Il metodo danese "della P" per crescere bambini sani, felici e resilienti
Un approccio educativo nato in Danimarca sta cambiando il modo di vivere la genitorialità: semplice, profondo e sorprendentemente efficace.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di modelli educativi alternativi, capaci di rispondere alle sfide della genitorialità moderna senza rigidità né sensi di colpa. Tra questi, il cosiddetto metodo danese “della P” ha attirato l’attenzione di molti genitori europei per il suo approccio umano, concreto e non giudicante. Non si tratta di regole ferree o tecniche miracolose, ma di una diversa prospettiva sul ruolo dell’adulto e sui bisogni reali dei bambini. Un metodo che invita a rallentare, osservare e costruire relazioni più autentiche all’interno della famiglia.
Il metodo danese prende forma dal termine inglese PARENT, scomposto lettera per lettera per individuare sei aree fondamentali su cui lavorare nella relazione educativa. Ogni lettera rappresenta un principio chiave: il gioco, l’autenticità, la ristrutturazione del pensiero, l’empatia, l’assenza di ultimatum e il valore dello stare insieme, racchiuso nel celebre concetto di hygge. Alla base di questo approccio c’è una convinzione profonda: bambini felici hanno maggiori probabilità di diventare adulti equilibrati, capaci a loro volta di creare ambienti familiari sani.
Un altro presupposto centrale è che non esistano bambini “cattivi”, ma comportamenti che possono essere letti, compresi e trasformati. Questo cambio di sguardo richiede apertura mentale e la disponibilità a mettere in discussione automatismi educativi spesso ereditati dalla propria esperienza personale e culturale.

Proprio per questo, l’invito è quello di osservare i propri comportamenti, soprattutto nei momenti di stanchezza o stress, e chiedersi se siano davvero utili. Alcuni automatismi possono essere rivisti e adattati, senza rinnegare i propri valori ma rendendoli più consapevoli. Uno dei pilastri più significativi del metodo danese è il gioco. In particolare, il gioco libero, non strutturato e non guidato costantemente dagli adulti.
Il gioco libero, i bambini imparano a gestire frustrazioni, conflitti e piccole sconfitte. Sperimentano emozioni reali in contesti alla loro portata, sviluppando gradualmente resilienza e fiducia in sé stessi. L’adulto, in questo scenario, osserva e interviene solo quando necessario, lasciando ai bambini la possibilità di trovare soluzioni autonome.
Il metodo danese pone grande attenzione allo sviluppo di un locus of control interno, ovvero la percezione di avere un ruolo attivo negli eventi della propria vita. I bambini che imparano a riconoscere il proprio contributo nelle situazioni quotidiane tendono a diventare adulti più sicuri, capaci di affrontare imprevisti e difficoltà senza sentirsi sopraffatti. Favorire questo processo significa offrire occasioni di scelta, responsabilità adeguate all’età e fiducia nelle capacità dei figli. È un investimento emotivo che produce effetti duraturi, riducendo il rischio di ansia e insicurezza nel tempo.
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