Mai più panico da influenza: il piano d'azione per curare i bambini e farli tornare a sorridere in fretta
Scopri come prepararti all’influenza invernale nei bambini: sintomi, prevenzione e consigli della pediatra per rafforzare l’immunità.
Con l’inverno alle porte e i primi sintomi respiratori già diffusi, la stagione influenzale si avvicina rapidamente. Molti bambini iniziano a manifestare tosse, raffreddore, febbre e spossatezza anche prima dell’arrivo ufficiale del virus influenzale. Ma come distinguere una semplice sindrome para-influenzale da una vera influenza stagionale? E soprattutto, come preparare i bambini piccoli, più vulnerabili, ad affrontare l’ondata virale in modo sicuro?
La Dottoressa Eleonora Lombardi Mistura, pediatra dell’Ats di Bergamo Ovest e docente presso la PRM Academy, sottolinea che l’influenza vera si distingue per la sua diffusione epidemica e per la combinazione di sintomi: infezioni delle alte vie respiratorie, raffreddore, tosse secca, febbre alta, brividi, mal di gola, mal di testa e dolori muscolari. Quando questi sintomi colpiscono un’intera comunità in poche settimane, è probabile che si tratti della vera influenza, e non di una semplice sindrome virale.
Secondo la Dottoressa Lombardi Mistura, la prevenzione inizia ben prima dell’arrivo dell’influenza, già in autunno, con una cura quotidiana dello stile di vita del bambino: “Un’alimentazione sana, attività fisica moderata ma regolare e tempo all’aria aperta rafforzano le difese naturali. Stare troppo tempo chiusi in casa, al contrario, non aiuta l’equilibrio fisiologico”.

Nel pieno della stagione influenzale, diventa essenziale adottare anche misure di igiene molto concrete: lavarsi le mani frequentemente, non toccarsi il viso con le mani sporche, coprirsi naso e bocca con il gomito quando si starnutisce, indossare mascherine in ambienti affollati e evitare contatti stretti con altre persone se si hanno neonati o bambini molto piccoli in casa.
Anche il lavaggio delle mucose nasali, spesso trascurato, è indicato per ridurre il rischio di infezioni, poiché il naso rappresenta una delle principali vie d’ingresso del virus.
Accanto a queste pratiche, resta importante il ruolo della vaccinazione antinfluenzale. Tuttavia, come ricorda la pediatra, la copertura del vaccino non è mai totale: “Il virus viene studiato mesi prima nell’altro emisfero e subisce mutazioni. Per questo può essere utile accompagnare il vaccino con trattamenti di supporto al sistema immunitario, per coprire anche le varianti”.
In questo contesto, la pediatra consiglia integratori come Omeogriphi di Guna, utile sia per la prevenzione che nella fase iniziale della malattia. La posologia suggerita prevede l’assunzione di un tubo a settimana da inizio autunno come difesa, mentre nei primi tre giorni di febbre è possibile arrivare a tre dosi giornaliere, seguite da una dose al giorno per altri tre giorni.
L’integrazione con vitamine (in particolare C e D) e lattoferrina può inoltre sostenere l’efficienza immunitaria nel periodo più critico.
Una volta passata la fase acuta, spesso i bambini vengono rimandati subito a scuola o al nido appena la febbre cala. Ma secondo la Dottoressa Lombardi Mistura, questa è una delle cause principali di ricadute: “Il corpo ha bisogno di riposo reale, perché le difese immunitarie restano basse anche per giorni dopo l’influenza. Un bambino in convalescenza non dovrebbe essere coinvolto in attività intense o troppo stimolanti”.
Il ritorno alla normalità deve essere graduale. In questa fase, è importante prestare attenzione anche all’alimentazione: servono proteine nobili, vitamine e sali minerali, soprattutto quelli contenuti in frutta e verdura di stagione, così come una corretta idratazione.
Bere almeno un litro e mezzo d’acqua al giorno è fondamentale per reintegrare i liquidi persi con la febbre o la sudorazione. La dieta deve restare leggera ma nutriente, sostenendo il recupero fisico e il ripristino dell’equilibrio immunitario.
Secondo la pediatra, il decorso medio dell’influenza è di circa una settimana, e affrettare i tempi di rientro sociale — per esigenze lavorative o scolastiche — rischia di prolungare l’intera stagione influenzale, sia per il singolo bambino che per l’intera comunità.
Cosa ne pensi