Sport e bambini: i condizionamenti dei genitori

La dottoressa Maria Rita Esposito ci guida alla scelta della disciplina sportiva più adatta per il proprio bambino, partendo da quelle che sono le sue attitudini personali.

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Più che mai, questa estate, i bambini e i ragazzi  hanno avuto modo di calarsi in un’atmosfera sportiva. Le Olimpiadi di Londra 2012 hanno, infatti, affascinato adulti e meno adulti nel tifo televisivo verso gli atleti italiani impegnati nelle varie discipline.
Seguire le Olimpiadi con mamma e papà può essere stata per i piccoli una spinta motivazionale a capire, in una miriade di proposte sportive, quale è la richiesta e la predisposizione personale verso un’attività psicomotoria e sportiva da avviare dopo l’estate.

Spesso in famiglia si verifica che, mentre i bambini esprimono una naturale esigenza fisica e psicologica di “muoversi”, nella scelta dello sport per i propri figli gli adulti tendono a trasferire propri desideri o personali esigenze organizzative (corsi scelti per l’orario ritenuto più comodo, desiderio di uno sport considerato più completo rispetto ad altri). Ma l’avvio allo sport e alla pratica del movimento deve partire da un altro punto di vista, almeno se l’obiettivo è che le potenzialità espressive e comunicative che si possono maturare nello sport permettano al bambino e all’adolescente di sviluppare e migliorare specifici percorsi di apprendimento.
Occorre, cioè, partire dalle indicazioni (che sicuramente con la crescita tendono a cambiare!) delle aspirazioni del bambino, in vista, soprattutto, del soddisfacimento della sfera ludica. Lungi quindi dal genitore la scelta di corsi prestigiosi, in cui per contro potrebbe non esserci una motivazione da parte del piccolo.

Appassionare i piccoli allo sport e al movimento , inizialmente sotto forma ludica, favorirà col tempo, con l’impegno e con la disciplina sottesa a ogni specifica attività sportiva, la consapevolezza delle proprie potenzialità corporee, la padronanza degli schemi di movimento, l’adattamento agli spazi e ai tempi “imposti” dall’attività.
L’impegno concreto si rivolgerà anche verso il concetto di agonismo e di gara, che non vanno sottovalutati, né criticati in nome di un’ educazione familiare che vuole a tutti i costi la mancanza di competizione per vincolare una certezza di azioni democratiche in casa e fuori. Nello sport la gara, la competizione sono naturali e devono esserci. Con la competizione e l’agonismo il bambino, poi ragazzo, afferma se stesso, accetta le sconfitte, si orienta al gioco di squadra, interagisce con la realtà sportiva, matura in termini di autostima, autoconsapevolezza comportamentale e autodeterminazione.

In un ambiente organizzato (palestra, piscina, altro) il senso della gara, la tecnica da migliorare, la conoscenza puntuale dei regolamenti, diventano gradualmente fattori di equilibrio psico fisico e affettivo, che favoriscono nel piccolo sportivo la crescita dell’identità personale e relazionale, oltre che il potenziamento delle competenze motorie. Ecco perché ogni genitore non deve orientare “con forza” il proprio figlio affinché pratichi un’attività sportiva piuttosto che un’altra: spesso, infatti, i bambini - per non deludere i genitori - vi si dedicano senza però appassionarsi. Se si legge dalla Bozza del recente maggio 2012 delle Indicazioni per il curricolo (del Ministero dell’Istruzione – MIUR) si evidenzia come le attività sportive sono soprattutto occasioni in cui fare ' sperimentare la vittoria o la sconfitta, contribuisce all’apprendimento della capacità di modulare e controllare le proprie emozioni “ (pag. 52 Bozza 2012).

Già da molto piccoli i bambini svolgono attività e giochi che consentono loro di sperimentare il proprio corpo nello spazio e nel tempo, imparando a strutturare lo schema corporeo e lo spazio di libero movimento psicologico. Pertanto, lo sport può essere uno strumento di osservazione e di emulazione per bambini e ragazzi, per riflettere sull’importanza dell’educazione alla salute favorita dal e col movimento: approfittare di queste giornate ancora calde e di libertà dagli impegni scolastici per dedicarsi in spiaggia a giochi e attività di orientamento alla pratica sportiva può essere per i bimbi una cosa divertente.  
Conoscere le regole di nuovi giochi e partecipare a esperienze con altri bambini permette di esaltare la condivisione e il gioco di squadra, consente di collaborare in una pratica fatta di rispetto di sé e dell’avversario, aiuta a canalizzare momenti di tensione in modo positivo, con lo sport e il movimento e non con l’aggressività. 

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