Il parto in casa

Se il parto in acqua rappresenta un’alternativa al parto tradizionale, il parto in casa è considerato per lo più un gesto folle e immotivato. Eppure sono tante le donne che optano per questa soluzione. Perché?

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di Alessia Altavilla

Partorire in casa significa decidere di sottrarsi all’ambiente asettico e freddo delle strutture ospedaliere per regalare al proprio bambino, nel momento più importante della sua vita, quello della venuta al mondo, la serenità e la calda accoglienza delle mura domestiche, di quella che diventerà la sua dimora, il suo nido e rifugio. È una scelta, più o meno criticabile, che implica, comunque, un grande coraggio dal momento che, insieme al proprio partner, sarà necessario compiere un cammino per arrivare preparate, sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista, diciamo così, tecnico, al grande evento.

 


I PRO
I benefici che il parto in casa può dare alla futura mamma e al suo bambino sono riscontrabili, soprattutto, sotto il piano psicologico. Partorire in casa significa, infatti, scegliere un ambiente “amico” per quello che dovrebbe essere l’evento più straordinario della vita di una donna. 
Dal momento, poi, che ci si trova in un contesto familiare, domestico, si ha la possibilità di decidere quale posizione assumere durante il travaglio, senza che falsi pudori o le rimostranze delle ostetriche possano in qualche modo condizionare la scelta.


Ci sono, infine, tutta una serie di vantaggi legati al fatto di poter assecondare completamente e totalmente le proprie esigenze, esigenze di cui spesso la rigida struttura ospedaliera fatta di orari, regole, regolamenti… non può soddisfare. La gestante, per esempio, può mettere al mondo il piccolo decidendo di farsi assistere non solo dal compagno o dal marito (cosa che, più o meno, tutti gli ospedali adesso consentono di fare), ma anche dai familiari più stretti, da un’amica molto cara… Inoltre, il rapporto che viene a crearsi tra la neomamma e il neonato è decisamente più forte dal momento che questi si trova a vivere sin da subito a stretto contatto con lei senza dover subire il passaggio attraverso innumerevoli e sconosciute mani (pediatri, infermiere, ginecologi…).

… E I CONTRO
Affinché, però, una scelta del genere possa essere effettuata senza alcun pericolo sia per la mamma che per il bambino è indispensabile che sussistano determinate condizioni tali per cui il parto non possa dirsi a rischio.
Per prima cosa, la gravidanza deve avere un decorso normale (fortemente sconsigliato, per esempio, nel caso di parto prematuro o quando la gestazione ha già superato la 42° settimana: in entrambi i casi, infatti, il piccolo potrebbe aver bisogno di cure e assistenza medica immediate, tutte cose che solo un ospedale attrezzato può garantire).
Da evitare assolutamente anche nei casi in cui la gestante abbia un’età superiore ai 35 anni o soffra di particolari malattie croniche (problemi cardiaci, diabete, insufficienza renale…), oppure quando al neonato siano state riscontrate durante le ecografie anomalie congenite o problemi che interessano gli organi vitali.

LA FIGURA DELL’OSTETRICA
La figura dell’ostetrica è, per chi sceglie di partorire nella propria abitazione, centrale. É proprio l’ostetrica, infatti, ad assistere la partoriente durante il travaglio, è lei a guidarla nelle fasi più delicate del parto ed è sempre lei a seguire la futura mamma nei mesi precedenti al lieto evento.
È importante, perciò, instaurare sin da subito un buon rapporto, un rapporto basato sulla fiducia e sul reciproco rispetto. Dal punto di vista “procedurale”, la gestante e l’ostetrica devono condurre insieme una sorta di percorso conoscitivo finalizzato a comprendersi e a conoscersi meglio in modo tale da non avere problemi, poi, al momento del parto.
Nel corso delle prime sedute, l’ostetrica ha il compito di capire, attraverso una serie di domande, se la richiesta della donna di mettere al mondo il piccolo in casa può essere accolta o meno. In pratica, deve verificare che sussistano le condizioni necessarie perché ciò avvenga. Accertato ciò, la futura mamma viene istruita sulle modalità del parto e le vengono date tutte le indicazioni necessarie affinché questo possa svolgersi senza intoppi o problemi. A questo punto, tra le due dovrebbe essersi creato un clima quasi di amicizia, sicuramente di fiducia.
L’ostetrica, poi, e questo è un grande vantaggio per chi opta per questa soluzione, non abbandona i neo-genitori neppure dopo il parto e continua ad assisterli anche nei giorni successivi. In questo modo mamma e bambino non vengono mai abbandonati a se stessi e possono contare, nel difficile momento del puerperio, su un aiuto esperto e preparato che saprà prendersi cura di loro.

  • Commento inserito da Carlo il 6 novembre 2008 alle ore 15:13

    Ciao Alessia, sono papà di un bimbo nato in casa e in attesa di un secondo... sperabilmente in casa (se sussistono le condizioni favorevoli di cui anche tu parli). Con mia moglie ci domandavamo dell'opportunità di richiedere un rimborso per la spesa alla Regione Lazio. C'è qualche riferimento di altre regioni cui appigliarsi? Oppure: c'è qualche associazione di genitori del Lazio di bimbi nati in casa? (so che ne esistono in Piemonte e Umbria)
    Grazie

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