Vietato allattare

Allattamento: un fatto pubblico o privato? Ci si interroga dopo il sit in organizzato in Spagna dalla mamma a cui era stato vietato di allattare all’interno di una sala del Prado.

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di Alessia Altavilla

La cronaca. Lo scorso agosto, nella modernissima e avanguardista Spagna, una donna era stata allontanata dalla sala del Prado (il museo madrileno) in cui è esposta la Maya Desnuda di Francisco Goya perché ritenuto un luogo non adatto per allattare. Alla mamma il sorvegliante aveva gentilmente chiesto di spostarsi nei locali della caffetteria o in una toilette, considerati posti più consoni per scoprire il seno. Dopo l’episodio, la direzione del Museo aveva, poi, inviato alla signora una lettera in cui venivano spiegate le ragioni del guardiano e in cui la si informava dell’imminente apertura all’interno della struttura di uno spazio apposito destinato alle mamme.
Domenica scorsa (23 settembre) la donna, che evidentemente poco aveva gradito il richiamo del sorvegliante e la lettera di scuse del museo, con una ventina di altre mamme tutte accompagnate da pargoli in età da allattamento, ha organizzato una protesta pacifica proprio nella sala in cui è esposto il capolavoro di Goya: giunte davanti al quadro, infatti, tutte si sono sedute e hanno iniziato ad allattare, indisturbate, i loro bambini tra gli sguardi indifferenti dei turisti e dei visitatori del museo.


Finalizzato ad attirare l’attenzione sul “problema” dell’allattamento in pubblico, o meglio, su come l’allattamento in pubblico viene generalmente percepito, il gesto ha sicuramente aperto un dibattito che tra i tanti dubbi ne solleva uno in particolare: l’allattamento è un fatto pubblico o privato?

Tradotto: aldilà delle considerazioni sulla moralità o meno del gesto - considerazioni, tutto sommato senza senso perché non è certo un seno nudo, in una società in cui il nudo viene ostentato ed esibito di continuo, a poter o dover creare scandalo o fastidio - la mamma dovrebbe allattare il proprio bambino nell’intimità e nella tranquillità della propria casa? Oppure qualsiasi luogo può andar bene dal momento che “allattare” significa, prima di tutto, nutrire? Considerato da questo secondo punto di vista, è sicuro che allattare in luoghi pubblici non provoca al bambino alcun tipo di fastidio o disturbo dal momento che il piccolo non risulta esposto a rischi maggiori di contrarre infezioni, virus o batteri.


È, però, vero che l’allattamento rappresenta un momento molto particolare nella costruzione del rapporto tra il bimbo e la mamma, momento in cui i due imparano a conoscersi, si studiano, si comprendono. Addirittura, proprio per questi motivi, si consiglia di allattare nella tranquillità più totale, impedendo qualsiasi tipo di interferenza esterna (telefono che squilla, televisione accesa…).
Se queste sono le premesse, quindi, è chiaro, che il problema dell’allattamento in pubblico non è tanto legato alla sconvenienza o meno del gesto, ma alla sua trasformazione in mero gesto di sostentamento. Un fatto, insomma, puramente naturale svuotato di qualsiasi valenza psicologica. Stiamo, ovviamente, generalizzando. Nell’arco della giornata, infatti, ogni mamma sa che, talvolta, è proprio imprescindibile il fatto di non poter assecondare tutti quelli che sono i dettami sulla costruzione del rapporto con il bambino. Allattare in pubblico è, quindi, in alcuni casi, indispensabile e necessario. Pena il non allattare del tutto.
Se, però, esiste un’alternativa, questa è sicuramente preferibile. E non per non sconvenire i “benpensanti”, ma per venire incontro in modo totale alle esigenze del piccolo. Il dibattito, comunque, rimane aperto.

 

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