociale quelli che maggiormente fanno richiesta e ottengono il permesso di assentarsi dal lavoro dopo la nascita del figlio).
     
  3. Il ruolo delle donne nell'economia nazionale
    Una delle più grandi piaghe delle società moderne (ovviamente con notevoli differenze tra un Paese è l'altro) è il fatto che molte donne, dopo la nascita del figlio, sono costrette, per poter prendersene cura, o a rinunciare al lavoro, oppure a scegliere tra il lavoro di mamma e la carriera che, in questo modo, subisce pesanti rallentamenti difficilmente dopo recuperabili. Il fatto, invece, di attribuire a uomini e donne il medesimo ruolo, agevola notevolmente la posizione lavorativa femminile, a tutto vantaggio del mondo del lavoro in generale e dell'economia nazionale che non viene privata del sostanziale contributo offerto dalle donne con il loro lavoro.
    Non è un caso, dunque, che molti movimenti femministi che prima si battevano per ottenere vantaggi rispetto al congedo di maternità, ora lottino per migliorare la situazione rispetto ai congedi di paternità.
     

QUAL E' LA SITUAZIONE ITALIANA?
Il congedo di paternità, di fatto, in Italia non esiste. Se è vero, infatti, che tutti i padri possono fare richiesta di congedo di paternità qualora la madre, per qualche ragione, non ne avesse potuto godere (morte improvvisa, grave infermità, abbandono del tetto coniugale con conseguente affidamento esclusivo del bambino al padre...) e che questo congedo è sottoposto alle stesse condizioni di quello femminile, è anche vero che il congedo di paternità, al momento, non è di fatto alternativo a quello della madre nei casi normali.
Tolti, infatti, i tre giorni della Riforma Fornero da prendere entro i primi cinque mesi di vita del bambino pagati al 100% (uno obbligatorio, gli altri due alternativi a quelli della madre che, nel caso, dovrà rinunciare a due giorni della sua maternità), null'altro è stato fatto per equiparare la posizione maschile a quella femminile introducendo la possibilità, per i padri, di fare richiesta dei cinque mesi di paternità qualora la madre volesse tornare al lavoro immediatamente o non avesse altra scelta per farlo.

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