Libri dai 6 ai 12 mesi: come sceglierli

Il libro, per un bambino di pochi mesi, è un oggetto come un altro, né più né meno di un giocattolo qualsiasi. Se gli viene presentato davanti, il bimbo lo guarderà incuriosito, lo afferrerà, se è in grado di farlo, ne studierà la forma, i colori e i materiali, lo metterà in bocca per “assaggiarlo” e lo sfoglierà attratto dal contenuto. Quindi, come farebbe con un qualunque altro oggetto, lo metterà da parte per passare ad altro, dal momento che la sua attenzione nei confronti delle cose ha un tempo limitato.
Un libro, per un bebè, diventa qualcosa di diverso nel momento in cui una terza persona, mamma, papà, i nonni, un insegnante, gliene mostrerà le potenzialità. Glielo farà scoprire davvero.
È molto importante, però, che in questi primi anni di vita i libri non vengano imposti ai bambini, ma proposti. Consentendo loro di “utilizzarli” come meglio credono, senza imporre una logica di fruizione che, in fondo, non ha niente a che vedere con le logiche che animano i bimbi. Sì, quindi, alla lettura ad alta voce e alla narrazione anche in età precoce, ma solo fintanto che l’attenzione e l’interesse del piccolo sono attivi.

L’Associazione Nati per Leggere ha più volte ribadito i motivi per i quali è molto importante insegnare ai bambini ad amare i libri in età precoce (6-24 mesi). In sintesi, le ragioni possono essere così riassunte:

  • Per consentire ai piccoli di acquisire familiarità con l’oggetto libro fino ad imparare a maneggiarlo in modo corretto.
  • Perché il libro consente al bambino di ampliare il proprio vocabolario nominando molte delle parole suggerite dalle immagini e indicandole con il dito.
  • Perché lo aiuta a compiere i primi tentativi di ripetere e memorizzare parole e frasi brevi.
  • Perché lo abitua all’attenzione e alla capacità di ascolto per periodi sempre più lunghi.

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QUALI CARATTERISTICHE DEVONO AVERE I LIBRI PER BAMBINI DAI 12 AI 24 MESI
I libri per i piccolissimi devono contenere storie costruite in modo molto semplice e in grado di rispecchiare le esperienze quotidiane del bambino, in modo che per lui sia facile immedesimarsi nella narrazione.
I protagonisti devono essere o i bambini stessi oppure, meglio ancora, animali antropomorfizzati.
I libri pop up, quelli con i buchi, con alette o parti mobili che consentono di modificare o nascondere parte delle immagini, invitano alla conoscenza tattile e stimolano la formulazione di ipotesi.

A questo proposito, tra i tanti libri che l’editoria per l’infanzia propone, segnaliamo i libri di Emanuela Bussolati, scritti in lingua Piripù. Si tratta di un linguaggio che non esiste, che evoca e che si adatta alle figure rappresentate nelle pagine, ma soprattutto, al tono di voce di chi narra la storia. In altre parole, è un linguaggio di suoni, di assonanze…., privo, però, di significati, che prende vita nella lettura ad alta voce, capace di coinvolgere il bambino e di accompagnarlo in un mondo di significati in cui la parola ha un valore relativo, legato comunque all’intento che le consente di prendere forma.
Due i titoli di questi libri veramente diversi, nella concezione, dagli altri:
Tararì Tararera. Storie in lingua Piripù per il puro piacere di raccontare storie ai Piripù Bibi, edizioni Carthusa, 2006
Rulba Rulba. Una nuova storia in lingua Piripù per il puro piacere di raccontare storie ai Piripù Bibi, edizioni Carthusa, 2013

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