Bambini, arriva il picco influenzale da dicembre e gennaio: non sottovalutare questi sintomi
Arriva il picco influenzale, tra la seconda metà di dicembre e il mese di gennaio, per i bambini: attenzione a questi sintomi.
L’Italia si prepara ad affrontare il consueto picco influenzale previsto tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, con particolare preoccupazione per i più piccoli.
L’aumento dei casi di influenza soprattutto tra i bambini richiede una maggiore attenzione ai sintomi, fondamentali per distinguere questa malattia da altre infezioni respiratorie come il rinovirus e il Covid-19.
Il periodo invernale porta con sé un incremento delle infezioni respiratorie acute, e quest’anno non fa eccezione. L’attenzione mediatica, come evidenziato da Mattino Cinque, si concentra sulla necessità di saper identificare i segnali tipici dell’influenza: febbre alta improvvisa, raffreddore e tosse persistente. Sono proprio questi sintomi che permettono di distinguere l’influenza da altri virus respiratori, spesso con manifestazioni simili ma con differenze sostanziali nella gestione clinica.
Il pediatra Giuseppe Banderali ha ricordato durante la trasmissione che la febbre, spesso temuta dai genitori, rappresenta in realtà un meccanismo di difesa naturale dell’organismo: “La febbre stimola la produzione di anticorpi, aiutando il corpo a combattere l’infezione”. Tuttavia, ha sottolineato che una febbre molto alta può compromettere lo stato metabolico del bambino, causando inappetenza, disidratazione e vomito, condizioni che richiedono un controllo attento.
Secondo Banderali, la soglia per considerare la febbre un campanello d’allarme è tra i 38 e i 39 gradi, ma “è fondamentale valutare la situazione complessiva del bambino, poiché non sempre una febbre elevata indica un quadro grave”. Le raccomandazioni del pediatra includono l’uso di antipiretici per mantenere sotto controllo la temperatura, evitare di coprire eccessivamente il bambino per favorire la dispersione del calore corporeo attraverso la pelle e, soprattutto, garantire un’adeguata idratazione, definita “il primo alleato contro la febbre”.

Questi accorgimenti si rivelano cruciali per prevenire complicanze e per supportare il sistema immunitario nelle fasi acute della malattia. L’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), aggiornato al 5 dicembre 2025, evidenzia un aumento dell’incidenza delle infezioni respiratorie acute, passata da 8,96 a 10,4 casi per 1.000 assistiti nella settimana dal 24 al 30 novembre. Si stimano circa 585.000 nuovi casi settimanali, per un totale complessivo di circa 3,3 milioni dall’inizio della sorveglianza.
Il virologo Matteo Bassetti ha lanciato un monito invitando a non sottovalutare l’incremento dei contagi durante il periodo invernale, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione. In particolare, l’incidenza più elevata si registra tra i bambini da 0 a 4 anni, con circa 33 casi ogni 1.000 assistiti, confermando la necessità di un’attenzione particolare a questa categoria.
L’aumento della circolazione del virus influenzale sottolinea l’importanza delle misure preventive, tra cui la vaccinazione antinfluenzale, considerata una strategia efficace per ridurre la diffusione e la gravità dei casi, specialmente nei soggetti più fragili come i bambini piccoli. Le autorità sanitarie continuano a raccomandare la vaccinazione e l’adozione di comportamenti igienici corretti per contenere l’impatto della stagione influenzale. In questo scenario, la corretta informazione sui sintomi e sulle modalità di gestione dell’influenza è essenziale per ridurre il rischio di complicanze e garantire una pronta risposta sanitaria, soprattutto nelle famiglie con bambini piccoli.
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