Citomegalovirus: un problema durante la gravidanza

Virus innocuo in una persona adulta sana, il citomegalovirus può essere particolarmente pericoloso se contratto durante la gravidanza per le conseguenze sulla salute del bambino. Come si contrae, come si riconosce e cosa può causare nel feto.

di Alessia Altavilla

Il citomegalovirus è un virus della famiglia degli Herpes, piuttosto comune e, in linea di massima, innocuo. Può infettare chiunque e il più delle volte si presenta in modo del tutto asintomatico. Riconoscerlo, quindi, non è facile (a volte si manifesta con un lieve malessere e qualche linea di febbre). 
Uno specifico esame del sangue (non molto diverso da quello che viene effettuato per la toxoplasmosi) permette di individuarne la presenza. Il test indica se la futura mamma ha già contratto il virus in passato, se la contrazione è recente oppure se il virus non è presente nel sangue.


Statisticamente, il 60/70% delle donne risulta positiva al test. Il che significa che l'organismo ha già contratto il virus in passato e il sistema immunitario è in grado di riconoscerlo e contrastarlo. Per il restante 30/40%, invece, è necessario prestare attenzione, anche se, a differenza, per esempio, della toxo, non è semplice evitare di entrare in conttato con il virus, dal momento che non presenta una particolare sintomatologia in chi lo contrae.


QUALI CONSEGUENZE IN GRAVIDANZA?
La contrazione del citomegalovirus durante la gravidanza non ha alcuna conseguenza significativa sulla futura mamma. Il problema è se l'infezione passa, attraverso la placenta, al bambino. Il periodo più pericoloso, per la salute del piccolo, è come per tantissime patologie, il primo trimestre. Quando l'embrione prima e il feto poi sono in piena formazione.
In Italia l'incidenza non è altissima e coincide circa con un nato si 100. In pratica, su 600mila bambini nati vivi circa 5000 sono affetti da infezione congenita da citomegalovirus.

Le conseguenze sono piuttosto gravi.
La prima e più diffusa è sordità neurosensoriale non genetica in età pediatrica.
Possono, poi, svilupparsi deficit visivi, motori e intellettivi. I deficit non sono sempre presenti alla nascita, ma tendono a svilupparsi nei primi due anni di vita, con un'incidenza pari al 7%.

Purtroppo, è molto difficile intervenire durante la gravidanza per limitare i danni.
E' fondamentale, però, che la futura mamma che risulta negativa al virus durante i primi mesi, continui a monitorare la situazione durante tutti i nove mesi con esami del sangue ad hoc.
In caso di contrazione della malattia, il piccolo dovrà essere sottoposto alla nascita a una serie di controlli e qualora dovesse risultare positivo al virus, dovrà essere sottoposto a una terapia antiretrovirale per limitare e contenere i danni del Citomegalovirus.

COME SI PREVIENE IL VIRUS?
Non esiste una vera e propria profilassi preventiva. Durante la gravidanza, però, è bene rispettare le più comuni norme igieniche (lavarsi spesso le mani con acqua calda soprattutto prima di mangiare, mantenere un'elevata igiene personale...).
I principali portatori di citomegalovirus in famiglia sono i bambini sotto l'anno. Ecco perché a rischio sono, in particolare, le donne alla seconda o terza gravidanza che contraggono il virus dai figli piccoli.
Non occorre diventare paranoici. Ma evitare i contatti con la saliva del bambino e buone norme igieniche possono aiutare a prevenire il rischio.

 

 

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